Cinema: la Mostra di Venezia avrà il suo “Leone Gay”

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Dal prossimo anno anche la Mostra del Cinema della Biennale di Venezia, come il Sundance Film Festival e Berlino, avrà un premio specifico per la migliore pellicola a...

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VENEZIA – Si è svolto nella mattina di venerdì 18 un incontro che dovrebbe portare dal prossimo anno la Mostra del Cinema della Biennale di venia, uno dei più importanti festival cinematografici d’Europa, ad avere un premio specifico per la migliore opera a tematica GLBT (Gay, Lesbica, Bisessuale e Transgender). L’organizzatore delle Giornate di Cinema Omosessuale Daniel N. Casagrande e il presidente onorario Arcigay e deputato dell’Ulivo Franco Grillini hanno incontrato Marco Müller, il direttore della Mostra, e Luigi Cuciniello, il direttore organizzativo del Settore Cinema della Biennale. È stato raggiunto un accordo di collaborazione tra l’associazione CinemArte, che organizza le settembrine Giornate di Cinema Omosessuale, e la Biennale in base al quale dall’edizione 2007 della Mostra del Cinema ci sarà un premio ufficiale collaterale per la migliore pellicola a tematica omosessuale, scelta tra tutte quelle che verranno presentate nelle varie sezioni, una sorta di Leone Gay che richiama in qualche modo l’Orso “gay” Teddy che già viene conferito da tanti anni al Festival del Cinema di Berlino. Anche un altro prestigioso festival internazionale come il Sundance ha un premio sulla tematica.
Daniel Casagrande ha spiegato che «L’accordo raggiunto con la Biennale prevede da parte dei selezionatori della Mostra del Cinema “una maggior attenzione e sensibilità nella scelta di film che trattino tali tematiche”, questo concretamente si tradurrà in una decina circa di opere, che affrontano (direttamente o indirettamente) storie, vicende o personaggi relativi alle diversità sessuali, disseminate nella varie sezioni: Orizzonti, Concorso, Fuori Concorso e Corto Cortissimo oltre a quelli che saranno presenti nelle Giornate degli Autori e nella Settimana della Critica.» Casagrande, che ha definito l’istituzione del premio «un traguardo importantissimo per la comunità GLBT italiana», ha anche voluto rassicurare Giovanni Minerba, organizzatore della più antica rassegna di cinema GLBT italiana, la torinese Da Sodoma a Hollywood, che teme un sovraffollamento in questo settore di nicchia. Secondo Casagrande «i tempi che distanziano le due manifestazioni (praticamente sei mesi) sono un’altra forma di garanzia affinché nessun film possa essere scippato a Torino, ma al contrario, Venezia potrebbe selezionare opere che per aprile non potevano essere ancora pronte e che sicuramente sarebbero ormai vecchie per l’edizione successiva.» Il direttore Marco Müller ricorda come la storia della Mostra del Cinema sia testimonianza «dell’apertura che la Biennale ha sempre dimostrato nei confronti della diversità.»
Diversità la cui visibilità continua ad essere intollerabile per taluni. A scagliarsi contro il nuovo premio gay l’ex parroco del Lido don Carlo Massari, allineato sulle posizioni più integraliste della Chiesa Cattolica, che ribadisce che l’omosessualità sarebbe «diseducativa in quanto è contro natura e quindi va anche contro la persona umana». Neanche stesse parlando (tanto per rimanere in ambito cinematografico) del demonio possessore dell’Esorcista.
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Dal mondo politico si leva, surreale, la presa di posizione della senatrice Maria Burani Procaccini, responsabile nazionale famiglia e minori di Forza Italia, che su questo premio ha dichiarato all’Ansa quanto segue: «(È) una forma di sensazionalismo sessista e razzista che travalica ogni requisito estetico e divide il Cinema secondo categorie di appartenenza sessuale, depotenziandone il suo messaggio intrinseco, l’ennesima brutta figura per la Mostra di Venezia. Mi chiedo – aggiunge Burani – se “Morte a Venezia” o alcuni film di Fassbinder per citare solo esempi di tanti film con un soggetto in cui l’omosessualità aveva un significato, siano da considerare capolavori, come io credo, di tutti i generi oppure prodotti di nicchia come intenderebbe far capire la scelta operata dalla Biennale. C’è un’aria torva di strumentalizzazione sessuale in chiave politica che è offensiva per la libertà e per le sue manifestazioni e che cerca di reggimentare la creatività artistica in una gabbia preconfezionata: una cosa inconcepibile e di chiaro stampo coreano.» Sulla presunta “aria torva di strumentalizzazione sessuale in chiave politica” e sullo “stampo coreano” preferiamo neanche commentare, sul resto ci si permetta solo di far notare che se ai tempi di Visconti e Fassbinder il Leone Gay fosse già esistito molto probabilmente lo avrebbero vinto proprio quelle opere a cui Burani fa riferimento definendole oggi come “capolavori”.
(Roberto Taddeucci)

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