Orlando e l’amore aumentato: le struggenti parole dei sopravvissuti spiegano perché ora siamo più forti

Una poesia e una lettera per liberarsi da un peso insopportabile, per raccontare ciò che è successo quella notte, per dire perché, nonostante tutto, l’amore non ha perso. L’amore è aumentato.

Le parole più impressionanti e toccanti sulla strage di Orlando, compiutasi nella notte tra sabato 11 e domenica 12 giugno, in un locale frequentato dalla comunità LGBTQI, ci arrivano dalle testimonianze dei sopravvissuti. Parole vive, in presa diretta, che raccontano, col corpo e la mente ancora sconvolti, ciò che mai avrebbe dovuto accadere. Vi offriamo qui in particolare le prime due che si stanno diffondendo in queste ultime ore. Una poesia e una lettera, rispettivamente di una ragazza riuscita a nascondersi nei bagni del locale e di un ragazzo uscito un minuto prima che scoppiasse l’inferno. Questi racconto sono, secondo noi, il modo più rispettoso e delicato per comprendere la portata del dramma vissuto da questi giovani e giovanissimi ragazzi, che ha provocato, lo ricordiamo, la morte di 49 persone e il ferimento di altre 53. Alcuni dei sopravvissuti della strage al Pulse raccontano che Omar Mateen rideva mentre gli ostaggi lo imploravano di non ucciderli. “Rideva, e quel suono rimarrà nella mia testa per sempre”, ha spiegato alla Cnn Norman Casiano, 25 anni. “Era pura malvagità”, ha aggiunto, spiegando che il killer sembrava addirittura soddisfatto, perché stava portando a termine il suo obiettivo. Un altro ragazzo ha raccontato invece di aver sentito Mateen mentre chiamava il 911 (il pronto intervento americano) per dichiarare la sua fedeltà all’Isis.

Patience Carter sopravvissuta al massacro nel locale gay a Orlando ieri, durante una conferenza stampa, ha letto la struggente poesia che ha scritto in ospedale per esprimere il groviglio di sentimenti che le si agitano dentro. “La colpa di essere vivi è pesante” è il titolo che Patience ha dato ai suoi versi, versi in cui racconta come ci si sente a essere usciti vivi da un incubo che ha tolto la vita a molti altri ragazzi, tra cui anche alla sua amica Akyra. La giovane, 20 anni, era appena arrivata in vacanza a Orlando il giorno del massacro e si è salvata nascondendosi nel bagno, tra i detriti e i corpi delle vittime. Ora è ricoverata per le ferite causate dai proiettili che l’hanno raggiunta alle gambe. I sentimenti espressi dalla ragazza sono abbastanza diffusi da chi esce vivo da una tragedia: la “sindrome del sopravvissuto”, di cui un celebre esempio fu la vicenda umana e letteraria di Primo Levi, comporta forti sensi di colpa per non aver fatto abbastanza, una sorta di trauma della buona sorte. Ecco la toccante poesia di Patience e il video in cui lei stessa ne legge i versi durante la conferenza stampa all’ospedale di Orlando.

La colpa di sentirsi grati di essere vivi è pesante.

Voler sorridere per essere sopravvissuti ma non sapere se gli altri sono pronti per accettarlo.

Mentre il mondo piange, le vittime uccise e brutalmente uccise, io mi sento in colpa perché urlo per il male alle gambe.

Perché non mi sento per niente come i 49 che non sono stati così fortunati da sentire questo mio dolore. 

Pensavo che una cosa del genere non potesse mai succedere.

Pensavo che i miei occhi non avrebbero mai assistito a qualcosa di così tragico.

Vedere l’anima lasciare i corpi delle persone.

Vedere il mitra dell’assassino alla mia destra.

Vedere su ogni faccia sangue e detriti.

Vedere i piedi del cecchino sotto la cabina mentre camminano.

La colpa di sentirsi fortunati di essere vivi è pesante.

