Fa coming out dopo il matrimonio, respinto l’annullamento chiesto dalla moglie

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Per la Corte di Cassazione non costituisce un motivo valido dopo 14 anni di nozze e una figlia.

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Avere un marito gay non basta per ottenere la nullità del matrimonio: per i giudici c’è l’ostacolo della“convivenza duratura”.

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una moglie che voleva il riconoscimento della nullità del suo matrimonio, già convalidata dal Tribunale Ecclesiastico dell’Emilia-Romagna, a causa dell’omosessualità del marito.

L’uomo e la donna sono stati sposati per quattordici anni, di cui sette dopo la consapevolezza dell’orientamento omosessuale di lui, avvenuta dopo il concepimento di una figlia. Per gli “ermellini” anche in questo caso vale il principio per cui non si possono considerare come mai avvenuti i matrimoni durati almeno tre anni, un principio utilizzato per scoraggiare gli “annullamenti facili”.

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La Corte di Cassazione a Roma.

Contro la nullità del matrimonio il marito aveva fatto ricorso alla Corte di Appello di Bologna, che nell’aprile del 2017 gli aveva dato ragione e aveva dichiarato l’inefficacia del verdetto ecclesiastico per contrarietà all’ordine pubblico italiano.

Con la sentenza 11808, la Cassazione ha convalidato la decisione dei magistrati bolognesi, “Avendo accertato che la convivenza dei coniugi si era protratta per quattordici anni, i primi sei o sette dei quali si erano estrinsecati in una condotta oggettiva coerente con la unione coniugale”.

Il reclamo della donna è finito nel cestino con tanto di condanna a pagare 5.100 euro per le spese legali sostenute dal marito.

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