Coppia gay aggredita a Roma per un bacio su Ponte Garibaldi

Due ragazzi che si stavano baciando venerdì notte su Ponte Garibaldi sono stati aggrediti e picchiati. La prognosi è di 25 giorni per uno e di 10 per l’altro.

Ancora un’aggressione omofoba a Roma. La vittima, un “giovane attivista dell’associazione Luiss Arcobaleno”, come si legge in un comunicato del Circolo Mario Mieli, è stato insultato e preso a calci e pugni nei pressi di Ponte Garibaldi, mentre era in compagnia di un altro ragazzo. Ad aggredirli sarebbero stati degli stranieri, a quanto pare russi.

Entrambi i ragazzi sono stati feriti: il primo ha riportato la frattura del setto nasale e varie ecchimosi, per un totale di 25 giorni di prognosi. Il secondo se l’è cavata con 10 giorni di prognosi e due punti di sutura al labbro.

Sul luogo è intervenuta la polizia che, però,non è arrivata in tempo per fermare gli aggressori.

“Era una bestia -ha raccontato il 24enne che preferisce restare anonimo – che ci ha preso di punta. Mai vista tanta violenza gratuita”. Secondo il racconto fatto dal ragazzo al quotidiano romano, lui e l’altro giovane si stavano semplicemente baciando su Ponte Garibaldi quando, intorno alle tre di notte, un gruppo di italiani e stranieri che passava di lì per caso ha cominciato ad insultarli violentemente.

In un primo momento il gruppo sembra allontanarsi, ma uno di loro, che secondo la vittima potrebbe essere russo, torna indietro e li aggredisce prendendoli entrambi a pugni in faccia. Altri due del suo gruppo tentano di bloccarlo e suggeriscono alla coppia di allontanarsi. Quando la violenza sembrerebbe essere finita e l’aggressore si allontana, i due chiamano polizia e soccorsi, ma l’uomo torna indietro deciso a finire il lavoro iniziato. Prima che arrivasse la polizia, però, nessuno si è fermato ad aiutare i due.

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“Purtroppo in poche settimane siamo costretti a denunciare l’ennesima violenza ai danni di due ragazzi gay in pieno centro a Roma – scrive in una nota il Circolo Mieli -. Se c’è chi crede di potere intimidire e costringere un’intera comunità a tornare nell’ombra e nella paura si sbaglia di grosso”.