È come il peso delle pareti dell’oceano che si infrangono inarrestabili.

È come essere trascinati nell’erba con una gamba distrutta e buttati nel retro di una Chevy.

È come essere catapultati all’ospedale e sentirsi dire che ce la farai quando di fianco a te c’è gente a cui la vita è stata brutalmente tolta

La colpa di essere vivi è pesante.

Un’altra importante e commovente testimonianza di quella notte al Pulse è la lettera aperta che Francisco, un 21enne di Orlando che si trovava nel club proprio un minuto prima che Omar Mateen facesse irruzione nel locale, ha scritto rivolgendosi proprio all’attentatore.

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Fortunatamente, uno dei suoi amici per evitare la confusione dell’uscita collettiva gli ha proposto di uscire prima dal locale. Una decisione che gli ha salvato la vita, ma che non ha fatto altrettanto con Stanley, un altro caro amico di Francisco, rimasto ucciso nel blitz di Mateen. Ecco la sua intesa lettera all’uomo che ha sconvolto la comunità LGBTQI mondiale.

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Sono un giovane ragazzo gay nato nel New Jersey e cresciuto a Orlando. Amo i miei amici, amo i miei genitori, sono mezzo portoricano, mezzo domenicano, ho 21 anni  e alle 2 a.m. di domenica mattina, tu mi hai quasi ucciso.

Frequento il Pulse a Orlando perché lì mi sento a mio agio e posso essere me stesso. Molti dei miei amici erano lì quella notte, compreso il mio amico Stanley. Non rivedrò mai più Stanley. Me l’hai portato via. 

Sabato notte c’era la serata latina e c’era aria di festa per il Puerto Rican Day Parade. Era una serata figa, il locale era pieno di vita, amore, balli e – prima che arrivassi tu – gioia pura. 

Io e i miei amici siamo arrivati al Pulse verso le 23. Frequentavo il locale ormai da qualche anno, a Orlando è un bel posto in cui lasciarsi andare ed essere veramente se stessi.  Abbiamo avuto un weekend fantastico e avevamo pianificato di stare fino alla chiusura, ma il mio amico Vincent ha avuto come la premonizione di uscire prima per non trovare ressa, visto che il locale stava chiudendo.

Il mio amico Vincent mi ha salvato la vita.

Dall’altra parte della strada, un momento dopo essercene andati, abbiamo sentito l’inizio degli spari. Sembravano petardi. Eravamo terrorizzati. Abbiamo visto gente che ci correva attorno, qualcuno saltava le staccionate. Non avevamo idea dell’incubo infernale che si stava consumando e al quale eravamo appena sfuggiti. 

Qualche minuto dopo essercene andati, senza renderci conto di quanto quei minuti preziosi fossero, è iniziato il massacro. 

“La peggior sparatoria sul suolo degli Stati Uniti“.

“Il peggior attacco terroristico dall’11 settembre”.

Vi prego, diciamo le cose come stanno: “il peggior attacco – all’amore – sul suolo degli Stati Uniti”.

Edward, Stanley, Luis, Akyra, Luis, Juan, Eric, Peter, Kimberly, Eddie, Enrique, Anthony, Jonathan, Yilmary, Cory, Mercedez, Deonka, Miguel, Jason, Darryl, Jean Carlos and Luis Daniel, Oscar and Simon, Shane, Amanda, Martin, Gilberto, Javier, Tevin, Alejandro, Franky, Xavier, Joel, Juan, Luis, Juan, Jerald, Leroy, Jean, Rodolfo, Brenda, Christopher, Angel, Frank, Paul, Antonio, Christopher, Geraldo…

Questi uomini e queste donne ti erano sconosciuti. Ognuno di loro aveva un dono prezioso, una grazia salvifica che tu non potresti mai e poi mai avere. Questo è chiaro. So che avevi un figlio e una moglie e un padre e una madre, ma non avevi quello che avevano loro. Non avresti mai potuto averlo. Quello che è successo non sarebbe mai successo se tu l’avessi avuto. 

