Curare i gay? Un convegno sbugiarda i “guaritori”

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Si incontreranno a Roma il prossimo 7 novembre, psicologi e psichiatri di fama internazionale per discutere di omofobia sociale, interiorizzata e terapie riparative. Ecco qualche anticipazione.

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Si terrà sabato 7 novembre, a partire dalle ore 9.00, presso la Sala Conferenze della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, in viale Castro Pretorio 105, il Convegno Internazionale "Omosessualità e Psicoterapie". Il convegno, promosso dalla II Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica della Facoltà di Psicologia 1 della Sapienza Università di Roma, ha ricevuto i patrocini del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, della Regione Lazio, della Provincia e del Comune di Roma, del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi e la collaborazione del Consiglio Regionale del Lazio, dell’Ordine degli Psicologi del Lazio e dell’Associazione Italiana di Psicologia.

Psicologi e psichiatri, italiani e stranieri, si confronteranno sulle cosiddette "terapie riparative", ovvero quelle presunte cure psicologiche e comportamentali che alcuni psicologi e psichiatri propongono alle persone omosessuali che non riescono ad accettare la propria condizione. I lavori, coordinati da Vittorio Lingiardi, Direttore della II Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica, affronteranno, oltre al tema delle "terapie riparative", anche quello dell’omofobia interiorizzata (legata al cosiddetto "minority stress" ovvero lo stress derivante dall’appartenere ad una minoranza discriminata), dell’omofobia sociale e di che rapporto ci sia tra questi due fenomeni.

E non stupisce se, come suggerisce lo stesso Lingiardi, per affrontare le tante sfaccettature dell’accettazione, soggettiva e sociale, degli omosessuali, sia il caso di partire da una domanda che di per sé può risultare fuorviante: stiamo parlando del classico dilemma su "gay si nasce o si diventa?". Più precisamente, "il modo in cui la società percepisce o interpreta le ‘cause’ dell’orientamento sessuale ha un incredibile impatto sulla condizione sociale delle persone gay e lesbiche – spiega Lingiardi -. Un gruppo religioso conservatore statunitense, nel libro ‘Getting it straight’, sostiene con disappunto che qualora si scoprisse che le persone nascono gay e lesbiche ‘prenderebbe piede l’idea che l’orientamento sessuale è una caratteristica innata, come la razza; che gli omosessuali, come i neri, dovrebbero essere protetti legalmente contro le ‘discriminazioni’; e che la disapprovazione dell’omosessualità dovrebbe essere socialmente stigmatizzata’."

"È anche probabile – prosegue il professore – che una dimostrazione definitiva dell’origine genetica dell’orientamento sessuale metterebbe la parola fine alle cosiddette ‘terapie riparative’, mostrandole per quel che sono: anticaglie teoriche fondate su falsi presupposti circa lo sviluppo infantile e gravate da pregiudizi antiomosessuali. E se l’individuazione di un gene per l’omosessualità portasse con sé la conseguenza estrema di una nuova eugenetica?". Continuano, poi, le premesse di Vittorio Lingiardi al convegno del 7 novembre, così: "ogni orientamento sessuale, omo o etero che sia, è così complesso che nessun fattore può esserne completamente responsabile. Tra ambiente, esperienza, struttura e funzionamento cerebrale esiste un circuito di interdipendenza capace di promuovere modifiche in entrambe le direzioni".

In buona sostanza, sia che si propenda per la teoria che vuole che gay si nasce, sia che si preferisca quella per cui lo si diventa, il punto è che "lo stesso modello esplicativo può favorire la liberazione delle persone omosessuali dal pregiudizio sociale, ma anche riproporre il discorso medico della patologia e della curabilità".

Tra gli altri interventi, è previsto anche quello della psichiatra inglese Annie Bartlett che presenterà i risultati di uno studio condotto tra psicologi e psichiatri operanti nel Regno Unito che rivela come "una minoranza significativa di professionisti della salute mentale porta avanti il tentativo di aiutare clienti/pazienti lesbiche, gay e bisessuali a diventare eterosessuali". "I trattamenti per modificare l’orientamento (omo)sessuale – continuano le conclusioni dello studio – non sembrano quindi appartenere solo al passato. Data la mancanza di prove empiriche sull’efficacia di questi trattamenti, proporli e condurli è quantomeno imprudente se non dannoso".

Un convegno, insomma, che assume un valore ancora più alto in un momento in cui la violenza omofoba e i diritti civili delle persone lgbt sono di grande attualità in Italia. Alla giornata di studi parteciperanno: lo psichiatra americano Jack Drescher del DSM-V Workgroup sui disturbi sessuali e dell’identità di genere. In più, prenderanno parte ai lavori Gustavo Pietropolli Charmet, Tonino Cantelmi, Paolo Rigliano.

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Nella prima metà della giornata verrà proiettato il documentario "Abomination – Homosexuality and the ex-Gay Movement", documentario inedito in Italia che contiene le testimonianze di "ex-pazienti" delle "terapie riparative" e interviste rilasciate da clinici e ricercatori dell’American Psychiatric Association e dell’American Psychological Association. Il convegno, che ha ricevuto oltre 1500 richieste di partecipazione, si concluderà con una tavola rotonda a cui parteciperanno anche altri esperti, tra cui l’avvocato Francesco Bilotta della Rete Lenford, sulle tematiche affrontate nel convegno.

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