Cingalesi accoltellati a Firenze: “Mi chiamavano finocchio”

Svolta nelle indagini sui due cingalesi accoltellati in pieno centro a Firenze. L’assassino ha confessato: «Li ho uccisi perché da anni mi chiamavano “finocchio”».

Lo avevano etichettato come omosessuale e le ingiurie di anni gli avevano minato i nervi: l’altra sera si è vendicato. «Li ho uccisi perché da anni mi chiamavano "finocchio"». Così Chaminda Atula Kumara Hetti Arachchige, nato a Wattala (Sri Lanka) nel 1975, ha spiegato l’omicidio dei due connazionali avvenuta in una strada del centro di Firenze.

Per il suo legale «è un gesto annunciato. Mi aveva detto più volte di farli smettere o si sarebbe fatto giustizia da sé. È uno schizofrenico e andava curato». L’ uomo, fermato ieri sera, ha confessato il duplice omicidio e ha raccontato ai carabinieri la sua verità: «Da anni venivo chiamato finocchio, mi tastavano i genitali. Non ce l’ho fatta più». Ieri al ristorante ancora offese, sono tornato a casa, ho preso un coltello, sono tornato lì e li ho uccisi».

In Italia dal 2005, badante di un anziano dal quale nel 2009 aveva ereditato l’appartamento, Kumara era bersaglio dei suoi connazionali i quali pensavano che lui avesse avuto una relazione con il vecchietto per ottenere la casa. Una situazione che si protraeva da tempo e alla quale Kumara aveva più volte reagito fino a quando, nel 2008, prese una spada e un coltello e ferì leggermente due molestatori. Per questo venne arrestato. Kumara aveva chiesto aiuto al suo avvocato, Stefano Bertini. «Falli arrestare – aveva detto l’uomo al legale – altrimenti ci penso io».

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Per Kumara, al quale avevano diagnosticato una sindrome schizofrenica, il suo legale aveva anche richiesto il trattamento sanitario obbligatorio. «Non so se è stato curato come doveva», dice Bertini che ha preannunciato una richiesta specifica al pm titolare dell’inchiesta. Ai carabinieri che l’hanno individuato grazie ad alcune testimonianze e arrestato con l’ accusa di omicidio volontario, ha detto «non ce la facevo più» ed ha raccontato il duplice omicidio.

«Rohama e Nisantha (le due vittime) mi avevano preso in giro. Dicevano che ero una vergogna, che ero finocchio e che dovevo andare via dall’Italia. Erano gelosi perché avevo una casa, dicevano che ero andato a letto col nonno per averla. Sono anche andati a letto con la mia compagna che per questa storia mi aveva lasciato alcune settimane fa. Sono andato a casa, ho preso il coltello, che avevo comprato per difendermi, sono tornato lì e li ho pugnalati. Poi sono tornato a casa, mi sono cambiato, ho preso un nunchaku (un’arma cinese) e sono uscito ad aspettare l’ arrivo di altri connazionali che mi volevano fare del male». Invece sono arrivati i carabinieri.