Ma Omar, hai fallito. 

Hai provato a massacrare l’unica cosa che non potrai mai distruggere nella nostra comunità. Mai. 

Non puoi toglierci il nostro amore.

È più forte di qualsiasi altra cosa esista al mondo.

Ho 21 anni ora ma ho fatto coming out quando ne avevo 16. Ricordo le mie parole esatte: “Mamma…sono gay”. La violenza ha fatto parte della mia vita per tanto tempo. A partire dalla quinta elementare mi hanno preso in giro e mi chiamavano frocio e ho dovuto combattere per la dignità e l’orgoglio tutta la mia vita. Ma in quel momento, quando mi sono dichiarato a mia madre, lei mi ha guardato, e lei lo sapeva. Potrei dire che l’ha sempre saputo, e mi amava così tanto. Mi ha guardato come per dirmi che mi avrebbe amato per sempre. 

“Okay, e?”, mi ha risposto mia madre.

E…a lei non cambiava niente. Mi vedeva come suo figlio. Mi vedeva come mi ha sempre visto. Mi vedeva con gli occhi dell’amore che guariscono e trasformano. 

Mi dispiace che non hai avuto una cosa del genere nella tua vita. Altrimenti, non vedo come avresti potuto così tanto volermi uccidere.

Come conseguenza del fatto di essere quasi morti, dell’essere sfuggiti a malapena alla tua ira, io e i miei amici abbiamo camminato in giro come zombie tutto il giorno. Siamo sopravvissuti, ma ora ci restano solo domande. Che cosa facciamo adesso? Perché sono ancora qui? Com’è potuto accadere? 

E ovviamente – perché, perché, perché ci odiavi in questo modo? 

So che c’è una sola risposta. Ogni volta che mi faccio queste domande, è l’unica cosa che ha senso logico in tutto questo mare di devastazione, cuori spezzati e dolore. 

Penso a Eddie Justice che si è seduto al bagno e ha mandato quesi messaggi terrificanti: “Morirò. Mamma, ti voglio bene”.

La violenza lo circondava ma lui ha trovato l’amore. 

Omar, siamo più forti del tuo odio. Lo saremo sempre. 

Eddie non è sopravvissuto. Stanley non è sopravvissuto. Edward non è sopravvissuto. Luis non è sopravvissuto. Akyra non è sopravvissuta. Luis non è sopravvissuto. Juan non è sopravvissuto. Eric non è sopravvissuto. Peter non è sopravvissuto. Kimberly non è sopravvissuta. Eddie non è sopravvissuto. Enrique non è sopravvissuto. Anthony non è sopravvissuto. Jonathan non è sopravvissuto. Yilmary non è sopravvissuta. Cory non è sopravvissuto. Mercedez non è sopravvissuta. Deonka non è sopravvissuta. Miguel non è sopravvissuto. Jason non è sopravvissuto. Darryl non è sopravvissuto. Jean non è sopravvissuto. Carlos e Luis Daniel non sono sopravvissuti. Oscar e Simon non sono sopravvissuti. Shane non è sopravvissuto. Amanda non è sopravvissuta. Martin non è sopravvissuto. Gilberto non è sopravvissuto. Javier non è sopravvissuto. Tevin non è sopravvissuto. Alejandro non è sopravvissuto. Franky non è sopravvissuto. Xavier non è sopravvissuto. Joel non è sopravvissuto. Juan non è sopravvissuto. Luis non è sopravvissuto. Juan non è sopravvissuto. Jerald non è sopravvissuto. Leroy non è sopravvissuto. Jean non è sopravvissuto. Rodolfo non è sopravvissuto. Brenda non è sopravvissuto. Christopher non è sopravvissuto. Angel non è sopravvissuto. Frank non è sopravvissuto. Paul non è sopravvissuto. Antonio non è sopravvissuto. Christopher non è sopravvissuto. Geraldo non è sopravvissuto.

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