Coppie gay: battaglie legali in Italia, Irlanda e USA

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Con la politica spesso arretrata o imbrigliata in tradizionalismi confessionali le coppie gay e lesbiche sempre più spesso si rivolgono ai tribunali per fare valere i loro diritti.

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LATINA – Antonio Garullo e Mario Ottocento, la coppia di gay italiani sposatisi a l’Aja, in Olanda, il 1° giugno 2002 non si arrendono e ricorreranno in Cassazione. In luglio la corte d’appello di Roma aveva confermato la decisione del primo grado e dunque persiste la mancata trascrizione del loro atto matrimoniale nei registri dello Stato Civile italiano. I due comunque hanno deciso, con il loro avvocato Alessandro Mariani, di non arrendersi e di andare avanti nella loro battaglia per vedere riconosciuto valido anche qui il loro matrimonio. Una questione attinente ai valori di uguaglianza sociale e parità tra cittadini che sono uno dei punti cardini della carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. All’orizzonte, infatti, c’è l’Europa: nel caso in cui anche la Cassazione dovesse rigettare la loro istanza alla coppia non rimarrebbe che rivolgersi alla Corte di Giustizia Europea di Strasburgo.
DUBLINO – Ann Louise Gilligan e Katherine Zappone sono due donne che si sono sposate a Vancouver, in Canada, tre anni fa. L’Irlanda, come l’Italia, uno dei pochissimi paesi europei che ancora non riconosce in nessun modo le unioni tra persone dello stesso sesso, per cui il loro matrimonio non viene riconosciuto. Nella cattolicissima Irlanda addirittura sino al 1993 l’omosessualità era illegale, sebbene le coppie gay e lesbiche siano moltissime. Finora anche loro si sono scontrate con il sistema legale irlandese ma hanno deciso di «andare avanti a qualunque costo» per vedersi trattata al pari di ogni altra coppia sposata del paese, anche a fini pensionistici. «Siamo felicemente sposate – ha dichiarato Zappone – e non riusciamo a capire perché il governo non ci voglia riconoscere un diritto sacrosanto».
PROVIDENCE, Rhode Island – Thomas Connolly, un giudice della Corte Superiore del Massachusetts, ha riconosciuto il diritto di una coppia gay a vedersi concessa la licenza matrimoniale. La coppia, del piccolo stato del Rhode Island, era ricorsa alla giustizia dopo che la loro richiesta di potersi sposare in Massachusetts, dove è possibile farlo, era stata respinta dalle autorità perché la legge sul matrimonio di Rhode Island utilizza i termini “marito” e “moglie” e dunque sottintende che siano un uomo e una donna a doversi sposare. Il giudice Connolly ha dunque stabilito che la coppia in questione può contrarre matrimonio in Massachussetts ma questo non significa che tale atto verrà ritenuto valido dal loro Stato di provenienza. «Ho ampiamente spiegato che solo il legislatore o una corte di Rhode Island può decidere se il matrimonio tra due persone dello stesso sia valido a Rhode Island», ha dichiarato Patrick Lynch, consulente legale del governo (Attorney General). In definitiva la decisione si poggia sul fatto che Rhode Island non ha una specifica costituzionale, una legge o un precedente legale che determini che il matrimonio omosessuale non è consentito. In varie nazioni dunque le battaglie legali sui matrimoni gay sono destinate a continuare a lungo.
(Roberto Taddeucci)

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