Cristiana Alicata: “Matrimonio gay, nonostante Bersani”

Candidata per il Pd al consiglio regionale del Lazio, anima del movimento We Have a Dream, Cristiana Alicata ha le idee chiare. “La politica deve guardare ai diritti di tutti per essere giusta”, dice

Cristiana Alicata, lesbica di 34 anni, è candidata per il PD al consiglio regionale del Lazio. E’ tra i promotori del movimento "We Have A Dream", nato spontaneamente durante l’ultima ondata di violenze omofobe in tutta Italia e diventato, nei mesi una delle facce del movimento lgbt italiano. Cristiana, però, ha una storia di militanza che viene da lontano, da quando, studentessa decise di battersi per una scuola pubblica e laica. Giovane manager, lavora alla Fiat e scrive libri.

Cresciuta in una famiglia "metà cattolica e metà comunista", rivendica la laicità di cui la politica non può fare a meno e del suo rapporto con la fede e con la Chiesa dice: "Non mi definisco cattolica, ma non riesco a non ritrovarmi nei valori del cristianesimo. E non chiedetemi se sono anticlericale. Lo sono nei confronti di una Chiesa che interviene nella vita delle persone. Sui corpi delle donne, sugli affetti, sull’ordinamento dello Stato. Non lo sono quando penso alla generosità, e alla fede vera, che si incontrano non solo tra i credenti, ma anche nel clero. Mi sembrano, purtroppo, una minoranza". L’abbiamo intervistata agli sgoccioli di una campagna elettorale fatta puntando ad evitare sprechi e sfarzi (meno di 10.000 euro il budget impiegato).

Cristiana, il tuo slogan dice: "Voglio la luna, ma sto con i piedi per terra". Ci spieghi cosa intendi dire?Posso rispondere con una metafora su quello che succede in queste ore? Ho voglia di matrimonio gay nonostante Bersani.

Ecco, appunto. Bersani, a proposito dei matrimoni gay sui quali avrebbe dovuto pronunciarsi la Corte Costituzionale proprio oggi, ha detto che le unioni civili vanno senz’altro regolamentate, ma in maniera diversa dai matrimoni. 3D (Democratici per Pari Diritti e Pari Dignità, associazione lgbt interna al Pd, nda) gli ha risposto di aspettare la sentenza prima di pronunciarsi e di aprire un dibattito interno al partito. Tu cosa gli rispondi?Dispiace che un partito progressista europeo sottilizzi ancora sulle parole. Abbiamo tre candidati, Nichi Vendola, Mercedes Bresso ed Emma Bonino che hanno dimostrato di essere professionali, laici, credibili e affidabili e lui risponde in modo titubante temendo di deludere qualcuno. Dovremmo prendere esempio da una persona che non ha avuto paura di dire le cose come stano e che è riuscito a fare una riforma della sanità che passerà alla storia del suo Paese. E a farlo è stato il primo presidente nero degli Stati Uniti. Da questo tipo di coraggio, dovremmo trarre ispirazione. Non è possibile che il mondo lgbt sia già arrivato alle famiglie omogenitoriali e la politica stia ancora a sottilizzare sui termini da usare perché alcuni fanno ancora paura o perché qualcuno potrebbe risentirsi.

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Non ho nessun problema a dire che condivido pienamente la posizione di 3D. Ho anche mandato un sms al presidente Carlo Santacroce per dirglielo.

Una domanda ‘cattiva’. Come hai festeggiato quando Paola Binetti se n’è andata dal Pd?

(Ride) No, non ho festeggiato. Purtroppo non basta mandare via la Binetti per garantire la laicità del Pd o perché il partito sia in grado di prendere posizioni nette su questioni determianti. Non solo sulle coppie gay, ma anche su temi come l’acqua pubblica.

Non si risponde alle accuse di voler minare la famiglia con le coppie gay puntado al ribasso e dicendo no ai matrimoni. Alemanno a Roma sta tagliando il numero di asili nido e riducendo i fondi per le politiche di genere. Questo danneggia le donne che hanno figli, quindi, le famiglie che tanto dicono di voler difendere. In questa campagna elettorale ci siamo schierati accanto alle famiglie minacciate da queste politiche della destra. Noi vogliamo una famiglia nostra, non vogliamo scardinare quelle degli altri.

