Consiglio di Stato annulla il foglio di via alla drag queen

Aveva ricevuto un foglio di via da Sassari perché la polizia lo aveva trovato in macchina vestito da donna. Ma stava andando ad uno spettacolo. Il Consiglio di Stato: “Provvedimento illegittimo”.

Dopo le numerose umiliazioni a cui era stato sottoposto, finalmente esulta Michele Cicogna, in arte Nikita Balli. Il Consiglio di Stato ha infatti sospeso il provvedimento con cui il Questore aveva probito al ragazzo toscano di recarsi nella città di Sassari per tre anni. La drastica decisione era stata presa dopo che le forze dell’ordine, che quella notte stavano compiendo dei raid anti prostituzione, avevano trovato Cicogna fermo nella sua macchina e in abiti femminili. A nulla servirono le spiegazioni: «Sono una drag queen, devo fare uno spettacolo in discoteca», aveva detto Cicogna ai Carabinieri. Il ragazzo su portato in caserma e passò la notte insieme alle prostitute, quelle vere, arrestate nel corso dei raid notturni.

«Il Consiglio di Stato – spiega il legale che ha seguito il caso di Cicogna, l’avvocato del foro di Sassari Pietro Diaz – ha ritenuto che fosse illegittima e infondata la decisione del TAR che aveva rigettato la nostra richiesta di sospensione del foglio di via. I giudici hanno annullato la decisione di primo grado e hanno sospeso il provvedimento, che quindi è come se non fosse mai stato emesso».

Adesso, ci sarà un terzo grado di giudizio. «Ma il TAR – dice l’avvocato Diaz – dovrà per forza tenere conto della decisione del Consiglio di Stato secondo cui il foglio di via è illegittimo. Siamo quindi ottisti. Nel frattempo Michele Cicogna può tornare a Sassari quando vuole».

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Del caso di Nikita Balli si erano occupati i deputati radicali eletti nelle liste del PD. Con un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro degli Interni, al Ministro della Giustizia e al Ministro delle Pari Opportunità gli onorevoli chiedevano quali mai siano stati gli elementi in base ai quali si è ritenuto che il ragazzo fosse una persona talmente pericolosa da dover subire un provvedimento di limitazione della propria libertà lungo, addirittura, tre anni.