COME ABBIAMO VISSUTO IL PRIDE

Due coppie hanno partecipato al Pride di Roma e ci hanno scritto le loro sensazioni. E noi le vogliamo condividere con voi.

Questa è Roma: intrigante, vanitosa, millenaria; c’è sempre un sole avvolgente e a giugno è pure piena di americani. E questi siamo noi: due coppie partite da Mantova per trascorrere un weekend e farsi illuminare e scaldare insieme a tutti coloro (e ai colori) che da ogni parte d’Italia e del mondo sono arrivati nella capitale per il Pride.

Sarah e Francesco non hanno esitato un secondo ad accogliere l’invito di Pietro e Davide, convinti che esserci, oltre che importante per tutti i cittadini, avrebbe significato diventare diretti testimoni di una manifestazione che è andata al di là di ogni aspettativa umana, sociale, numerica e soprattutto al di là dell’orientamento sessuale di ogni persona presente.

È nata una sintonia straordinaria, quella spesso ignorata dai massmedia, che unisce le persone. Non c’è omo, etero o trans. Eppure è il Pride 2007 (e non Gay Pride 2007) proprio per confrontare e successivamente valorizzare, al di là delle classificazioni, le rispettive e rispettosissime differenze tra individui senza categorizzare o, peggio ancora, ghettizzare.

Questo aspetto così profondo ci è capitato di viverlo tra noi quattro che, prima di partire, avevamo condiviso soltanto alcuni fugaci momenti di conoscenza, offerti da un reciproco impegno in ambito sociale.

Alle 16 di un "Sabato pomeriggio" tutt’altro che baglioniano, a Piazzale Ostiense veniamo accolti da un fiume di persone pronte a percorrere km di strade e storia, con uomini, donne, genitori e bambini, coppie di ogni tipologia che continuano ad aggregarsi al corteo durante il percorso per giungere in San Giovanni. Quando, a 300 mt dall’arrivo ci arriva la notizia che la Piazza è stipata e che probabilmente non riusciamo ad entrarvi, i sorrisi e i colori diventano ancora più accesi e il clima generale sa di festa e politica, di intrattenimento e riflessione. Siamo positivamente sbalorditi, completamente circondati da centinaia di migliaia di persone che riconoscono quanta poca parità, dignità e laicità ci sia in questa Italia che abitiamo. E siamo a Roma, siamo nella culla delle istituzioni, nella città che ospita lo Stato Vaticano, siamo in Piazza San Giovanni, in uno dei pochi teatri all’aperto dove la folla annulla la finzione perché è lì a manifestare per i diritti di tutti.

Dopo il corteo, il nostro Pride è proseguito in modo imprevisto: la serata ci attendeva ad una Festa di chiusura della manifestazione fino all’alba alla quale avevamo programmato di partecipare ma gli interventi, le testimonianze e i racconti delle persone che avevamo ascoltato e incontrato durante il corteo ci hanno talmente galvanizzato e in alcuni casi commosso che, giunti all’appartamento che ci ospitava, in maniera spontanea abbiamo cominciato a raccontare di noi, delle nostre esperienze.

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Ne è uscito un confronto straordinario che ci ha piacevolmente liberati di ogni pudore e retaggio culturale. Ci siamo trovati a dialogare, ad esprimere anche intimamente quello che sentivamo, raccontando molto di noi, arrivando alla conclusione che i nostri rapporti di coppia vivono dei medesimi  slanci, accarezzano e godono delle stesse gioie e sono caratterizzati da preoccupazioni in comune. L’evento del Pride, così speciale ed insolito, ha quasi paradossalmente stimolato un dialogo sulla nostra quotidianità dove non sono feste o comizi a renderci uniti. Piuttosto, nella vita di tutti i giorni ci troviamo faccia a faccia con lavoro, casa, scadenze economiche da rispettare e soprattutto,  vivendo un rapporto di coppia, esprimiamo i nostri sentimenti anche permettendoci di sognare un futuro insieme da poter realizzare.

Della cronaca di ciò che è accaduto durante il Pride se ne è parlato in maniera più o meno estesa e con punti di vista diversi. Ci premeva però condividere in questa sede la nostra esperienza. Siamo tornati a casa con una speranza più forte, con la sensazione che la difesa della libertà, come valore assoluto parte, prima di tutto, dall’espressione di sé nel rispetto degli altri, al di là di ogni retorica, ingerenza, omologazione e pregiudizio.

Pietro Casarini

Sarah Maistrello

Davide Provenzano

Francesco Zucchi

Foto: digayproject