Daniel Radcliffe, da maghetto a poeta gay nel premiato Giovani ribelli

di

Esce domani nelle sale l’opera prima di John Krokidas premiata a Venezia su Allen Ginsberg universitario innamorato di un futuro assassino. Lo interpreta l’ex Harry Potter nel suo...

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
5507 0

Il rivoluzionario movimento della Beat Generation, onda arcobaleno statunitense che soprattutto negli anni ’50 rappresentò la più anarchica e innovativa ricerca letteraria sperimentale contro il conformismo e le convenzioni stilistiche, ha ispirato parecchi film: il net magazine “Osservatori Esterni” ne elenca addirittura trenta e tra i più recenti ricordiamo “On The Road” e “L’urlo”. Mai, però, si era affrontata la filosofia beat della “New Vision” nel periodo di formazione universitaria dei fondatori del movimento (Allen Ginsberg, Jack Kerouac, William Burroughs) e tanto meno strizzando l’occhio al genere noir. Lo fa invece l’attesa opera prima del regista gay John Krokidas “Giovani ribelli – Kill Your Darlings”, vincitore del Venice Days Award alle Giornate degli Autori della 70esima Mostra di Venezia e in uscita domani nelle sale italiane grazie a Notorious Pictures.

Scopriamo così un inedito Allen Ginsberg che nel 1944 era un’imberbe e inquieta matricola alla Columbia University grazie a una borsa di studio, alla scoperta della liberazione espressiva nei versi del maestro Walt Whitman e nell’evasione artificiale delle droghe: lo interpreta un sorprendente Daniel Radcliffe sempre più alla ricerca di ruoli scomodi e impegnati che lo liberino dall’etichetta di maghetto a vita dopo il successo planetario della saga di “Harry Potter” (e pensate quanto è importante il fatto che abbia scelto il ruolo di un grande poeta gay per contribuire a una visione positiva dell’omosessualità, visto lo stuolo di superfan giovanissimi, come dimostrato al Lido dalla turbolenta invasione di ammiratori e ammiratrici).

Il collega Jack Kerouac era ai tempi uno slavato studente universitario fuggito dalla Marina Militare dopo solo otto giorni di servizio – lo incarna sul grande schermo il seducente Jack Houston, nipote dell’illustre regista John – mentre William Seward Burroughs (Ben Foster) stava prendendo la pericolosa china della tossicodipendenza dopo aver abbandonato la facoltà di medicina e aver tentato di sbarcare il lunario come venditore porta a porta di insetticidi.

Ma la vera novità di “Giovani ribelli” – diventerà “L’attimo fuggente” del nuovo millennio? – consiste nel mettere a fuoco un episodio di cronaca nera poco noto: l’omicidio per accoltellamento, avvenuto nel newyorchese Riverside Park il 13 agosto del 1944, di un professore d’inglese omosessuale, David Kammerer (il ‘dexteriano’ Michael C. Hall, già impresario gay di pompe funebri nella splendida serie tv “Six Feet Under”). Il responsabile si scoprì essere un compagno di classe dei beat che ebbe una storia d’amore con Ginsberg, tale Lucien Carr (Dane DeHaan), divenuto poi giornalista, per il quale Kammerer ebbe un’ossessione amorosa ai limiti di quello che oggi chiameremmo ‘stalking’.

Nonostante l’evidenza di colpevolezza – e inconfutabili prove di omertà da parte degli amici beat, il cui rapporto fu sconvolto per sempre – Carr scontò solo due anni di carcere in quanto l’omicidio fu derubricato a ‘delitto d’onore’ perché effettuato ai danni di un omosessuale per legittima difesa. La prima edizione del più celebre poema di Ginsberg, “L’urlo”, fu dedicata proprio a Carr, il cui nome sparisce in quelle successive, mentre il romanzo di Burroughs e Ginsberg che ricostruisce le varie fasi del delitto, intitolato “E gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche”, a cui Carr si oppose per tutta la vita, fu pubblicato solamente nel 2008, tre anni dopo la sua morte.

“Allen è solo alla disperata ricerca di qualcuno che lo liberi – spiega Radcliffe riguardo alla fiammeggiante storia d’amore tra Ginsberg e Carr -. È così pronto per questo all’inizio del film, quando conosce un ragazzo incredibilmente carismatico, Lucien Carr. Ad essere onesti, questa è la cosa che penso mi abbia attratto maggiormente, il fatto che è una storia sull’innamorarsi di qualcuno che è incredibilmente carismatico. Questo primo amore è in definitiva una cattiva influenza e finisce molto male. Penso che un po’ tutti abbiamo avuto questo tipo di relazione in varianti diverse… Certo, le persone ne parleranno come una storia d’amore gay, ma è fondamentalmente solo una storia d’amore”.

“L’aspetto gay, per me – continua Radcliffe – è una sorta d’accessorio, non che ce ne vergogniamo, s’intende. Sono semplicemente due giovani che si sono innamorati ed è questo quello che è successo. Io non so cosa possa renderlo diverso da qualsiasi altra storia d’amore tra due ragazzi. Lavorare con Dane è stato uno dei piaceri forti della mia carriera finora. Lui è un bravo ragazzo, con la testa sulle spalle, un gran lavoratore, e ama stare sul set. Abbiamo avuto un ottimo rapporto fuori dallo schermo, che spero si noti nel girato. Mi è piaciuto molto guardare e imparare da lui, soprattutto per quello che riguarda la sua mancanza di paura. Vederla in un altro giovane attore è stato molto stimolante. Dane è il tipo di persona che si desidera in trincea quando si recita, assolutamente. Mi vengono in mente molti uomini che mi piacerebbe baciare meno di Dane DeHaan!”.

Guarda una storia
d'amore Viennese.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...