Coppie gay: in Spagna appello alla Corte Costituzionale

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La comunità spagnola chiede l'intervento dell'Alta Corte per scongiurare il pericolo abrogazione delle leggi sulle nozze e sull'adozione. Intanto, in Inghilterra appello ai preti e in Australia...

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La Spagna del Partito Popolare E’ allarme nella comunità lgbt spagnola dopo l’elezione alla presidenza del conservatore Mariano Rajoy, cattolico e molto vicino ad ambienti ecclesiastici. La paura, paventata già durante la campagna elettorale, è che il Partito Popolare adesso abolisca le leggi a favore delle persone lgbt approvate dal governo Zapatero, prime fra tutte le nozze e le adozioni. Per questa ragione, il movimento spagnolo si è appellato alla Corte Costituzionale.  perché confermi il loro diritto al matrimonio. Quello che la Felgtb, la federazione che difende i diritti dei gay e dei transessuali, chiede è che la Corte metta fine alla "grande insicurezza e incertezza" provocata dalla vittoria del Partito popolare nelle elezioni del 20 novembre scorso.

Il Partito popolare di Mariano Rajoy, che presenterà giuramento quale nuovo premier spagnolo il prossimo 21 dicembre, nel 2006 presentò ricorso alla Corte costituzionale contro la legge approvata l’anno precedente, che istituiva il matrimonio per le coppie omosessuali. Il timore che adesso, sa presidente, Rajoy abroghi quella norma ha spinto negli ultimi mesi moltissime coppie gay a sposarsi, nella speranza che, le nozze celebrate non possano essere annullate. Il nuovo premier, comunque, sebbene l’ala destra del Pp abbia ripetutamente chiesto la cancellazione della legge, ha finora evitato di pronuncarsi apertamente sulla questione.

In Inghilterrai conservatori a favore delle nozze gay Altro paese europeo, altro governo conservatore, ma tutt’altra aria, quella che si respira sulle sponde del Tamigi, dove il governo del Tory Cameron si è espresso a favore delle nozze gay. A dare filo da torcere, però, anche in questo caso c’è la chiesa, quella Anglicana nello specifico che, nonostante una legge dello stato consenta adesso di celebrare unioni civili tra persone dello stesso sesso in Chiesa, si rifiuta di farlo.

Peter Tatchell, coordinatore della campagna Equal Love che si batte contro la discriminazione di gay e lesbiche, ha rivolto un appello ai singoli preti perché disobbediccano alle direttive della chiesa d’Inghilterra e celebrino le unioni. "Esorto i singoli preti e le loro congregazioni a sfidare questa decisione dura e intollerante – scrive tatchell -. Dovrebbero andare avanti con le partnership tra persone dello stesso sesso, se vogliono farle. Questa decisione autocratica va disobbedita. Non merita né rispetto né osservanza". "Ci sono parrocchie felici di celebrare Unioni civili per i membri gay e lesbiche della loro chiesa – prosegue l’attivista -. I vertici hanno diffuso questa ordinanza per impedire alle parrocchie locali di celebrare le unioni civili".

Il partito Laburista australiano dice sì al matrimonio gay Uno spiraglio si apre, invece, per le coppie gay in Australia, dove il congresso triennale del partito laburista australiano, che governa col sostegno di un verde e 3 indipendenti, ha suscitato le proteste dei leader religiosi decidendo, dopo un acceso dibattito, di cambiare la piattaforma del partito a favore dei matrimoni gay. Su proposta del ministro delle Finanze Penny Wong, che è lesbica, il congresso ha cambiato la politica del partito mettendo fine a ogni discriminazione contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Ha tuttavia approvato anche la proposta della premier Julia Gillard, che personalmente si oppone ai matrimoni gay, di consentire ai parlamentari laburisti il ‘voto di coscienza’, non legato a direttive di partito, rendendo improbabile l’introduzione della riforma nel prossimo futuro. I sondaggi indicano una netta maggioranza di australiani a favore dei matrimoni dello stesso sesso, e diversi stati australiani già permettono unioni civili fra coppie gay. La decisione ha tuttavia incontrato la ferma opposizione di ben 19 leader religiosi, dall’arcivescovo cattolico di Sydney cardinale George Pell al primate anglicano Phillip Aspinall, dal presidente del Jewish Board of Deputies Vic Alhadeff al Gran Mufti d’Australia Ibrahim Abu Mohammad, che hanno esortato il governo a mantenere l’attuale definizione di legge, del matrimonio come unione tra un uomo e una donna

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