COPPIE GAY: “L’ITALIA DEVE FARE PASSI IN AVANTI”

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Sul tema delle unioni civili intervistiamo l’on. Roberto Giachetti della Margherita, per il quale valorizzare la famiglia tradizionale non può voler dire penalizzare altre forme di unione di...

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ROMA – Settimane cruciali per i discussi propositi del governo Prodi di cercare di mantenere la parola data durante la campagna elettorale dello scorso e attuare il programma dell’Ulivo che, per la prima volta, accenna al riconoscimento dei diritti di coloro che vivono in unioni di fatto, prescindere dal loro orientamento sessuale. Roberto Giachetti, 46 anni, romano, è il deputato della Margherita che è recentemente intervenuto sul quotidiano Il Riformista per dissociarsi apertamente dalle posizioni di alcuni suoi colleghi di partito ‘teodem’ che la scorsa settimana avevano annunciato di poter anche dare il loro sostegno a iniziative ‘anti-Pacs’ promosse dall’opposizione di centro-destra. Lo abbiamo intervistato, iniziando a parlare con lui del tema della salvaguardia dei diritti umani, per i quali si impegna da sempre.
«Mi sono occupato spesso di varie questioni, dal Darfour e alla situazione dei dissidenti vietnamiti, dei diritti umani in Nigeria e nel Laos. In Italia abbiamo problemi non di tale livello, però mi sono fatto parecchi giri nei carceri per vedere le condizioni dei detenuti e del personale di custodia. Mi sono occupato quindi di tutto ciò che riguarda situazioni di difficoltà in termini di garanzie di diritti, nelle situazioni più disparate.»
A suo avviso in Italia c’è il pieno rispetto delle persone omosessuali e dei loro diritti rispetto al resto dei cittadini?
«Ovviamente no, anche se grazie alle lotte dei movimenti e nei partiti non c’è dubbio che sono stati fatti dei passi avanti. Se ripensiamo a com’era la situazione soltanto quindici o vent’anni fa vediamo che culturalmente, per fortuna, stiamo diventando un paese più ‘europeo’. Detto questo, ci sono ovviamente delle discriminazioni che si consumano tutti i giorni. Le guarderei come discriminazioni, punto, non come discriminazioni particolari perché riguardano gli omosessuali. Di discriminazioni se ne consumano tante e a ogni livello. Per quanto riguarda l’omosessualità e più in generale la libertà sessuale questo paese deve fare dei passi avanti.»

