Cristiano Sociali: il 53% dice sì alle coppie di fatto

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Secondo una recentissima indagine più della metà dei cattolici praticanti è a favore del riconoscimento delle coppie di fatto (eterosessuali).

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ROMA – La componente cristiana dei DS, i Cristiano Sociali, ha commissionato alla SWG un sondaggio dal quale emerge che almeno un credente cristiano su due è favorevole al riconoscimento delle unioni di fatto. Per l’esattezza il 53% dei cattolici praticanti ha risposto che sarebbe favorevole al riconoscimento delle coppie di fatto eterosessuali. La percentuale è invece del 36% a favore del riconoscimento anche delle coppie di fatto omosessuali, il che è un dato certamente di rilievo se si considera che il campione selezionato dalla SWG è rappresentativo della popolazione italiana adulta che va a messa “almeno una volta a settimana”. Dal sondaggio emerge quindi una considerazione di rispetto e tolleranza verso gay e lesbiche (e anche dei loro affetti) certamente molto più alta rispetto alla rigida visione di condanna e chiusura espressa in tante occasione dalle alte gerarchie vaticane. Per il coordinatore dei Cristiano Sociali Mimmo Lucà «Nel momento in cui si riconoscono i diritti delle persone che danno vita ad un unione di fatto automaticamente, di fronte a terzi, si riconosce il diritto dell’unione di queste persone.» Per questo, conclude,«non si può seguire la strada indicata da Rutelli, bisogna fare un passo avanti. Lo ha detto anche Rosy Bindi.» Lucà è anche il Presidente della Commissione parlamentare che dovrà condurre nei prossimi mesi un’indagine conoscitiva sulle condizioni sociali delle famiglie in Italia, nella quale dovrebbero venire considerate anche le famiglie di fatto.
I dati del sondaggio sono stati resi noti proprio nel giorno in cui SS Benedetto XVI ha nuovamente ribadito la sua visione ultraconservatrice del mondo. Nel discorso rivolto al nuovo ambasciatore tedesco presso la Santa Sede il Papa è arrivato a condannare l’aborto anche per motivi terapeutici («L’aborto non è giustificato in nessun caso»). Per quanto riguarda il tema delle unioni omosessuali (che in Germania sono riconosciute e tutelate tramite la Legge sulla Convivenza Registrata, Lebenspartnerschaftsgesetz) Ratzinger lo ha indirettamente evocato – in negativo – affermando che «matrimonio e famiglia oggi sono minacciati e sviliti da un lato dal cambiamento della concezione della famiglia nell’opinione pubblica e dall’altro da nuove forme previste dal legislatore che si allontanano della famiglia naturale.»
Teoria ben nota della “famiglia minacciata dalle coppie omosessuali” rigettata per l’ennesima volta da Sergio Lo Giudice di Arcigay, per il quale «Le parole del Papa sulla famiglia sono in contraddizione con l’evidenza empirica. In quei paesi come la Germania, la Francia, la Gran Bretagna, la Spagna, in cui sono riconosciute le unioni civili, le famiglie tradizionali non sono state danneggiate e talvolta se la passano meglio che in Italia, dove i Pacs non esistono. Ratzinger si conferma pericolosamente un Papa della divisione. Le sue parole tendono a dividere, invece che unire. Eterosessuali contro omosessuali, credenti contro laici, cattolici contro islamici. Consolano – continua Lo Giudice – i risultati del sondaggio diffuso oggi dai Cristiano sociali, componente cristiana dei Ds, secondo cui il 53% dei cattolici praticanti si dice favorevole alle unioni civili per le coppie eterosessuali e il 36% anche per quelle omosessuali. Una parte significativa di chi frequenta assiduamente le funzioni religiose si discosta quindi dalle posizioni del Papa. La Chiesa cattolica, intesa come comunità dei fedeli, mostra di possedere un più profondo e moderno senso di umanità di quanto facciano i vertici del suo clero.»
(Roberto Taddeucci)

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