CUS: audizione in Senato per associazioni gay e lesbiche

I rappresentanti di varie associazioni espongono oggi alla commissione giustizia del Senato le loro osservazione sulla proposta di legge dei CUS

ROMA – La commissione giustizia del Senato della Repubblica, che lavorando alla proposta di una legge sulle unioni civili, incontra oggi le delegazioni di Arcigay e Arcilesbica. Le due associazioni di rappresentanza GLBT parleranno nel tardo pomeriggio con il comitato ristretto, coordinato dallo stesso presidente della commissione e relatore del ddl sui CUS (Contratti di Unione Solidale), Cesare Salvi. Della delegazione fanno parte il presidente di Arcigay Aurelio Mancuso, l’avvocato Antonio Rotelli, consulente giuridico di Arcigay, la segretaria nazionale di Arcilesbica Francesca Grossi e la consulente giuridica del circolo Mario Mieli di Roma Stefania Boccale.

«Saranno così ascoltate – spiega Mancuso – le associazioni in rappresentanza del movimento lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) che hanno organizzato la grande manifestazione del Pride del 16 giugno 2007 che ha radunato in piazza San Giovanni un milione di persone. In sede di comitato, oltre a ribadire la necessità di approvare anche in Italia una legislazione che riconosca la piena uguaglianza e parità delle cittadine e dei cittadini omosessuali, si entrerà nel merito del disegno di legge e si evidenzieranno gli aspetti positivi e quelli negativi. Arcigay consegnerà infine agli atti un documento contenente le proprie osservazioni.» Visto che l’incontro avviene proprio nell’ambito della discussione sui CUS su questi commenta Francesca Grossi: «Ben vengano i Cus per colmare un grave vuoto legislativo. Considerato il panorama politico e l’ importante necessità di regolare e tutelare le unioni di fatto. Accogliamo la proposta sui Cus apprezzandone lo sforzo politico ed alcuni elementi qualificanti, come la valenza pubblicistica, la opponibilità ai terzi e le disposizioni in materia di assistenza e assistenza penitenziaria. I Cus aprono uno spiraglio per dare a milioni di cittadini italiani, soprattutto omosessuali, i diritti che discendono dalle relazioni affettive. Chiederemo di migliorare alcune cose, come la materia previdenziale, la tutela del partner debole e dei figli delle coppie omosessuali, il riconoscimento delle unioni già esistenti.»

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Questa mattina intanto è già stata effettuata l’audizione della LINFA, la Lega Italiana delle Nuove Famiglie, il cui presidente Alessandro Zan ha detto che «nel complesso il testo è sicuramente migliore della proposta di legge sui Dico perché introduce la dichiarazione congiunta, cioè tutti e due i conviventi devono firmare la richiesta di contratto di unione solidale.» La Linfa ha chiesto che vengano effettuate varie modifiche, tra cui l’estensione dei diritti di successione al convivente al pari di quanto accade oggi nel matrimonio e inoltre l’estensione al convivente della pensione di reversibilità. La vicepresidente dell’associazione, Adele Parrillo (nella foto con Zan), vedova del fotografo Stefano Rolla, morto nell’attentato di Nassiriya, ha raccontato di aver «portato la mia testimonianza di convivente more uxorio discriminata, ma discriminata anche nel dolore. Perché non ho avuto nemmeno il diritto di piangere il mio compagno, neanche nelle commemorazioni avvenute al Vittoriano in presenza del presidente della Repubblica e delle altre vedove. Sono stata considerata come una vedova di serie B. Anzi, non sono stata considerata niente, un fantasma. Porto avanti questa battaglia, sono entrata nell’associazione, e stamattina oltre al mio ruolo politico ho portato la mia testimonianza ai senatori, tra i quali D’Onofrio che ha ammesso di non conoscere la mia storia. Un fatto molto grave perché dimostra che la politica è lontana dalla vita reale dei cittadini.» (RT)