Da New York a Parigi e San Paolo, il lungo week end rainbow

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L'annuncio dell'introduzione dei matrimoni gay a New York ha caratterizzato tutti i Pride che nel week and hanno animato il Pianeta da est a ovest. 14 attivisti arrestati...

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A volerlo organizzare forse non ci si sarebbe riusciti: nel sabato che passerà alla storia come il sabato delle nozze gay di New York, una lunga scia arcobaleno ha attraversato l’intero globo a partire dal Pride proprio della Grande Mela, passando per i tre milioni di persone che hanno partecipato a quello brasiliano, proseguendo a Berlino e Parigi, dove da poco è stata bocciata la legge che equipara le unioni gay a quelle etero, per finire a San Pietroburgo, finito con l’arresto di alcuni attivisti, senza dimenticare, naturalmente Milano e Napoli.

A New York tra i manifestanti anche il governatore Cuomo, forte sostenitore della legge per i matrimoni. Insieme a lui, però, anche molti politici locali, compreso il sindaco Bloomberg avvolto in una bandiera rainbow, e la presidente del consiglio comunale Christine Quinn che è lesbica. 

A San Paolo, la grande parata, che ricorda sempre di più il famoso carnevale carioca e che resta il Pride più imponente del Pianeta, è stata dominata dalla musica, dalla samba ala tecno passando per il valzer.

A Parigi hanno risuonato forti gli slogan a favore del matrimoni gay e dell’omogenitorialità come "stesse famiglie, stessi diritti". "Non è ancora il momento di dare indicazioni di voto – ha dichiarato Nicolas Gougain, portavoce dell’Interl-lgbt, principale organizzatore del Pride parigino, riferendosi alle prossime elezioni presidenziali -, ma si tratta di dire, da ora, ai politici che sul tema delle nozze gay saremo molto esigenti". E il deputato socialista Jack Lang ha assicurato che "se la sinistra dovesse vincere le elezioni del 2012, una legge riconoscerà entrambe le cose", ovvero omogenitorialità e matrimoni.

Si è concluso, invece, con l’arresto di alcuni attivisti, il Pride di San Pietroburgo, e la cosa, purtroppo non stupisce considerati i precedenti moscoviti. Sono 14 le persone che sono finite in manette, compreso il leader del movimento russo Nikolay Alekseyev. Il corteo, che avrebbe dovuto essere il "Pride slavo" grazie alla partecipazione di attivisti ucraini e di altir paesi limitrofi, non era autorizzato. "Ho visto molte cose in sei anni di organizzazioni di tali eventi a Mosca – ha detto Alekseyev -, ma non ho mai visto un cinismo simile a San Pietroburgo". Gli arrestati, però, sono riusciti a tenere con sé un telefono e a postare su Facebook le foto della cella in cui sono stati portati, grande solo quattro metri per due, e le condizioni in cui sono stati costretti a stare.

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