DE SIMONE: UNA NUOVA SOCIETA’

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Nuove proposte di legge dalla deputata del Prc.

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Mente partono i primi Pride, e mentre il nuovo governo non si è ancora formato, già dalle prime sedute del nuovo Parlamento italiano, nascono le prime proposte concrete per dare maggiori diritti ai gay italiani.

Titti de Simone, prima deputata apertamente lesbica italiana, che siede tra i banchi di Rifondazione Comunista, ha presentato ieri un pacchetto di proposte di legge riguardanti il riconoscimento dei diritti dei gay e delle lesbiche. Ci spiega lei stessa i contenuti di questa proposta.

Cosa contiene questo pacchetto di proposte di legge?

Ho depositato insieme ad altri deputati di Rifondazione, e con l’appoggio di tutto il gruppo parlamentare, una proposta di legge sul riconoscimento delle unioni civili, che riprende i migliori elementi delle elaborazioni già proposte dal movimento nelle passate legislature. Siamo andati a modificare quegli impianti, introducendo degli elementi di novità: per esempio, sulla questione della convivenza, le passate proposte prevedevano due anni di comprovata convivenza, noi abbiamo deciso invece di alleggerire questo aspetto, portando a un anno la convivenza da comprovare, ma su questo siamo disposti anche ad un ragionamento migliorativo, così come abbiamo ritenuto importante estendere l’unione civile anche nei casi in cui una delle due parti sia cittadino straniero, e attribuire il diritto alla coppia omosessuale e eterosessuale unita civilmente di accedere all’adozione e alle tecniche di riproduzione assistita.

Si tratta, se non sbaglio, di un provvedimento che riguarda sia le coppie omosessuali, sia quelle eterosessuali.

Sì, esattamente. Ci tengo a sottolineare che noi pensiamo che questa battaglia, così come è stata l’impostazione del nostro movimento, sia una battaglia che riguarda complessivamente una ridefinizione delle regole di cittadinanza e quindi del sistema di tutele e garanzie, che comprende esistenze e scelte differenti, e che non riguarda solo le coppie omosessuali. Nel campo delle unioni civili, è importante sottolinearlo, in Italia c’è un vuoto legislativo che va riempito. E su questo è possibile costruire anche con le coppie eterosessuali una battaglia comune, che in questi anni non si è riuscito a fare.Il World Pride dell’anno scorso lo ha dimostrato ci sono battaglie forti con cui possiamo costruire un movimento ampio. Questo è il punto da cui partire, perché questa è la condizione che riguarda migliaia di cittadini, sia omosessuali, lesbiche o eterosessuali. Personalmente io credo che siccome non dobbiamo scimmiottare il matrimonio eterosessuale così tanto in crisi, ma dobbiamo metterci a pensare a modelli alternativi a quelli imposti e su cui ruota tutta la nostra società, come il matrimonio, dobbiamo cercare di inventare delle forme diverse, più leggere, ma che allo stesso tempo ci tutelino con pari dignità. Siamo realistici, quella delle unioni civili è una battaglia che possiamo vincere creando una mobilitazione vasta. Partiamo da questo ragionamento, poi qualsiasi elemento aggiuntivo si potrà discutere con il tempo.

Che diritti assicura questa proposta alle coppie gay che vorranno usufruirne?

Sono i diritti su cui il movimento si è battuto in questi anni: cioè la creazione di un istituto giuridico aggiuntivo rispetto a quello del matrimonio, che possa tutelare le migliaia di situazioni di convivenza, tra eterosessuali o omosessuali, presenti del nostro paese, per quanto riguarda garanzie come la reversibilità della pensione, l’accesso ad alcune graduatorie per l’acquisizione delle case, le questioni sanitarie, la possibilità di assistere il/la partner in ospedale, l’accesso all’adozione e all’inseminazione artificiale, e tutti gli altri aspetti che in questi anni noi, come movimento abbiamo richiesto.

Parliamo anche delle altre proposte di legge che sono contenute nel pacchetto?

C’è una proposta di legge che riguarda la modifica dell’articolo 3 della Costituzione, quindi una proposta di legge costituzionale, per inserire tra gli elementi per cui è vietato fare discriminazioni l’orientamento sessuale. Poi c’è la legge che riguarda l’allargamento della legge Mancino sulla discriminazione, quindi anche in quel caso si tratta di inserire il divieto di discriminazione per orientamento sessuale. Come quarta proposta del pacchetto, c’è l’insieme di norme anti-discriminatorie che erano già state presentate nella precedente legislatura, e in particolare io ho lavorato, in collaborazione con un gruppo di giuristi tra cui Giuliano Pisapia, apportando alcune migliorie alla precedente proposta della Salvato, che riguardano le discriminazioni nel mondo del lavoro, l’educazione al rispetto delle diversità nella scuola, la questione della riservatezza.

Come prevedi sarà il cammino per l’approvazione di questo pacchetto?

Ho deciso, insieme ovviamente al gruppo del PRC di presentare queste leggi come primo atto della legislatura, e soprattutto in questo mese dei Pride, come atto politico. Come partito ci siamo presi questi impegni in campagna elettorale e li abbiamo mantenuti. A mio avviso le possibilità di approvazione di leggi che riguardano i diritti delle persone omosessuali saranno molto esigue, perché in Parlamento ci troviamo con una maggioranza conservatrice, oltretutto per certi versi condizionata da elementi di maggiore regressione. Tentare degli approcci trasversali con i partiti di destra non servirà, il Vaticano è pienamente rappresentato dentro questo parlamento. E poi fra noi e la destra c’è proprio un progetto di società diverso: cosa abbiamo in comune con Buttiglione, Casini, Previti, Fini. Cercare di strappare qualche consenso in quelle file rischia di legittimare politicamente ancora di più questa maggioranza, che non è in grado politicamente di poter recepire, ma non lo è culturalmente, perché è l’espressione di un progetto di conservazione dispirato dalle forze più regressive del paese. E si è visto con gli attacchi di questi giorni alla 194. Noi dovremmo riuscire, a partire da questi temi, a rimetterli al centro dell’elaborazione politica e culturale della sinistra, perché se noi vogliamo tra cinque anni battere le destre, io penso che sia compito della sinistra ripartire da qui, cioè dai bisogni e dall’autodeterminazione delle persone. Rifondazione, siccome da sempre è consapevole di questo, riparte da qui, cioè rimette al centro del suo lavoro parlamentare e politico le questioni sociali, e quindi anche i diritti di gay e lesbiche. Nella sinistra dovremmo aprire un dibattito per capire chiaramente chi è d’accordo, e chi non lo è, dopo l’esperienza fallimentare del centrosinistra. Personalmente penso che in questi cinque anni potremmo ragionare anche su una proposta di legge di iniziativa popolare sul riconoscimento delle coppie di fatto, cioè riuscire a inserire anche questo elemento in un progetto politico e culturale alternativo alle destre, che noi come sinistra alternativa porteremo avanti fuori e dentro il parlamento, aperto a tutte le esperienze e soggettività che vorranno contribuire con noi, con la rete di movimenti e associazioni ad aprire una nuova stagione di diritti in questo paese.

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