Colombia: riconosciute le coppie gay conviventi

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La Corte Costituzionale ha esteso anche alle coppie dello stesso sesso, conviventi da almeno due anni, gli stessi diritti patrimoniali sinora esclusivamente garantiti a coppie uomo-donna. Il Papa....

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BOGOTA’ – La più alta corte della Colombia ha nei giorni scorsi sancito che le coppie omosessuali conviventi da lungo tempo potranno godere dello stesso trattamento patrimoniale riservato alle coppie eterosessuali. La Corte Costituzionale ha eliminato le specifiche “uomo e donna” contenute in normative riguardanti le coppie di fatto (in Colombia già riconosciute sin dal 1990) e ha quindi stabilito che una coppia gay che si separi dopo aver convissuto per almeno due anni dovrà dividere equamente i beni accumulati in quell’arco di tempo. In caso di morte il/la partner convivente riceverà l’intera eredità, mentre finora tutto quanto andava ai familiari.
La notizia è stata naturalmente accolta con grande soddisfazione dalla minoranza omosessuale del paese (stimata in almeno tre milioni di persone): la direttrice dell’associazione GLBT Colombia Diversa Marcela Sanchez (nella foto), ha definito la decisione della corte «un gran passo avanti a favore dei diritti delle coppie di fatto gay, che arriva con 17 anni di ritardo rispetto a quelle eterosessuali». Per contro esponenti reazionari e ultra conservatori hanno paventato chissà quali cataclismatiche conseguenza, arrivando ad affermare che ciò «creerà un terzo sesso che finirà per pretendere tutti i diritti degli eterosessuali, con seri problemi per le finanze e la stabilità morale del Paese!» Addirittura.
Oggi Benedetto XVI, incontrando il nuovo ambasciatore della Colombia presso la Santa Sede, Juan Gomez Martinez, e ben sapendo del DDL sui “DiCo” in Italia, non si è certo lasciato scappare l’occasione per ribadire che «È necessario appellarsi alla responsabilità dei laici presenti negli organi legislativi, nel governo e nell’amministrazione della giustizia, affinché le leggi esprimano sempre i principi e i valori che sono conformi al diritto naturale e che promuovano l’autentico bene comune.» Un “autentico bene comune” dal quale, emerge ancora una volta, i pari diritti delle persone omosessuali vanno sempre accuratamente lasciati fuori. (Roberto Taddeucci)

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