Nel suo intervento su Il Riformista ha scritto che “Oggi discutiamo di riconoscere alcuni circoscritti e doverosi diritti civili a chi legittimamente compie una scelta diversa”. Dal momento che l’orientamento sessuale non si sceglie a quale scelta faceva riferimento?
«Mi riferivo alla scelta di non sposarsi. In Italia abbiamo i matrimoni e non c’è dubbio che abbiano un privilegio anche dal punto di vista normativo. Ritengo però una masticazione porre in contrapposizione l’istituto della famiglia e le altre realtà. Io sono per valorizzare ulteriormente la famiglia, il suo ruolo, le misure da inserire in un welfare più moderno, ma contemporaneamente penso che bisogna garantire almeno quei diritti che sono stati individuati, il che non significa minimamente equiparare le unioni di fatto alla famiglia. Su questo si è costruito uno scontro ideologico, perfino su come vadano chiamate, ma è difficile riconoscere un diritto se non riconosci in qualche modo che esistono delle persone che vivono e convivono, che non sono sposate ma che esistono. Dal punto di vista giuridico non si può riservare a queste dei diritti senza in qualche modo prevederne la fattispecie. Lo scontro è falsato, perfino sul nome, che è ininfluente. Chiamiamolo Pippo anziché Pacs ma agiamo sulla sostanza, perché a parole tutti dicono di essere d’accordo sul non voler discriminare. Ci sono migliaia di coppie, sia etero che omosessuali, che non essendo registrate tramite un contratto non possono però essere penalizzate a 360 gradi. Bisogna garantire che certi diritti vengano riconosciuti anche a chi ha fatto una scelta diversa.»
Naturalmente per le coppie eterosessuali si tratta di una (più che legittima) scelta, ma per quelle omosessuali non si può parlare di scelta perché non esiste al momento nessuna opzione tra cui scegliere. Di fatto le coppie omosessuali per lo stato italiano non esistono.
«È assolutamente vero. Infatti, anche tra chi è contrario, c’è anche chi riconosce che questa richiesta è più giustificata quando proviene dalle coppie omosessuali, rispetto a quelle eterosessuali che invece hanno soltanto il ‘vezzo’ di non volersi sposare. Anche questo problema è reale e andrebbe affrontato. Secondo me l’unico modo per ottenere delle cose è costruire delle battaglie che abbiano delle tappe, portando a casa dei risultati in modo graduale. È giusto puntare ad avere per gli omosessuali la possibilità di poter fare quello che fanno gli eterosessuali, quindi la libertà di sposarsi o meno, ma in questa fase guarderei più alla sostanza, viste le obiettive difficoltà in cui si trovano tante coppie omosessuali, per poter veramente garantire che almeno una vita trascorsa in comune possa essere salvaguardata dal punto di vista giuridico.»
Giachetti lei negli anni ‘90 è stato collaboratore di Francesco Rutelli. Che cosa pensa delle posizioni attuali di Rutelli sui temi come il riconoscimento delle unioni civili?
«Su questa tema in particolare le nostre posizioni sono molto diverse. Fa parte di un suo percorso politico e anche personale, che rispetto.»
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Nella sua percezione, come viene vissuto e affrontato nella Margherita il dibattito?
«Abbiamo discusso più di altri temi, in particolare penso a quando fu fatta la legge sulla fecondazione assistita. All’interno del partito di questo si è, purtroppo, discusso poco mentre se ne è discusso tanto sui giornali. Mi ha dato molto fastidio che alcune personalissime posizioni, come quelle di coloro che si definiscono teodem (Binetti, Bobba eccetera) in qualche modo si siano fatte passare come ‘la’ posizione della Margherita, il che non è. Anzi sia Soro che Castagnetti hanno recentemente preso posizione in un modo che io apprezzo molto perché dicono che, a prescindere da come la pensiamo e a prescindere dalla nostra fede religiosa, come legislatori dobbiamo agire tenendo conto di tutti. È una cosa che nel 2006 dovrebbe essere una cosa scontata e che purtroppo non lo è, se il dibattito si agita soprattutto perché qualcuno sostiene che siccome la propria posizione non è totalmente accolta allora pensa di votare con l’opposizione e cose del genere. Questo tema viene erroneamente associato a quelli che si definiscono i temi eticamente sensibili, come la fecondazione assistita o l’eutanasia, che hanno effettivamente implicazioni etiche, ma su questo bisognerebbe essere sensibili, punto. La società sta cambiando, è la realtà, non si può pensare di guardarla come se fossimo ancora a cinquant’anni fa. Nella Margherita ci sono su questo tema posizioni molto diversificate, non c’è una posizione di partito univoca, se non quella che è scritta nel programma dell’Ulivo.»
In Europa e nel resto del mondo tante nazioni (ultimamente ad esempio il Sud Africa) hanno riconosciuto le unioni tra persone dello stesso sesso. Perché secondo lei in Italia così tanti ostacoli?
«Potrei ipocritamente dire che non me lo so spiegare, ma una spiegazione c’è. Così come in tante cose ha effetti positivi la presenza della Chiesa nello Stato italiano ha sicuramente, su questo, un suo ruolo. In più c’è l’arretratezza di quei politici che non riescono a distinguere la loro funziona politica dalla loro, legittima certamente, propensione religiosa. Questo comporta che non appena si parla di alcune cose invece che cercare di capire la società di oggi si cerca di chiudere gli occhi.»
Alla trasmissione di RaiTre “Primo Piano” la ministra Bindi, sua collega di partito, ha detto che un registro delle coppie sarebbe uno strumento troppo forte, che potrebbe indurre a pensare che si vuole riconoscere il valore delle convivenze, ma che per quanto riguarda eventuali diritti che entreranno nella possibile nuova legge, ad esempio la reversibilità della pensione, i conviventi dovranno dimostrare “molti anni di convivenza”. Domanda spontanea: come? Visto che non possono registrare la loro convivenza?
«La domanda è ben posta e la risposta è scontata. Mi piacerebbe che un Ministro per le politiche della famiglia lavorasse in positivo e non pensando che migliora la qualità della vita di una famiglia se peggiora quella di qualcun altro.»
La mozione “anti-Pacs” presentata dall’onorevole Gasparri di An impegnerebbe il governo “ad evitare la parificazione delle convivenze omosessuali a quelle eterosessuali”: che cos’è che spaventa tanto delle coppie omosessuali, cos’è che della nostra vita di coppia fa tanta paura?
«La risposta non la posso dare io, la dovrebbe dare uno psicologo.»
In chiusura, ha qualcosa da dire a quei lettori, gay e lesbiche, che leggeranno questa sua intervista?
«Da politico posso dirvi che passare da zero a uno è molto più complicato che passare da quindici a sedici, perché significa creare un precedente, rompere degli schemi prefissati. Nonostante un dibattito a volte veramente nauseabondo che si sta creando su questa materia noi dobbiamo a testa bassa riuscire a portare a casa questo provvedimento. Che certamente non sarà soddisfacente né il migliore possibile, ma che per la prima volta da una piccola importante risposta a tante persone che aspettano.»

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