Chiuso il Torino Pride: il bilancio

Nella conferenza stampa di chiusura del Torino Pride 2006, alla presenza dell’onorevole Grillini, un bilancio trionfale di un anno di attività e la candidatura di Torino come sede dell’EuroPride 2011.

TORINO – Un bilancio trionfale del Torino Pride 2006 in tredici mesi di lavoro: ben 109 iniziative di cui 33 incontri e seminari, 17 iniziative teatrali e cinematografiche, 20 feste, 130-150.000 persone alla manifestazione del 17 giugno. «Mai come in questo momento è chiaro che alla base di impedimenti alle riforme c’è un fortissima base di omofobia, uscita fuori in modo esplicito attraverso mille affermazioni» ricorda l’organizzatore Enzo Cucco. «Affermare che l’omosessualità è contro natura e contro la famiglia è come dire che le donne sono inferiori e i lager nazisti non sono mai esistiti. È in gioco la struttura stessa dei rapporti tra Chiese e Stato e non solo i diritti di una minoranza. La parola d’ordine di questo Pride è stata ‘dialogo’ e per la prima volta nella storia di questo Paese una delegazione ufficiale del Pride ha incontrato un cardinale. Il gruppo ‘Fede’ continua a parlare con i rappresentanti della Curia. Abbiamo rinviato alla fine di ottobre un convegno su educazione e omosessualità. Siamo straordinariamente contenti di com’è andata e di come hanno risposto la città e le istituzioni. Possiamo dire che i tempi stanno cambiando. I prossimi appuntamenti sono nazionali, il 10 marzo per la manifestazioni sui diritti e il 9 giugno al Pride di Roma. Poi, forse, il 2011: ci piacerebbe molto candidare Torino come sede dell’EuroPride. Il Pride ha risparmiato: del budget di 450.000 euro non abbiamo utilizzato 110-120.000 euro che abbiamo restituito alla Regione».

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Giuliana Manica, assessore alle pari opportunità della Regione, ricorda «la proposta di un servizio all’interno dell’Assessorato contro tutte le discriminazioni in modo unitario e un tavolo di lavoro con tutte le istituzioni e le associazioni interessate».

«Sono state molte le adesioni» riassume il portavoce Elio Bresso «31 gruppi e associazioni locali, 139 rappresentanti di istituzioni, ben 559.000 citazioni su Google e 1.941.000 su Virgilio. Il costo generale è stato di circa 385.500 euro di cui 185.000 per l’allestimento di due grandi mostre sulle famiglie e sull’Aids e 31.000 euro per la manifestazione del 17 giugno coperta da risorse proprie del Comitato».

L’assessore Aurora Tesio della provincia di Torino aggiunge: «Abbiamo svolto un anno di lavoro di squadra in cui hanno collaborato Comune, Provincia e Regione col movimento glbt. Il 2006 è stato un anno eccezionale per Torino e il tema dei diritti emergeva su tutti».

«È la più grande partecipazione di massa a un Pride italiano dopo il World Pride a Roma» ha ricordato la portavoce Roberta Padovano. «Ed è la prima volta che un Pride ottiene un patrocinio da Comune, Provincia e Regione».

«Vorrei ringraziare il Comitato Pride per lo splendido lavoro fatto l’anno scorso e che continua a fare» continua l’assessore Marta Levi alla città di Torino. «Il 17 giugno resterà indimenticabile per la risposta credo un po’ inaspettata della città che ha mostrato di essere un passo più avanti della nostra classe politica. I Dico sono comunque un passo avanti per l’Italia».

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L’Onorevole Franco Grillini ha aggiunto: «Sono contento di venire almeno alla chiusura: un pessimo incidente di carattere traumatico mi ha impedito di partecipare fisicamente al Pride, ed è la prima volta che mi succede. Il Torino Pride ha smentito tutte le denigrazioni e le calunnie che si fanno in continuazione senza possibilità di replica in dibattiti e trasmissioni tv. I Pride servono e hanno cambiato la faccia politica e culturale di questo Paese ma la manifestazione di Torino è stata però ignorata dalle televisioni. Ogni anno scendono in strada per i Pride 20 milioni di persone nel Mondo. La questione omosessuale è diventata paradigmatica della battaglia più generale sui diritti individuali di libertà: ecco perché è centrale nel dibattito politico in Italia. Il disegno di legge dei Dico è molto modesto e ci vorrebbero almeno dieci modifiche per renderlo passabile».

«Questo Pride ha segnato un nuovo inizio per il movimento» ha concluso il segretario nazionale di Arcigay Aurelio Mancuso «Il fatto che ci sia stata questa collaborazione così forte con gli enti pubblici ci fa ben sperare che questo possa accadere anche in altre realtà ma voi siete un’isola felice in una situazione italiana molto complessa. Il provvedimento dei Dico è ben poca cosa e da modificare profondamente: per questo faremo la manifestazione del 10 marzo».

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(RS)