In un’intervista hai dichiarato che la politica deve avere una "visione complessiva" e che deve difendere i diritti di tutti e non di singole categorie. A volta, però, anche a sinistra sono state necessarie le pressioni di alcune categorie perché si ponesse attenzione sui temi che riguardano, ad esempio, le minoranze discriminate.

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E’ giusto che gruppi e minoranze cerchino di ottenere i diritti che gli spettano, ma la politica deve avere la capacità di lavorare per i diritti di tutti ed uscire dalla logica delle caste. I politici devono sapere ascoltare, non devono ritrovarsi in piazza, a parlare con gli operai arrabbiati perché sono stati appena licenziati, ma devono riuscire ad ascoltarli prima che succeda il disastro. Ad esempio, con gli operai bisognavap arlare due anni fa.

Ma se c’è una cosa che mi ha colpito di questa campagna elettorale è che tutti hanno chiesto ‘Cosa farai per me?’ o ‘Cosa farai per la mia categoria’. E’ difficile incontrare qualcuno che ti chieda cosa farai per i diritti di tutti. Ed è proprio questa logica che bisogna estirpare. Bisogna fare in modo che la gente dica ‘Mi fido di te perché so che farai qualcosa per tutti e non solo per una casta’. Anche per questo ho detto da subito che non mi sono candidata come ‘bandierina gay’.

Bene, allora quale sarà la prima cosa che farai, per tutti, appena eletta?

Voglio spingere la Regione Lazio a fare una mappatura delle gandi questioni. Bidogna fare un’analisi accurata di com’è la situazione nella scuola, nella santià, sul piano energetico e nei servizi sociali. Da lì stabilire priorità in base a situazioni reali e svincolarsi dal clientelismo stabilendo una strategia d’azione che vada a vantaggio di tutti e non di una casta o di quell’altra. Certo, bisogna dire cosa si intende fare e come. E per questo che il mio partito deve cominciare ad avere posizioni nette e chiare sulle cose. Noi non siamo un partito azienda con un leader che decide e tutti obbediscono. Siamo un partito con una base attiva e consapevole. Quindi se la dirigenza non è in grado di prendere una posizione chiara, lo faccio io e me ne prendo la responsabilità, così come tante altri candidati insieme a me. 

Abbiamo capito: la comunità lgbt potrà contare su di te, nel Lazio, così come le donne, gli operai in cassa integrazione, gli studenti, la madri lavoratrici, i malati e tutti gli altri. A chiudere la tua campagna elettorale, però, venerdì sera al Caffè Letterario, ci saranno Le Sorelle Marinetti. E’ una chiusura molto, molto gay.

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Certo che lo è. Loro sono meravigliose. Rappresentanto un modo di travestirsi che è fortemente scardinatorio. Sono ‘scandalose’ (perché per alcune persone lo sono) in modo collegiale ed è bellissimo. Rappresentano in un certo senso lo spirito della mia campagna elettorale: io dico le cose con toni moderati, ma in modo deciso e senza timori. Io voglio il matrimonio gay, il riconoscimento delle famiglie omogenitoriali, voglio dei figli e lo dico chiaramente, ma senza urlare.

Ci tengo a sottolineare che le Sorelle Marinetti saranno presenti gratuitamente e comunque non per esibirsi, fosse solo che il 27 aprile hanno lo spettacolo al Teatro Brancaccio, e sono sinceramente grata a loro per questo. Per la loro presenza venerdì abbiamo dovuto affrontare solo le spese del viaggio e dell’alloggio. Per la precisione, Paola Concia si è offerta di coprire il costo dell’albergo e la ringrazio. Questo è in piena linea con il modo in cui abbiamo condotto questa campagna elettorale, con una spesa minima. Ci avevano anche offerto otto mila manifesti da affiggere in tutta Roma. Abbiamo detto di no: piuttosto che imbrattare la città, abbiamo optato per degli sms.

di Caterina Coppola