DA DOMANI DIRITTI ALLE COPPIE

Dall’ 11 aprile, l’Italia riconoscerà dei diritti alle coppie gay. Basta che non siano italiane. È quanto prevede una Direttiva Europea sulla libera circolazione tra gli Stati.

ROMA – I cittadini europei sono tutti uguali? Niente affatto: nel nostro paese quelli stranieri sono più… europei di noi italiani. Conseguenza del recepimento (dovuto) dell’Italia della Direttiva 2004/38 della Comunità Europea, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.

Si tratta di una normativa che è stata elaborata durante gli anni del governo Berlusconi e vi ha contribuito l’allora ministro alle politiche comunitarie Rocco Buttiglione. La libera circolazione dei cittadini europei da un paese all’altro è uno dei cardini sui quali si basano gli accordi comunitari. Il cittadino europeo che si sposta ha il diritto di portare con se i propri familiari e nella maggioranza dei paesi europei, come noto, le coppie omosessuali sono considerate famiglia, con varie modalità giuridiche di riconoscimento che variano da paese a paese.

L’Italia, ancora oggi, non permette a due persone omosessuali di poter regolarizzare in alcun modo la propria relazione e questo mette i gay e le lesbiche su un piano di oggettiva inferiorità rispetto agli altri cittadini. A cominciare dall’espatrio: ad esempio se un italiano eterosessuale che lavora per una multinazionale è trasferito alla sede di New York anche al coniuge verrà concesso il permesso di soggiorno e dunque si potrà trasferire senza problemi. Per il cittadino italiano omosessuale e il/la compagno/a questo è impossibile, in quanto non si può produrre alcuna certificazione che attesti la relazione e dunque l’immigrazione statunitense non rilascerà il visto per il partner.

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Rimanendo in Europa la Direttiva 38 prevede che vengano rilasciati permesso e carta di soggiorno per il partner, anche se dello stesso sesso, in conformità con “il divieto di discriminazione contemplato nella Carta (dei diritti fondamentali) degli Stati membri e senza operare tra i beneficiari della stessa alcuna discriminazione fondata su motivazioni quali sesso (…) o tendenze sessuali.”

Il ‘coniuge’

Il recepimento della Direttiva spiega che per “familiare” si intende “il coniuge” oppure “il partner che abbia contratto con il cittadino dell’Unione un’unione registrata sulla base della legislazione di uno Stato membro” quando via sia equiparazione tra l’unione registrata e il matrimonio. Già questo punto pone un quesito interessante riguardante il ‘coniuge’: se un tedesco che ha lavorato e contratto matrimonio in Canada con un canadese vuole venire a vivere in Italia, il nostro paese concederà il permesso di soggiorno anche al suo sposo canadese? C’è da ricordare che la Corte di Giustizia europea ha già affermato il fatto che la libera circolazione è uno dei diritti fondamentali dei cittadini dell’UE, per cui l’Italia non può impedire al suddetto tedesco di poter venire a vivere qui, e certamente non lo può costringere a separarsi dalla persona con la quale è sposata. Ma andiamo avanti.

La “relazione stabile”Ci sono poi anche altri “aventi diritto”. Il decreto infatti…

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La “relazione stabile”Ci sono poi anche altri “aventi diritto”. Il decreto infatti dice che lo Stato membro ospitante deve agevolare l’ingresso e il soggiorno anche a chi “é a carico o convive, nel paese di provenienza, con il cittadino dell’Unione”. Anche al “partner con cui il cittadino dell’Unione abbia una relazione stabile debitamente attestata dallo Stato del cittadino dell’Unione”. L’effetto più macroscopico di questa nuova legge sarà che dall’11 di aprile in poi un cittadino europeo che ha una relazione stabile e attestata anche con un cittadino extracomunitario avrà la possibilità di trasferirsi in Italia col proprio partner, mentre gli stessi italiani che sono nella stessa identica situazione (ovvero con partner non europeo) si vedranno negata tale possibilità.

L’ordine pubblicoOgni Stato membro ospitante deve effettuare un “esame approfondito della situazione personale e giustifica l’eventuale rifiuto del loro ingresso o soggiorno”. “Il diritto di ingresso e di soggiorno dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari, qualsiasi sia la loro cittadinanza, può essere limitato solo per motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza”. Arriverà l’Italia a rifiutare dei permessi di soggiorno a delle coppie gay francesi o danesi perché le considera addirittura delle minacce per l’ordine pubblico? Come reagirebbero i nostri partner europei a una simile, grottesca eventualità?

italiani con meno diritti degli stranieri

Quello che succede con questo recepimento è che, dall’11 aprile in poi, giorno di entrata in vigore della legge, è possibile per un cittadino Ue ricongiungersi col partner extracomunitario. Ma continuerà ad essere impedito a un italiano di farsi raggiungere nel suo stesso paese dal proprio partner. Un gran bel caso di palese discriminazione questa volta messa in atto da uno Stato verso i suoi stessi cittadini, quando omosessuali: impossibilitati a sposarsi, come in Spagna o Olanda, e impossibilitati a poter contrarre un’Unione civile, come in Gran Bretagna. Impossibilitati perfino a vedersi riconosciuta come semplice ‘coppia di fatto’ convivente, come sarebbe nelle intenzioni dei DiCo, provvedimento di basso profilo che ha tentato di mettere fine a qualche discriminazione ma contro il quale si è scatenata tutta l’intransigente intolleranza dei vertici della chiesa e di gran parte della vecchia classe politica che ci governa. E grazie alla quale siamo ormai rimasti l’unico tra i sei paesi fondatori della Comunità Europea che dalla stessa attinge in abbondanza fondi e finanziamenti, ma continua a negare a parte dei propri cittadini quei diritti civili che già tutti gli altri paesi riconoscono. Non è, crediamo, niente di cui andare orgogliosi.

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