CRISTIANI GAY AL PRIDE

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Intervista a Gianni Geraci, del gruppo di gay credenti

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Per coloro che non sanno ancora con chi sfilare al Pride Milano 2001 di sabato 23 giugno, presentiamo un altro gruppo che al Pride ci sarà e che è pronto ad accogliere persone che, condividendone la posizione, vogliano marciare nelle sue fila. Si tratta del Coordinamento dei gruppi di omosessuali cattolici, che raccolgie un certo numero di realtà aggregative che lavorano in quel campo spesso difficile che è la realtà dei gay credenti. Abbiamo intervistato Gianni Geraci, che del coordinamento è uno degli ispiratori e che ne dirige le attività.

Raccontaci la storia del Coordinamento dei gruppi di omosessuali cristiani.

Il nostro coordinamento nasce nel 1994. Era appena stato diffuso un documento della Congregazione per la dottrina della Fede, si trattava di una lettera riservata in cui si chiedeva ai vescovi statunitensi di non appoggiare i vari disegni di legge contro la discriminazione delle persone omosessuali presentati dal movimento omosessuale USA.

In quel documento (che non a caso non avrebbe mai dovuto essere diffuso) si sosteneva che non è discriminatorio escludere gli omosessuali dichiarati da certe professioni e non tutelarli in quanto omosessuali. Un linguaggio così duro non si era mai sentito: sembrava quasi che le i vertici della Santa Sede non fossero più in grado di affrontare serenamente il tema ‘omosessualità’ (cosa che si è manifestata in tutta la sua evidenza lo scorso anno in occasione del World Pride 2000). In particolare non si teneva assolutamente conto del fatto con molti credenti sono omosessuali e, da credenti, cercano di vivere alla luce del Vangelo la loro omosessualità. Ci siamo accorti che il nostro lavoro di accoglienza e di sostegno a quanti vivevano come un conflitto questa loro doppia appartenenza non bastava più: occorreva dare visibilità alla nostra esperienza, iniziare a portare avanti, nella chiesa italiana (e nella chiesa universale di cui la chiesa italiana è parte), una testimonianza ‘profetica’ capace di mettere i nostri pastori di fronte alla responsabilità che hanno di trovare un linguaggio inclusivo e capace di dare risposte alle domande di senso che anche gli omosessuali si pongono. Abbiamo così scelto di coordinare l’attività dei nostri gruppi e di nominare dei rappresentanti capaci di dare un po’ di visibilità alla nostra esperienza. Non tutti i gruppi di omosessuali cristiani se la sono sentita di condividere questo cammino: in particolare i gruppi collegati all’attività pastorale di don Domenico Pezzini non hanno condiviso l’impostazione un po’ troppo burocratica che era stata data al Coordinamento e non se la sono sentita di seguirne in cammino di visibilità. Da allora il nostro Coordinamento ha organizzato due convegni, uno a Roma nel 1995 e uno a Milano nel 1999 e ha pubblicato, in un libro uscito lo scorso mese di Gennaio un libro che sta incontrando un discreto successo.

Quali attività avete promosso durante le manifestazioni del Pride di quest’anno?

Il Coordinamento in quanto tale ha mandato la sua adesione alla manifestazione di Sabato e sarà presente con il suo striscione (portato da una rappresentanza dei vari gruppi). Il Guado, ovvero il gruppo milanese che fa parte del coordinamento, è invece stato uno dei gruppi che hanno promosso il Pride 2001 di Milano. Per questo ha organizzato, lo scorso 16 giugno, una tavola rotonda pubblica dedicata a: "Esperienza religiosa e omosessualità nella letteratura italiana del dopoguerra". Si è trattato di un momento particolarmente felice, in cui abbiamo raccolto intorno a uno stesso tavolo un esponente di spicco dell’intelligentia omosessuale come Francesco Gnerre (che ci ha parlato di Pasolini e che ci ha fatto un po’ da guida), intellettuali cattolici come Giuseppe Frangi (presidente dell’associazione Giovanni Testori), rappresentanti della pubblica amministrazione come Enos Rota (curatore dell’archivio Tondelli di Correggio) e studiosi come Andrea Maranini (che doveva parlarci di Carlo Coccioli). La richiesta che ci è arrivata dalla platea di approfondire il tema con altri incontri ci ha fatto capire che avevamo fatto centro.

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Quali sono le vostre rivendicazioni in particolare, per questa manifestazione?

C’è innanzi tutto il desiderio di dare visibilità alla nostra esperienza associativa: l’esistenza stessa di un gruppo di omosessuali credenti è, di per sé, qualche cosa di profetico, che urta i benpensanti e gli integralisti di ogni denominazione. Non a caso il nostro stesso statuto di omosessuali credenti viene spesso negato con la stessa violenza, sia da certe correnti del movimento omosessuale, sia da certi ambienti cattolici. C’è poi una richiesta più politica che rivolgiamo allo Stato italiano: recepire le indicazioni date dal Parlamento Europeo e approvare finalmente delle norme antidiscriminatorie che tutelino le persone omosessuali. In questo senso siamo convinti che non ci sia nulla di contrario a quanto dice il magistero ordinario della chiesa nei suoi documenti ufficiali. Non bisogna mai dimenticare che, secondo quello stesso magistero, le persone omosessuali "vanno accolte" e non debbono subire alcuna "ingiusta discriminazione".

C’è infine una richiesta che ci piacerebbe fare alla chiesa universale, si tratta di una richiesta che era emersa con forza nel Pride dello scorso anno durante la conferenza ‘Omosessualità e religioni’ quando ci si è accorti che sono ancora numerosissimi gli stati in cui la legge condanna le persone per la loro omosessualità. Spesso si tratta di pene durissime che, in alcuni casi, non escludono l’esecuzione capitale del presunto colpevole. La chiesa non può assistere indifferente a questa carneficina, non può non levare la sua voce per difendere la dignità degli omosessuali che soffrono a causa di certe legislazioni assurde.

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