CinemaSTop: il Festival di Cannes sarà un affare di donne (innamorate)

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Abbondano i film lesbici tra i 12 in corsa per la Queer Palm con giuria tutta al femminile

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Oggi dedichiamo l’intera rubrica CinemaSTop al Festival di Cannes (13-24 maggio) che, almeno sulla carta, si presenta molto queer con marcata prevalenza di importanti film lesbici. La giuria del tradizionale premio lgbt, la Queer Palm, organizzata dal giornalista Franck Finance-Madureira, sarà interamente composta da donne, e non è certo un caso: presidentessa eletta è l’attrice e regista americana di origini iraniane Desiree Akhavan, nota per la serie lesbica The Slope e per il film Appropriate Behaviour, anch’esso saffico, assai apprezzato al Sundance. L’affiancheranno Ava Cahen, direttrice della rivista Clap! e collaboratrice di Canal Plus, la giornalista belga Elli Mastorou, la produttrice franco-russa Nadia Turincev e l’attrice Laëtita Eïdo che appare sulla locandina del premio, realizzata dal fotografo Nicolas Menu. La vediamo contornata dall’attore Christophe Paou, emerso grazie al magnifico thriller naturista Lo sconosciuto del lago, e Sandor Funtek de La vita di Adele. Due anni dopo il trionfo di questo capolavoro lesbico già cult, la Palma d’Oro potrebbe andare a un’altra storia d’amore al femminile: il grande favorito è il melò anni ’50 Carol del grande Todd Haynes (Lontano dal Paradiso), tratto dall’omonimo romanzo di Patricia Highsmith, sulla passione proibita tra un’apprendista scenografa (Rooney Mara) che lavora come commessa in un grande magazzino durante il periodo natalizio, e un’annoiata moglie altoborghese insoddisfatta del proprio matrimonio (Cate Blanchett).

Il direttore del Festival di Venezia, Alberto Barbera, ci ha confidato di averlo visto a Los Angeles, lo considera “il migliore Todd Haynes, interpretato benissimo” e avrebbe fortemente voluto Carol al Lido ma, essendo già pronto da mesi, Todd Haynes non si è fatto sfuggire l’occasione di agguantare un premio sulla Croisette.

Un altro titolo molto atteso, inserito in extremis ieri tra le proiezioni di mezzanotte, è l’immancabile film scandalo, il sulfureo Love di Gaspar Noé (Irréversible) sul triangolo erotico tra due giovani donne e un uomo. Gli altri film in concorso per la Queer Palm – in tutto dodici – sono Marguerite et Julien di Valérie Donzelli, inserito anche nella competizione ufficiale, su una storia vera d’incesto tra fratello e sorella nel 1600 (gli attori ‘ozoniani’ Jérémie Elkaïm e Anaïs Demoustier), da cui François Truffaut voleva già trarne un lungometraggio; l’atteso doc Amy di Asif Kapadia sulla compianta Amy Winehouse, ricco di materiale inedito; la possibile sorpresa Dope di Rick Famuyiwa su un ragazzo nerd californiano che viene iniziato alla droga. Quattro prostitute di Marrakesh che subiscono violenze e umiliazioni sono invece le protagoniste di Much Loved di Nabil Ayouch. L’opera prima del franco-turco Deniz Gamze Erguven è incentrata sulla ribellione di un gruppo di ragazze in un villaggio rurale. Dalla Semaine de la Critique ci saranno Les Deux Amis di Louis Garrel, su una comparsa cinematografica che s’innamora di una ragazza che tutte le sere torna in carcere per finire di scontare la sua pena, mentre la sparizione di alcuni soldati in Afghanistan è il punto di partenza di Ni le ciel, ni la terre diretto da Clément Cogitore.

Nella sezione laterale ACID troviamo ben tre film: nel drammatico De l’ombre il y a di Nathan Nicholovitch un travestito francese 45enne vive a Phnom Penh, capitale della Cambogia, dove lavora col nome d’arte di Mirinda al Blue Bar. La conoscenza di una ragazza che cercherà di restituire alla famiglia d’origine gli cambierà la vita. Nel curioso documentario Pauline s’arrache d’Emilie Brisavoine troviamo un padre di famiglia con la passione per i tacchi a spillo mentre l’ineffabile Carmen Maura sarà indiscussa star ne La Vanité di Lionel Baier su un architetto altezzoso che decide di ricorrere all’eutanasia assistita ma l’incontro con un giovane prostituto metterà in discussione il suo progetto letale.

I cortometraggi in corsa per il prestigioso riconoscimento lgbt sono i seguenti: Le Repas dominical di Céline Devaux (Francia), Locas Perdidas di Ignacio Juricic Merillan (Cile), Victor XX di Ian Garrido Lopez (Spagna), Kung Fury di David Sandberg (Svezia), Rate Me di Fyzal Boulifa (Gran Bretagna), The Fox Exploits The Tiger’s Might di Lucky Kuswandi (Indonesia) e Ramona di Andrei Cretulescu (Romania).

Nessun titolo italiano, ahimé, ma la nostra presenza a Cannes – rigorosamente etero – sarà corposa grazie alla cinetrinità in concorso formata da Nanni Moretti col suo commovente Mia Madre, Youth – La Giovinezza di Paolo Sorrentino (dal trailer sembra il seguito de La Grande Bellezza, ambientato però in un centro termale alpino) e il racconto fantasy Il racconto dei racconti di Garrone, tratto dalla raccolta di novelle barocche e fiabesche Lo cunto de li cunti ovvero lo trattenimento de peccerilli (l’intrattenimento dei piccoli) dell’autore napoletano Giambattista Basile, vissuto a cavallo tra ‘500 e ‘600. Al Certain Regard si vedrà anche il doc Louisiana – The Other Side su una comunità di emarginati formata da ex combattenti traumatizzati, adolescenti drogati e madri indigenti. Alla Semaine de la Critique sono stati selezionati il lungometraggio Mediterranea di Jonas Carpignano, su due ragazzi africani immigrati illegalmente in Italia, e il corto Varicella di Fulvio Risuleo.

È in programma anche un ‘Marché Queer’ il 17 maggio, una sorta di punto d’incontro di tutti i professionisti d’ambito cinematografico interessati alle tematiche lgbt.

La Queer Palm sarà assegnata sabato 23 maggio alle ore 22 in una cerimonia organizzata nello stiloso club-ristorante cannense Silencio.

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