Crociera gay approda ad Haiti, come se nulla fosse…

“Liberty Carribean Cruise”, organizzata da Atlantis, è approdata oggi a Labadee, nella costa nord dell’isola devastata dal terremoto. Moto d’acqua e feste mentre gli haitiani piangono 200 mila morti.

Alle 8 di questa mattina, ora locale, la nave di Atlantis con a bordo i passeggeri della crociera gay Liberty Carribean Cruise, il cui percorso prevede una serie di tappe sulle cose di alcune isole caraibiche, è approdata a Labadee, Haiti.

Mentre da tutto il mondo si tenta di fare arrivare quanti più aiuti è possibile nell’isola devastata da un tremendo terremoto, mentre si scava ancora alla ricerca di vittime il cui numero è talmente elevato da essere indefinibile (si parla di circa 200 mila morti), mentre il rischio di epidemie diventa sempre più concreto, gli organizzatori di una delle più famose crociere gay non hanno ritenuto opportuno studiare un percorso alternativo che non approdasse ad Haiti con una tappa che ha il gusto di uno schiaffo alla tragedia che quella popolazione sta vivendo. E se da una parte l’organizzazione ha deciso di mettere all’asta la suite presidenziale della nave per devolvere il ricavato alla Croce Rossa statunitense proprio per i soccorsi ad Haiti, dall’altra non si fermano le feste, i pasti luculliani e le attività previste dal normale calendario dell’evento.

Si legge sul sito di Atlantis: "Sulla costa nord di Hispaniola (Haiti, ndr), circondata da meravigliose montagne e alberi esotici, si trova Labadee, il paradiso privato di Royal Carribean (la compagnia proprietaria delle navi, ndr). Rilassatevi sulla spiaggia sabbiosa o esplorate la barriera corallina. Godetevi l’Acqua Park gallegiante e scivolate sui trampolini. Godetevi una vista dall’alto volando a 120 metri d’altezza in una planata da brivido. Fate una corsa esilarante sulle moto d’acqua o un giro kayak sulla nostra isola privata per un’intero giorno".

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E con gli occhi le immagini di bambini rimasti senza genitori e senza neanche un nome, di città completamente rase al suolo, delle migliaia di feriti e delle difficoltà che i soccorritori stanno incontrando, a molti non è sembrato sufficiente l’asta della suite presidenziale, che si è chiusa il 15 gennaio scorso (e del cui esito sul sito di Atlantis non c’è traccia).