Clero omofobo: Ruini tuona ancora contro le coppie gay

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Ruini mister no: no all'eutanasia, no all'accanimento terapeutico, no ai Pacs, no alle unioni di fatto. Il solo matrimonio è quello etero perché porta figli. Ma solo gli...

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ROMA – Con un tempismo che dimostra ancora una volta quanto la Chiesa cattolica “non” voglia intromettersi nella vita politica dello Stato italiano il cardinale Camillo Ruini è tornato oggi a parlare di unioni civili e coppie omosessuali. Lo ha fatto, parlando ai vescovi proprio nel giorno in cui alla Camera varie formazioni politiche del centro destra hanno presentato le loro mozioni volte a sbarrare la strada a ogni possibile forma di riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto. Secondo Ruini di legiferare in questo campo (come hanno già fatto gran parte degli stati dell’Unione Europea) non ci sarebbe alcun bisogno in quanto i diritti dei conviventi e dei loro figli eventuali sarebbero già assicurati dal «diritto comune». Dunque non ci sarebbe necessità di «creare un modello» legislativo che «configurerebbe qualcosa di simile a un matrimonio, dove ai diritti non corrisponderebbero uguali doveri». Ruini sostiene che «la grande maggioranza» di unioni di fatto eterosessuali pensa comunque al matrimonio mentre «le assai meno numerose coppie omosessuali in buona parte vogliono a loro volta rimanere un fatto esclusivamente privato e riservato; altre invece sembrano costituire il principale motore della pressione per il riconoscimento legale delle unioni di fatto, con cui intenderebbero aprire, se possibile, anche la strada per il matrimonio.» Lascia a bocca il riferimento ruiniano al fatto che le coppie conviventi omosessuali sono «assai meno numerose». È banalmente ovvio che lo siano, visto che le persone omosessuali costituiscono circa il 5% della popolazione. Ma in quale democrazia degna di questo nome essere minoranza implica avere meno possibilità, diritti e protezioni da parte dello Stato di quelle concesse agli altri cittadini? Niente da fare. No su tutta la linea. Per Ruini «Una simile rivendicazione» (il riconoscimento legale delle coppie gay, ndr) «contrasta con fondamentali dati antropologici e in particolare con la non esistenza del bene della generazione dei figli, che è la ragione specifica del riconoscimento sociale del matrimonio».
La replica: «Due coniugi eterosessuali sessantenni sono una famiglia, anche se non sono più in grado di generare figli. Una coppia di giovani sposi è una famiglia anche se non desidera bambini. Una coppia sterile sposata che non può avere bambini è comunque una famiglia. Lo sono da sempre, e lo sono per la legge italiana, checché ne dica il cardinal Ruini» dice il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, al presidente dei vescovi italiani, secondo cui le coppie gay non sono famiglie perché non possono procreare.
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«Perché l’amore gay fa paura alla Cei? – si chiede Lo Giudice – Perché la casta celibe dei vescovi italiani preferirebbe cacciare nell’invisibilità le coppie dello stesso sesso? Cosa c’è di antropologicamente naturale in questa ossessione omofoba? La furia integralista anti-gay del capo dei vescovi italiani lo spinge a sminuire la dignità di tante famiglie, anche eterosessuali, che rimangono tali, anche se non hanno figli o non possono più averne. Nessuno si sarebbe mai sognato, qualche tempo fa, di mettere in discussione che due anziani coniugi siano una famiglia, anche se non hanno fatto figli insieme, o anche se non possono più farne. Forse che il matrimonio decade con la menopausa? Sostenere che c’è famiglia solo dove si fanno figli è una falsità sul piano giuridico, ancor prima che sul piano umano. Noi continuiamo a sostenere che ci sia famiglia dove ci sono amore e responsabilità, dove c’è un progetto di vita insieme tra due persone che si amano. Non è del resto vero – conclude Lo Giudice – che le famiglie gay e lesbiche non facciano figli. La più ampia indagine mai realizzata in Italia sulla popolazione omosessuale e bisessuale, finanziata dall’Istituto superiore di sanità e condotta nel 2006 da Arcigay, ha evidenziato che, sopra i 40 anni, circa un gay e una lesbica su quattro sono genitori, quasi sempre biologici.» (Roberto Taddeucci)

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