Coppie gay straniere: la Camera nega la sussidiarietà

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La Commissione Politiche dell'Unione Europea vota contro un documento dell'onorevole Gozi per facilitare la gestione dei beni delle coppie registrate all'estero. Un altro passo indietro sui diritti.

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Un voto contrario della Commissione Politiche dell’Unione Europea della Camera segna un altro passo indietro dell’Italia in tema di diritti delle persone lgbt, ma non solo.
Giovedì scorso, la Commissione ha discusso un documento di Sandro Gozi, deputato del Pd, che auspicava l’accoglimento di quanto stabilito dalla Commissione Europea e su cui poi dovrà esprimersi il Consiglio Europeo. Il tema è quello delle discriminazioni e nello specifico del riconoscimento, ai fini patrimoniali, delle unioni registrate all’estero.
Non si doveva votare, come ha più spesso ribadito lo stesso Gozzi nel corso della discussione, se istituire le coppie di fatto in Italia, ma di riconoscere il principio di sussidiarietà per aiutare le coppie composte da persone di nazionalità diverse a gestire quotidianamente nel modo migliore possibile i loro beni. Il problema sorge a causa delle differenze tra le legislazioni dei vari paesi dell’UE, specialmente in tema di coppie di fatto. La Commissione della Camera, però, si è espressa contro.

"E’ evidente che tale mancato riconoscimento vìola i Trattati di Nizza e Lisbona – si legge in una nota dell’associazione Certi Diritti -, ragione per la quale l’Associazione Radicale Certi Diritti intende promuovere anche ricorsi alla Corte di Giustizia Europea (Lussemburgo) oltre a quelli già programmati alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Strasburgo)".
"La  maggioranza della Commissione, come al solito ispirata dal peggior pregiudizio, da motivazioni ridicole, patetiche e di indifferenza alle problematiche sempre più diffuse in ambito europeo sul mancato riconoscimento del principio di sussidiarietà, ha  respinto il documento presentato dall’On. Sandro Gozi – continua la nota -. L’Associazione Radicale Certi Diritti, ringrazia l’on. Sandro Gozi per l’impegno avuto in Commissione e per aver proposto un documento che proponeva di accogliere le richieste degli organismi europei. Non c’è dubbio che la strada dei ricorsi alla Corte di Giustizia Europea e alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è, in Italia,  l’unica ormai praticabile, grazie all’ottusità e al pregiudizio di parte della nostra classe politica, sempre più asservita agli interessi vaticani e ed ispirata ad una concezione fondamentalista della società".

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