Congresso della Famiglia, il presidente della regione Veneto Luca Zaia lo difende: ‘non vedo omofobi’

“Io non tolgo nessun patrocinio, pur condannando l’omofobia senza se e senza ma”. Così Luca Zaia sull’imminente congresso di Verona.

Tra gli esponenti della politica italiana che prenderanno parte all’imminente Congresso Mondiale della Famiglia, che si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo, ci sarà anche Luca Zaia, leghista nonché attuale presidente della regione Veneto.

Ex nistro delle politiche agricole alimentari e forestali nel governo Berlusconi IV, Zaia, che è presidente della regione Veneto dal lontano 2009, ha confermato il suo patrocinio all’evento scaligero, ribadendo la propria presenza.

Sono stato invitato, nella mia veste di rappresentante delle istituzioni e in tale veste interverrò all’apertura di venerdì. Porterò i saluti della Regione e la mia posizione sul rispetto della donna, come autrice della sua vita. Io non tolgo nessun patrocinio, pur condannando l’omofobia senza se e senza ma. Ma non tollero il processo alle intenzioni, che vedo fare da tanti, nell’ampio dibattito che ho letto: prima sentiamo cos’hanno da dire le persone. Il mio è un approccio asettico. Ho cercato le presunte dichiarazioni a cui si è accennato, ma qualcuno mi deve dire dove e chi sarebbero gli omofobi. Fermo restando che se qualcuno farà dichiarazioni fuori dai binari, sarò il primo a condannarlo.

Evidentemente ha cercato male, il signor Zaia, visto e considerato che il palco di Verona sarà calpestato da più e più oratori omofobi, a partire dai colleghi di partito Matteo Salvini, Simone Pillon e Lorenzo Fontana. Ma volendo ampliare il discorso ai relatori esteri, come non criticare la presenza di Alexey Komov, ambasciatore russo del World family congress presso l’Onu secondo cui in Russia non ci sarebbe omofobia; di Brian Brown, presidente dell’International organization for the family, secondo cui le “pulsioni omosessuali si possono riparare”; abbiamo poi Katalin Novak, ministra della Famiglia del governo ungherese guidato da Orban e il presidente della Moldavia Igor Dodon, che ha ben precisato di non essere il “presidente dei gay, perché loro dovrebbero eleggere un loro presidente”; c’è infine la parlamentare ugandese Lucy Akello, che vorrebbe la pena di morte per gli omosessuali.

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Se Zaia non ravvede tracce di omofobia in simili affermazioni, c’è chiaramente un problema di fondo.