Deomofobina, a Torino il ‘farmaco’ per guarire dall’omofobia

«Principio attivo contro gli stati di disinformazione acuta, i disturbi legati al pregiudizio, all’omofobia e alle discriminazioni basate sull’identità sessuale». E’ la Deomofobina.

Un ‘farmaco’ per guarire dall’omofobia è ufficialmente arrivato nelle farmacie di Torino.

Deomofobina – Pillole di conoscenza” il nome del curioso ‘medicinale’, patrocinato dal Coordinamento Torino Pride, dal Comune di Torino e dalla Regione. All’interno della scatola nessuna pillola colorata bensì un bugiardino pensato e realizzato dalla psicoterapeuta Margherita Graglia nell’ambito di un progetto di Geco, l’associazione di genitori e figli contro l’omotransfobia.

«Si parte da concetti base come il sesso o l’orientamento sessuale, per poi passare a concetti a cui qualcuno forse non ha mai pensato, come l’identità o l’espressione di genere. Siccome il principio attivo della Deomofobina è la conoscenza, abbiamo pensato di concludere ogni sezione con una o più domande, perché solo in questo modo – e attraverso il confronto – si possono scoprire veramente le cose che non si conoscono».

«Principio attivo contro gli stati di disinformazione acuta, i disturbi legati al pregiudizio, all’omofobia e alle discriminazioni basate sull’identità sessuale». Questo si legge sulla scatola della Deomofobina, che ha ovviamente scatenato i catto-estremisti. Da Tempi parlano di ‘propaganda gay‘ e da ProVita di ‘manipolazione delle coscienze, dominazione del pensiero, imposizione di un regime totaliatario ideologico‘, se non fosse che la felice iniziativa non faccia altro che informare il cittadino qualunque attraverso «concetti base come il sesso o l’orientamento sessuale, per poi passare a concetti a cui qualcuno forse non ha mai pensato, come l’identità o l’espressione di genere».

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I torinesi potranno avere la loro confezione di Deomofobina recandosi oggi e domani nelle farmacie n.25 e n.8, come riportato da LaStampa, con i volontari e i farmacisti chiamati a “spiegare che l’unico effetto collaterale di questa “medicina” è lo sviluppo di una maggiore empatia verso gli altri. Un effetto, questo, tutt’altro che indesiderato“. Si lavora ora ad una seconda edizione, con annesso blister di “pillole” colorate. Perché l’omosessualità non è una malattia, a differenza dell’omofobia.