Cirinnà: “Contro il muro dell’ostruzionismo sono pronta a tutto”

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Pronti all'aula senza relatrice: "Qui parliamo della vita delle persone. Basta giocare".

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Pronti ad andare in aula senza relatrice, pur di superare il muro che il ddl Cirinnà si è trovato davanti in Commissione Giustizia. A parlare è la stessa relatrice del testo che a Gay.it racconta come contro le unioni civili si sia scatenata una vera e propria cavalleria messa in campo da Ncd e Forza Italia che hanno chiamato a supporto senatori di altre commissioni.

Cosa succede, senatrice?

Succede che hanno chiamato i rinforzi. Ogni senatore della commissione che ha presentato un emendamento può fare aggiungere la firma anche di altri colleghi che non sono in commissione. Questi, pur non avendo diritto di voto, possono illustrare gli emendamenti e, quello che sta creando più problemi, proporre riformulazioni. Significa che possono prendere la parola, chiedere che le riformulazioni siano messe ai voti, anche “per parti separate”, ovvero frase per frase. Un ostruzionismo tecnico molto, molto pesante che svilisce il ruolo della commissione e che è ingiusto nei confronti della maggioranza che si è costruita sul testo base di questa legge che in questo modo non è messa in condizioni di arrivare a licenziare il testo e portarlo in aula. È chiaro che vogliono colpire il testo e colpire me.

Quindi l’ipotesi di andare in aula senza relatrice si fa sempre più realistica?

Sì. Siamo consapevoli che portare il testo in aula senza che sia stato approvato, emendamenti inclusi, dalla Commissione è una cosa complicata perché la relatrice conosce il testo a memoria, ha seguito e curato tutta l’evoluzione e il dibattito e questo facilita e accelera il dibattito. Ma se questo è il modo per superare il muro che ci hanno messo davanti, lo faremo. Lo ha ribadito Renzi ieri alla riunione con i senatori e anche la ministra Boschi a Otto e Mezzo.

Questo allunga i tempi.

In aula possiamo confidare su tanti strumenti che in commissione non abbiamo, per snellire tutto, compreso il famoso canguro. Anche i tempi possono essere più brevi perché contingentati dall’assemblea dei capigruppo. Certo ci sarebbe una discussione generale difficile da controllare, ma può durare una o due giornate.

In aula verrà messa alla prova la responsabilità dei singoli senatori, ma io sarò molto chiara: qui c’è in gioco la vita delle persone, delle loro famiglie, il futuro di tanti bambini e non ci si può permettere di giocare con la vita delle famiglie.

Questa è una riforma attesa da vent’anni e non possiamo più aspettare. Siamo andati in aula senza relatore con la Buona Scuola, con la legge elettorale e altre leggi. Se c’è la volontà politica si fa. E la volontà c’è.

Il parlamento deve dimostra di essere un luogo dove le cose si fanno o avremo deluso il desiderio di modernità del paese e il diritto di migliaia di persone e delle loro famiglie di uscire dall’ombra. Io sono pronta a tutto.

Quando potrebbe succedere questo?

Ci avviciniamo a due settimane complicate, per l’aula. C’è la terza lettura della riforma del Senato che va in terza lettura. Intanto, cercheremo di andare avanti il più possibile con il voto in commissione. Dalla settimana prossima, abbiamo chiesto di fare le notturne e devo riconoscere che il presidente Nitto Palma si sta comportando da arbitro imparziale, nel dibattito. La prossima seduta è domani, poi ci saranno quella di martedì e mercoledì prossimi.

L’accordo con il M5S regge?

Assolutamente sì. Hanno una posizione limpidissima e di estrema lealtà.

Dal centrodestra avanzano contestazioni citando la Costituzione.

Noi ci stiamo muovendo assolutamente nei termini previsti dalla Carta Costituzionale. Abbiamo ancorato il testo

all’articolo 2 e non al 29 (quello sul matrimonio, ndr). Ma vorrei ricordare loro che in Spagna, dove la Costituzione, al contrario della nostra, prevede espressamente che il matrimonio è contratto tra un uomo e una donna, il governo ha portato in parlamento la legge sul matrimonio egualitario ed è stato approvato.

Basta giocare con le vite delle famiglie. Non è un caso che a portare in aula questo testo sia una senatrice eterosessuale, sposata e con quattro figli. Io sto dalla parte delle famiglie diverse dalla mia che hanno la stessa dignità e gli stessi diritti della mia. Questo sarà un paese migliore quando anche gli eterosessuali si renderanno conto che è una battaglia che riguarda tutti e che non devono essere solo i gay e le lesbiche a battersi per i loro diritti come se fossero in un ghetto.

di Caterina Coppola

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