Colpo di scena: giudice di Grosseto impone nuovamente trascrizioni gay

Hanno fatto di tutto per fermarli ma, per la seconda volta, giudice da ragione alla coppia

Il matrimonio tra l’architetto Giuseppe Chigiotti e il caporedattore della cultura del Corriere della Sera Stefano Bucci deve essere nuovamente trascritto. Se ricordate i loro nomi, non è per colpa di Déjà vu. Si tratta in effetti della coppia balzata agli onore delle cronache protagonista della cosiddetta “Sentenza di Grosseto” che ad aprile 2014 aveva sentenziato l’obbligo del Comune di registrare il loro matrimonio celebrato a New York.

LA VICENDA

La sentenza, definita “storica” dal mondo lgbt, fece da apri-fila a numerose iniziative di sindaci che autonomamente (senza la sentenza di un giudice come nel caso appena citato) hanno iniziato a trascrivere nei registri comunali i matrimoni di coppie omosessuali celebrati all’estero.

Un primo stop arrivo arrivò nel settembre dello stesso anno quando la sentenza di Grosseto fu annullata a causa di un vizio procedurale. Poi, nell’ottobre 2014, arrivò ai primi cittadini di tutta Italia la tristemente famosa circolare di Alfano con l’indicazione di cancellare le trascrizioni di matrimoni dello stesso sesso già eseguite.

LA NUOVA SVOLTA

Oggi a Grosseto si scrive una nuova pagina di storia. La coppia Chigiotti-Bucci in questi mesi non si è persa d’animo ed è tornata in tribunale ottenendo nuovamente giustizia: il loro matrimonio verrà registrato, per la seconda volta.

“Siamo davvero contenti – ha commentato uno degli sposi – perché al di là della nostra vicenda personale, i giudici hanno dimostrato che in Italia esiste ancora un’idea di giustizia che dà speranza a questo paese”

“La vicenda di Grosseto la dice lunga su quanto sia arrogante e di retroguardia la battaglia antigay di Alfano – commenta il senatore PD Sergio Lo Giudice – Mentre esponenti del suo partito manifestano in piazza contro i diritti di gay, lesbiche e trans a fianco di Forza Nuova e i suoi parlamentari invitano in Senato associazioni che insultano le coppie gay e lesbiche paragonandole ad amori bestiali o all’Isis, il Ministro dell’interno utilizza con protervia il suo ruolo per alimentare conflitti istituzionali con i Comuni e i Tribunali in nome di una cieca ideologia antimoderna ed antieuropea. Alfano deponga la spada e la cotta del crociato e si occupi finalmente dei bisogni degli italiani”.