Corte d’Appello di Torino riconosce la maternità a una coppia lesbica

Il comune trascriverà l’atto di nascita con i nomi delle madri, nell’interesse del bambino

La sezione famiglia della Corte d’Appello di Torino ha riconosciuto la maternità ad entrambe le mamme di un bimbo nato da una coppia lesbica e concepito grazie alla fecondazione eterologa. Le due donne, una spagnola e una italiana, si erano sposate in Spagna, avevano avuto il bimbo e poi, come succede a molte coppie di qualsiasi orientamento sessuale siano, avevano divorziato. Per la Spagna, la questione si è chiusa facilmente: entrambe sono madri del piccolo e il tribunale ha deciso per l’affidamento congiunto. Le cose si sono complicate quando le due donne hanno dovuto affrontare la burocrazia e la giustizia italiane, considerata la totale mancanza di una legge che tuteli, in primis il bambino e poi anche le sue mamme.

Il bimbo è nato grazie alla fecondazione eterologa dei gameti di una delle due donne, impiantati poi nell’utero dell’altra. Biologicamente, dunque, entrambe sono madri del piccolo. Ma come riporta il Corriere della Sera, il Tribunale di Torino aveva respinto la richiesta dell’anagrafe di eseguire la trascrizione dell’atto di nascita del minore in cui entrambe le donne risultano madri.

Contrario all’ordine pubblico

La motivazione è quella che sempre viene utilizzata in questi casi (come in quelli di trascrizione di matrimoni egualitari): la richiesta sarebbe “contraria all’ordine pubblico”. Quello che la Corte d’Appello è stata chiamata a decidere è “se l’atto di nascita del bambino nato da inseminazione eterologa, figlio secondo la legge spagnola sia della madre che lo ha partorito sia della partner di sesso femminile coniugata con la prima, non sia contrario all’ordine pubblico, e se l’omosessualità dei genitori sia di ostacolo alla formazione di una “famiglia” secondo la legge italiana”.

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Secondo i giudici, però, che per decidere si sono riferiti anche alla Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989, “il concetto di ordine pubblico deve essere declinato in funzione dell’interesse superiore del minore”.

Il bene superiore del bambino

“Nel caso in questione – argomentano in Appello – non si tratta di introdurre ex novo una situazione giuridica inesistente, ma di garantire la copertura giuridica ad una situazione di fatto in essere da anni, nell’esclusivo interesse di un bambino cresciuto da due donne che la legge spagnola riconosce entrambe come madri”. Secondo i giudici torinesi, il concetto di famiglia è rilevante “con riferimento alla posizione, allo status e alla tutela dei figli”, più che in riferimento al legame tra i partner. Per queste ragioni, si legge nella sentenza, la mancata trascrizione dell’atto di nascita del bambino

presso l’anagrafe torinese “limita e comprime il diritto all’identità personale del minore e il suo status” perché, nel caso non venisse effettuata, questo impedirebbe alla mamma che non l’ha partorito di esercitare “la responsabilità genitoriale con riferimento a problematiche sanitarie, scolastiche, ricreative” e il bambino risulterebbe privo dei “rapporti successori nei confronti della famiglia della signora”. L’interesse del minore, dunque, e la garanzia della sua tutela e dei suoi diritti, prima di tutto.

Il precedente

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Lo scorso agosto, il tribunale per i Minori di Roma si era pronunciato nella stessa direzione sul caso di un’altra coppia di donne e della loro figlia. In quel caso si trattava di una coppia convivente che aveva avuto una figlia grazie alla procreazione assistita. Il tribunale riconobbe, in sostanza, il diritto di stepchild adoption alla madre non biologica della bambina “nel superiore e preminente interesse del minore a mantenere anche formalmente con l’adulto, in questo caso genitore ‘sociale’, quel rapporto affettivo e di convivenza già positivamente consolidatosi nel tempo, a maggior ragione se nell’ambito di un nucleo familiare e indipendentemente dall’orientamento sessuale dei genitori”.