Sciopero della fame contro il governo italiano: ritiri il patrocinio al Congresso della Famiglia

Un dottorando italiano di 29 anni che vive a Seattle, Giordano Conticelli, sfida i ministri della Repubblica.

Tra una settimana prenderà vita il criticato Congresso Mondiale sulla Famiglia di Verona, con annesso patrocinio governativo confermato dal Ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, e un giovane ha deciso di agire con una forma di protesta estrema. Lo sciopero della fame.

Giordano Conticelli, 29enne PhD student in storia dell’arte alla University of Washington di Seattle che suona il violoncello, nato ad Orvieto, prima studente a Roma e infine a Milano, dove ha lavorato presso La Triennale per poi trasferirsi negli States. “Cerco di viaggiare il più possibile e di conoscere più culture possibili, ma non c’è nulla di più bello di ritornare in Italia. Magari quando non c’è il congresso sulla famiglia“, ci fa sapere con un velo di malinconica ironia, prima di annunciare la drastica scelta fatta.

Non fregherà nulla a nessuno. Ed è giusto così“, esordisce Giordano. “Ma oggi ho iniziato lo sciopero della fame. Ho deciso che non mangerò finché non verrà tolto il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri al Congresso di Verona sulla Famiglia. Lì c’è l’emblema della Repubblica Italiana, che si fonda sui valori di rispetto, di tolleranza, di uguaglianza e di libertà. Valori che lo Stato ha il dovere morale di promuovere, non di reprimere. In una democrazia ognuno è libero di esprimere le proprie idee (a differenza dei regimi totalitari dove il dissenso è represso), ma se queste idee sono un esplicito insulto ai valori di libertà, di rispetto e di tolleranza, pilastri della nostra Repubblica, tutto ciò non può avvenire con il supporto dello Stato. Vedere quel logo è un insulto alla nostra storia. È un’offesa al nostro futuro.

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Difficile dargli torto, dinanzi ad una polemica che da settimane viene dibattuta, tanto sul web quanto sui giornali e nelle aule parlamentari, eppure quel vergognoso patrocinio è ancora lì, in bella mostra, come pura e indecente forma di provocazione. Se la protesta dovesse ampliarsi, tramutandosi magari in ‘catena di sciopero’, il dibattito potrebbe ulteriormente rafforzarsi. “La coscienza mi impone di proseguire finche’ l’organismo me lo consente. Ma sono ben felice di supportare la catena! Non so come potrebbe partire pero’…”, risponde sui social Giordano a chi gli chiedeva se volesse dar dar vita ad uno sciopero di ‘massa’. E allora facciamola partire, questa catena.