Chiesa: “Meglio le unioni civili del matrimonio egualitario”

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Vaticano e Cei favorevoli, in silenzio, il DDL Cirinnà. Giovanardi e Sentinelle isolati.

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Più papisti del Papa (e dei vescovi). È questo che sarebbero gli organizzatori del Family Day, le Sentinelle in piedi e la Manif pour Tous, gli Adinolfi e i Gandolfini, gli Amato e le Miriano, ma anche i cattolici irriducibili di NCD e alcuni dello stesso PD. L’argomento, manco a dirlo, sono le unioni tra omosessuali e il DDL Cirinnà contro cui il fronte cattolico più oltranzista minaccia ulteriori mobilitazioni e in commissione Giustizia del Senato (dove la legge attende di essere discussa per arrivare poi in aula) i suoi rappresentanti politici garantiscono che non ci sarà alcun dietro front.

Secondo il retroscena ricostruito dal Giornale , infatti, la Segreteria di Stato del Vaticano e la stessa Cei avrebbero dato un ufficiosissimo via libera al testo in discussione, stepchild adoption incluse. E le ragioni sarebbero due. La prima è tutta interna agli equilibri della Chiesa. L’area che fa riferimento a Gandolfini, Adinolfi & co., infatti, trova i suoi rappresentanti ecclesiastici nei neocatecumenali (fondati dall’ormai tristemente famoso Kiko che dal palco del Family Day ha sostenuto che il femminicidio è colpa delle donne che lasciano i mariti, in estrema sintesi), i meno favorevoli al papato di Bergoglio visto come troppo aperto sulle questioni sociali. E più va avanti la discussione sulle unioni civili, con conseguenti proteste, più questa fazione acquista visibilità rischiando di fare apparire la Chiesa come spaccata e Bergoglio meno forte di quanto dovrebbe essere percepito.

UNIONI CIVILI, IL MALE MINORE

La seconda ragione è, invece, di natura diversa che possiamo sintetizzare così: considerate le continue sentenze dei tribunali e delle corti internazionali sulle questioni dei diritti delle coppie gay e lesbiche e delle loro famiglia, approvare il DDL Cirinnà rappresenterebbe il “male minore” rispetto al rischio che, a forza di sentenze e di input dagli altri paesi occidentali, si sia costretti ad estendere prima o poi il matrimonio anche alle coppie same-sex.

Questi sono i motivi, tra l’altro, per cui ufficialmente la Chiesa non ha dato alcun appoggio al Family Day né alle veglie delle Sentinelle o altre iniziative simili.

E mentre pare che Renzi possa dormire sonni tranquilli senza temere insurrezioni ecclesiastiche nel caso in cui il DDL Cirinnà passi (anche così com’è), in Parlamento il dibattito non accenna a placarsi. L’ultima trovata arriva dall’area cattolica del Pd capitanata da Fioroni che propone un emendamento alla riforma costituzionale in discussione per introdurre il referendum propositivo in modo che su quelli che si considerano “temi etici” si chiamino al voto gli italiani.

I CATTOLICI DEL PD VOGLIONO IL REFERENDUM

Un modo, non c’è dubbio, per tentare di allungare i tempi e rimandare il voto parlamentare. In un’intervista rilasciata ad Affari Italiani , Fioroni ha dichiarato: “Questi temi sono talmente circoscritti alla coscienza di ognuno di noi che penso sia giusto sottoporli al giudizio del popolo italiano. Affidiamo questi temi alla lungimiranza dei cittadini senza contrapposizioni ideologiche: non facciamo più il gioco delle ombre cinesi, la questione va presa di petto”. E al netto dei dati emersi dai tanti sondaggi fatti di recente sul tema, secondo cui la maggioranza degli italiani sarebbe favorevole non solo alle unioni civili, ma anche all’estensione del matrimonio, c’è una domanda che bisognerebbe porsi: è giusto mettere al voto i diritti? Ci pensate se negli Usa, alla fine degli anni ’60, avessero indetto un referendum per chiedere agli americani se volevano o no abolire la segregazione razziale (quando ai neri non era permesso neanche di votare)?

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