Alcune considerazioni sul decreto ponte per le unioni civili

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Abbiamo interpellato Angelo Schillaci di articolo29 sulla parte del decreto transitorio appena pubblicata. Ecco alcuni commenti a caldo.

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Il Corriere della Sera ha pubblicato da qualche ora quello che sembra essere un estratto dal “decreto transitorio per la tenuta dei registri negli archivi di stato civile”, il cosiddetto decreto ponte sulle unioni civili. Non è ancora il tempo di dare giudizi definitivi, ma il giurista Angelo Schillaci di articolo29.it ha provato a fare alcune considerazioni su ciò che possediamo finora. Ripubblichiamo qui il testo, tratto dalla loro pagina Facebook.

1. C’è la cerimonia, anche se disciplinata in modo scarno e minimale, il che lascerà spazio all’autonomia delle singole amministrazioni comunali. Ma è una cerimonia, ed è pubblica. E si prevede in ogni caso che l’ufficiale dia lettura dei commi 11 e 12. Si prevede che le parti abbiano lo status di “unita/o civilmente”, anche sui documenti.
2. Le unioni civili dovranno essere iscritte in un registro separato e provvisorio, da costituire entro cinque giorni dalla pubblicazione del decreto. Ciò crea perplessità, ma sul piano strettamente tecnico. Sul piano sostanziale, poco cambia (almeno a prima lettura).
3. L’art. 8 del decreto prevede che i matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all’estero vengano trascritti nel registro (provvisorio) delle unioni civili. Ciò comporta una degradazione del matrimonio estero, sul piano formale, ma garantisce che lo stesso produca immediatamente gli effetti dell’unione civile. Sempre ai sensi dell’art. 8, lo straniero, per potersi unire civilmente in Italia, dovrà presentare un nulla osta delle autorità consolari, dal quale risulti che nulla osta all’unione civile secondo le leggi cui è sottoposto. Ciò potrebbe creare problemi agli stranieri provenienti da paesi nei quali le unioni omosessuali non siano riconosciute, o peggio nei quali l’omosessualità sia repressa penalmente. Meglio sarebbe stato limitarsi a prevedere una attestazione di stato libero, o inserire una clausola di salvaguardia per questi casi.
4. Sullo scioglimento, andrà letta la norma, ma per quello che si evince dall’articolo, non si capisce perché si parli di convenzione tra le parti ai sensi del DL 132/14: quel tipo di convenzione presuppone la separazione personale che, come sappiamo, per le unioni civili non è prevista. E’ un profilo che andrà approfondito, sulla base del testo.
5. Non è chiaro se il decreto conterrà le formule per la costituzione, l’iscrizione e le annotazioni, o se queste dovranno essere adottate con successivo decreto del ministro dell’Interno.
6. La sensazione è che si sia raggiunto un difficile punto di equilibrio, che non umilia le coppie che intendono unirsi civilmente (e ci mancherebbe pure!), ma che – almeno a prima lettura – non esplora tutte le potenzialità antidiscriminatorie della legge, ed in particolare del suo ben noto comma 20. Per tutto questo, fortunatamente, ci saranno i decreti legislativi che dovranno essere adottati entro dicembre, su proposta del Ministro Orlando: il decreto “ponte” resterà infatti in vigore, per sua espressa affermazione, fino alla data di entrata in vigore dei decreti legislativi di cui al comma 28 della legge. 

Una questione sulla quale sicuramente si discuterà è quella della formula con la quale si indicherà lo stato civile: “unito/a civilmente”. C’è chi afferma che sottolinei ancor di più la differenza col matrimonio, ma Schillaci ribatte: “È l’unico modo valido e possibile di definire l’unione civile, pertanto non può che essere questo. Piuttosto la questione è un’altra e riguarda la privacy: una dicitura del genere sul documento d’identità rivela in modo implicito la propria omosessualità”.

Ritorneremo sulla questione non appena il decreto ponte verrà pubblicato nella sua interezza.

Ecco il testo del decreto ponte per le unioni civili LEGGI > >

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