Cile: Chiesa contro campagna per sesso sicuro

Due canali tv di tendenze conservatrici – uno di proprietà della Chiesa cattolica – si sono rifiutati di trasmettere gli spot della settima campagna contro l’Aids organizzata dal governo cileno.

ROMA – “Da quando ho imparato a metterlo, lo trovo molto divertente”: è lo slogan di uno dei messaggi pubblicitari della settima campagna contro l’Aids organizzata dal governo cileno, che ha come protagonista il preservativo.

Come spiega il quotidiano spagnolo El Pais, la campagna è apparsa quanto meno audace in un Paese dove il divorzio esiste da appena un anno, gli omosessuali sono ancora discriminati socialmente e la regolamentazione per legge dell’aborto non è stata affrontata.

Per questo, due canali televisivi di tendenze conservatrici – dei quali uno di proprietà della Chiesa cattolica – si sono rifiutati di trasmettere gli spot; la stessa Conferenza Episcopale cilena ha affermato che la campagna a favore dei profilattici implica “un atteggiamento permissivo”, separando “la sessualità dalla sua dimensione procreativa”.

Il presidente della Conferenza, Alejandro Goic, ha affermato che “la sessualità sfrenata fa male alla società” e che se il denaro destinato a finanziare la campagna fosse destinato a rafforzare la famiglia, l’amore e la fedeltà “sarebbe meglio”.

La polemica, a due mesi dalle presidenzaili e legislative, è arrivata anche in Parlamento: la destra definisce la campagna conro l’Aids volgare e “un inno al profilattico”, ricevendo in cambio l’appellativo di “retrogradi” da parte della sinistra al governo, che chiede la distribuzione gratuita dei preservativi.

Come nel caso del divorzio, la polemica riguarda tuttavia più le elite politiche e culturali che la popolazione, dove la battaglia sembra da tempo decisa a sfavore dei conservatori: il 95% dei cileni, secondo un recente sondaggio, è favorevole all’uso del profilattico come misura preventiva; la società cilena, concludono i sociologi, sta cambiando più in fretta di quanto pensino i suoi dirigenti.