Colin Firth vestito da George Falconer in A Single Man per Genius

“Sono pronto a indossare un mankini”. Ecco Max Perkins, literary agent delle StarLetterate

Ed è subito delirio. Siamo pronti per la conferenza stampa del film a massimo tasso di stelle della Berlinale e siamo già alla prova di velocità. Corrono tutti come forsennati, dal Berlinale Palast all’Hotel Hyatt, dopo la proiezione del discreto Genius di Michael Grandage, biopic romanzato sulla vita del massimo agente letterario mai esistito, Max Perkins (giusto per dire qualche nome: Hemingway, Scott Fitzgerald, Thomas Wolfe). Proprio sul rapporto con quest’ultimo a cui fece tagliare fino a 90.000 parole per Look Homeward, Angel – interpretato appassionatamente da Jude Law – si concentra il preciso film con qualche problema di ritmo interno nella prima parte, ma ben recitato e con una confezione da prodotto hollywoodiano che gli farà fare strada. Megacast: il protagonista è Colin Firth, sua moglie Laura Linney, Nicole Kidman è la moglie di Perkins, Hemingway è interpretato da Dominic West e Fitzgerald da Guy Pearce, fascinosissimo dal vivo. Una concentrazione di stelle raramente vista alla Berlinale che causa un muro di fotografi assiepati in piedi in prima fila, ammassamenti ai lati, spintoni. La prima delusione è la mancanza di Nicole Kidman, ingiustificata. Il moderatore spiega che è concessa una sola domanda a testa e se possibile breve. Parte la corsa al microfono.

Tutte le persone in piedi sono pregate di accalcarsi sul fondo della sala, riescono a parlare solo quotidiani e periodici, la conferenza stampa è stringatissima. Quando qualcuno gli fa notare che indossa un abito simile alla sua precedente interpretazione di George Falconer in A Single Man di Tom Ford risponde, ironico:

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Sono disposto a fare tutto in un film: anche a indossare un mankini. Parkins mi intriga perché tiene tutto dentro, coccola il mistero di chi non riesce a esprimersi se non attraverso le parole di altri. Così delega al vulcanico Wolfe la voce delle proprie emozioni”.

Per Jude Law il ruolo è antitetico, e la complementarietà dei due personaggi ne fa una coppia credibile: ma rendere la letteratura cinematografia è difficilissimo (solo Gus Van Sant con Finding Forrester e Rob Reiner con Misery ci sono riusciti compiutamente) e il film soffre di una chiusura intrinseca che fa a pugni con la spettacolarità indotta dal cast di stelle.

Tom ambiva a trovare dentro di sé una voce originale – spiega Jude Lawe profetica rispetto alle modi letterarie del tempo, aveva immense capacità di scrittura. La sfida più ardua per me e, credo, anche per Colin è stata di aderire alla loro velocità di pensiero. Questi due grandi talenti avevano un’abilità intellettuale pazzesca, difficile da riprodurre. Abbiamo dovuto provare molto”.

Un po’ meglio, sempre in concorso, per l’originale versione postmoderna dellaLisistrata di Aristofane, Chi-Raq di Spike Lee, una sorta di rilettura in chiave nigger-rap del classico della letteratura greca su un gruppo di donne che fa lo sciopero del sesso per indurre i mariti a rinunciare a fronteggiarsi. Ecco quindi una piantina dell’America in stile Dogville divisa in tre coi colori della bandiera francese e una Chicago criminale con i nomi dei quartieri al posto della mappa. L’esercito di Spartani diventa un manipolo di criminali hip-hop tutti gingilli e pistola che si fronteggia a ritmo di rap con leonesse a tutta criniera, finendo per arrivare al Generale supremo con tanto di tank su cui c’è scritto Invidia del Pene e scontro finale come un wrestling da letto trasmesso in tv alla stregua di un War Reality. A un certo punto, in una discoteca, sembrano apparire due coppie, una gay e una lesbica, che il proprietario inorridito vuole cacciare: sono invece due singole persone che baciano sé stessi.

Originale, innovativo formalmente soprattutto per innesti simil-news che gli conferiscono un’aria da diretta tv ai confini della realtà, è prigioniero dell’altezza del suo modello, la Lisistrata originale, e ha parzialmente deluso le aspettative: Spike Lee si rimette però in discussione – ed è un bene – dopo gli ultimi lavori già dimenticati, Miracolo a Sant’Anna e Old Boy.

Roberto Schinardi