Chiesa e società: fazioni in lotta sulle coppie di fatto

Sui temi come le coppie di fatto il cardinale Martini invita la Chiesa a dare meno “ordini dall’alto” e a coltivare il dialogo, ma le fazioni cattoliche più retrograde non ne vogliono sapere…

ROMA – Sembra che in questo particolare momento per la Chiesa Cattolica tutte le occasioni siano buone per svilire, sminuire e relegare a vite di serie B, C, o peggio, le vite delle persone non eterosessuali, soprattutto se hanno una relazione di coppia e se (come avviene già in tante democrazie laiche avanzate, europee e non) il mondo politico discute se a queste relazioni dare un legittimo riconoscimento giuridico in quanto “formazioni sociali”, di cui parla l’articolo 2 della nostra Costituzione. Questa offensiva senza precedenti di pressing sociale e politico tende a far credere che concedere dei diritti ai conviventi non ‘regolarmente’ sposati finirebbe inevitabilmente per ledere la famiglia basata sul matrimonio. Visto l’avvicinarsi della Pasqua ora siamo al vero e proprio volantinaggio anti-Dico, o simili, lanciato a Roma con l’avallo di una nota del sempre attivissimo cardinale Ruini.

Il testo è quello “a difesa della famiglia” scritto dal cardinale Ennio Antonelli per la diocesi di Firenze nel quale si legge che “Rispetto alla famiglia, molto diversa è la posizione delle convivenze di fatto e delle coppie omosessuali. Esse non comportano assunzione di impegni e di doveri nei confronti della società. Si configurano piuttosto come un rapporto privato tra individui, analogo al rapporto di amicizia, per il quale nessuno si sogna di chiedere un riconoscimento giuridico. Non è giusto che abbiano gli stessi diritti della famiglia, dato che non hanno gli stessi doveri. Le loro esigenze dovrebbero trovare risposta nei diritti riconosciuti alle singole persone.” È, insomma, il solito vecchio degradante ritornello secondo il quale ogni relazione tra due persone che non produce figli non merita lo stesso rispetto e ‘status’ giuridico delle coppie etero sposate. Il che è un paradosso visto che un uomo e una donna magari ultracinquantenni possono tranquillamente sposarsi ed essere considerati famiglia a tutti gli effetti anche se, evidentemente, non si dedicheranno alla procreazione. Dove sta la differenza tra due coniugi sessantenni e una coppia omosessuale della stessa età, magari insieme da decenni?

Alla marcata rigidità su questi argomenti imposta dai vertici vaticani si è contrapposta la recente posizione del cardinale Carlo Maria Martini (nella foto)…

continua in seconda pagina

^d

Alla marcata rigidità su questi argomenti imposta dai vertici vaticani si è contrapposta la recente posizione del cardinale Carlo Maria Martini che, da Betlemme, si è augurato che la Chiesa cominci a “non imporre ordini dall’alto” e che assuma una posizione più conciliante in materia di diritti civili. “Credo che la chiesa italiana debba dire cose che la gente capisce, – ha detto Martini – non tanto come un comando ricevuto dall’alto, al quale bisogna obbedire perché si è comandati. Ma cose che si capiscono perché hanno una ragione, un senso. Prego molto per questo.” L’invito del cardinale si inserisce nel più ampio dibattito sui DiCo e simili ed è stato interpretato come un atto di comprensione e apertura verso le coppie di fatto, a fronte di chi invece si adopera affinché, col pretesto di sostenere le famiglie, si affossino i diritti civili di tutti coloro che, per scelta o impossibilità, non si sposano.

La posizione di Martini ha ricevuto il plauso del professor Stefano Ceccanti, cattolico e capo dell’ufficio legislativo del ministro delle Pari Opportunità ed estensore del ddl sui DiCo, che intervistato da Aprile OnLine ha appunto subito fatto un collegamento proprio con l’art.2 della Costituzione Italiana, dicendo che “Parla dei diritti e della tutela della persona nelle formazioni sociali dove cresce la personalità. Che rappresentano anch’esse dei valori per lo Stato anche se sono di formazione sociale diversa dalla famiglia fondata sul matrimonio. E qui Martini è importante perché riprende le varie sentenze della Corte costituzionale che hanno stabilito che anche le convivenze dotate di una certa stabilità meritano delle tutele. Perché un conto è la stabilità che è promessa col matrimonio, e lo Stato si impegna ad aiutare i coniugi, però c’è anche una stabilità non è promessa preventivamente e che è dimostrata da chi vive nelle convivenze. Queste convivenze sono di fatto, però anche lì c’è un valore di stabilità. Non c’è impegno a formare però c’è una stabilità dimostrata e per questo lo Stato deve approntare in questi casi dei diritti in rapporto alla stabilità dimostrata. Questo è quanto dice la Corte costituzionale e Martini, infatti, prima di arrivare a parlare in positivo spiega che questo è il punto di equilibrio che ha raggiunto la Corte costituzionale.”

Le parole del cardinale Martini non sono invece affatto piaciute negli ambienti più conservatori e filo-ratzingeriani del mondo cattolico. Il giornalista ultra-crociato Antonio Socci su Libero ha bacchettato il cardinale Martini scrivendo che la disobbedienza pubblica al Papa del cardinal Martini è “triste e inquietante”, mentre il vescovo di Como Alessandro Maggiolini è intervenuto oggi su Il Giornale ricordando quanto sia serio e grave essere “in dissonanza con la gerarchia ecclesiale in questioni gravi” e che la gente semplice, i fedeli, “sanno che quanto è superiore l’autorità ecclesiale a cui si disobbedisce, tanto più grave è la colpa che si commette.” Da entrambi un messaggio chiaro: quando l’alta gerarchia vaticana ordina si deve solo obbedire. (Roberto Taddeucci)

Donne

Renault Clio, il meraviglioso spot con una storia d’amore lesbica – video

130 secondi di pure emozioni arcobaleno. Vedere per credere.

di Federico Boni