Conferenza famiglia, politici al massacro di quella gay

Carrellata di interventi alla prima giornata della Conferenza sulla Famiglia che doveva essere aperta da Berlusconi. Sit in di protesta all’esterno: “Famiglie, né di papi né dei papi”.

Il sit in – Si è aperta con le contestazioni delle associazioni gay e dei Radicali la Conferenza nazionale della famiglia che fino al 10 novembre a Milano riunira’ le principali istituzioni, associazioni ed enti locali intorno al tema del futuro della famiglia in Italia e che avrebbe dovuto essere inaugurata da Silvio Berlusconi. "Basta la famiglia del bunga bunga""Famiglie, né di papi né dei papi", questi gli slogan dei manifestanti che hanno protestao per l’esclusione della famiglia gay dall’assise nonostante il sottosegretario Roccella avesse invitato esponenti del movimento gay a prendere la parola.

I ministri – Ai microfoni si sono anzi succeduti i ministri del Governo

che hanno attaccato la famiglia gay promettendo inveve incentivi per quella "procreativa". Il ministro per il Welfare Sacconi ha infatti annunciato "aiuti alle coppie sposate" perchè "le politiche pubbliche che si realizzano con benefici fiscali sono tarate sulla famiglia naturale fondata sul matrimonio e orientata alla procreazione". Dopo le polemiche che la dichiarazioni aveva sollevato, Sacconi ha parzialmente corretto il senso delle sue parole aggiungendo: Ho citato la Costituzione: mi sono limitato agli articoli 29, 30, 31. "Le politiche pubbliche si occupano della famiglia naturale basata sul matrominio e della natalita’, piu’ in generale, anche fuori dal matrimonio, ovviamente". "Non sono mica nazista".  Prima di lui il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi si era detto preoccupato per come le biotecnologie e la procreazioni assistita potessero minare l’identità dei figli nati in provetta. Il ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, parlando con i giornalisti, aveva detto di non credere al giro di escort che frequenterebbe le ville del presidente del Consiglio.

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Concia: mi hanno impedito di parlare – "Il penoso spettacolo che

alcuni ministri stanno dando alla Conferenza sulla famiglia di Milano – dichiara l’on. Anna Paola Concia, deputata del PD – conferma che questo appuntamento è ben lontano dall’essere un luogo di confronto e di riflessione sulle problmeatiche vissute dalle famiglie italiane, e si sta trasformando nel solito patetico e discriminatorio spot governativo, tutto finalizzato al recupero di parte di un voto cattolico schifato dalle recenti vicende e affermazioni del presidente del Consiglio. "Ai Sacconi, ai Giovanardi, alle Roccella e a tutti gli altri come loro – ha concluso Concia – voglio dire che le famiglie omogenitoriali non sono un’invenzione dei gay, ma una realtà, il turismo procreativo non è un articolo di giornale, ma un fatto vero, tutto ciò contro cui blaterano non sono storie, ma uomini, donne, bambini, figli, famiglie che oggi non hanno diritti ma ai quali lo Stato deve dare risposte e diritti. E non sara’ certo impedirmi di parlare alla Conferenza sulla famiglia, come ha appena fatto la sottosegretaria Roccella, a cambiare questa realtà".

Grillini: falso l’invito della Roccella – "L’invito che mi ha rivolto il

sottosegretario Roccella per partecipare alla Conferenza sulla famiglia sa tanto di presa in giro – denuncia Franco Grillini responsabile per i diritti civili dell’Italia dei Valori – perché la segreteria del convegno ha detto picche". "Avevamo apprezzato – precisa Grillini – la volontà di dialogo di Roccella e l’avevamo presa sul serio, dando la disponibilità a partecipare alla Conferenza a patto che avessi modo di intervenire in plenaria ed esporre le proposte e le idee di chi vuole il riconoscimento di tutte le forme familiari. Ma ci eravamo sbagliati perché la segreteria del convegno, a cui ci siamo rivolti per la partecipazione, ha risposto picche. Evidentemente, Roccella voleva solo fare una boutade propagandistica, visto l’imbarazzo per la mancata partecipazione del presidente del Consiglio".

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Le reazioni delle associazioni gay – "È particolarmente grave –

spiega Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay e Francesca Polo, presidente nazionale di Arcilesbica – il veto di parola all’associazionismo gay che viene da questa conferenza istituzionale e che, per questo, dovrebbe rappresentare tutti i cittadini. Nel discorso di apertura di Francesco Giorgino si è voluto addirittura sottolineare l’inesistenza di una declinazione al plurale delle famiglie italiane contro ogni realtà del Paese e a conferma del fatto che la conferenza, pur essendo pagata da tutti, si rivolge solo ad una parte della società italiana e a Oltretevere".

"Non ci possono imporre un modello di famiglia" aggiunge Giuseppina La Delfa, presidente di Famiglie Arcobaleno, associazione di genitori omosessuali.

"Sono molto in imbarazzo", spiega Rita e Santis, presidente Agedo, associazione di genitori, parenti amici di omosessuali. "Perché le istituzioni permettono di dilaniare letteralmente la mia famiglia. Ho cinque figli, quattro etero e uno gay: questa conferenza rappresenta solo una parte della mia famiglia e non l’altra e questo è molto imbarazzante per un genitore. Di più, mentre questo stato pretende che io viva con una pensione da fame, a questa conferenza assisto ad uno spreco di risorse immane e ad una retorica che insistendo sulla tradizione riporta l’Italia al tempo del ventennio fascista".