Destra USA contro Ashcroft: "Sostiene i gay"

I conservatori religiosi, principali sostenitori nelle elezioni, di Bush e Ashcroft, sono infuriati con il leader conservatore che ha permesso che si celebrasse un Gay Pride al ministero.

WASHINGTON – Alle critiche dei liberal, abortisti, anti-pena di morte, attivisti dei diritti civili e degli omosessuali, John Ashcroft ha fatto il callo. Ma è un vero schiaffo per l’ultraconservatore segretario alla Giustizia, cui George Bush ha affidato il fronte interno della lotta al terrorismo, l’attacco che arriva dalla sua "base", la destra cristiana, che non ha digerito il "Gay pride" che, due giorni fa, è stato celebrato, seguendo la tradizione introdotta dall’amministrazione Clinton, al dipartimento di Giustizia. Con tanto di saluto del vice ‘attorney general’ Larry Thompson.

"Io ho una domanda: perchè Ashcroft, un cristiano militante, ha usato la sua carica pubblica per celebrare il peccato? Il fatto che sta combattendo il terrorismo – ha tuonato Robert Knight, direttore dell’istituto per la Cultura e la Famiglia – non gli permette di celebrare nel suo dipartimento un comportamento immorale, contrario ai principi della salute ed illegale in quasi 20 stati". E poi la pesante accusa di ingratitudine politica verso la base religiosa che ha difeso Ashcroft durante la guerra che gli fecero i democratici quando fu confermato al Senato: "dopo tutta la fatica che abbiamo fatto per difenderlo dalle accuse dei liberal, è questa la ricompensa?".

Una lite di famiglia in piena regola che, a pochi mesi dalle elezioni di mid-term in cui, in molti stati, il voto della destra religiosa sarà cruciale per il successo dei candidati repubblicani, potrebbe creare qualche preoccupazione a Washington. "L’avvallo di una cerimonia omosessuale da parte di un’amministrazione sulla carta pro famiglia non farà altro che creare tensioni e tremori su una delicata linea politica" ammonisce Sandy Rios,, presidente dell’associazione della "concerned women of America", le donne preoccupate d’America.

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E poi la minaccia elettorale vera e propria: "se l’amministrazione Bush non riesce a tutelare i più basilari valori della famiglia, rischia di perdere il ruolo di leader per quelli che in passato sono stati i suoi più leali sostenitori". Un’inaspettata, quanto involontaria, difesa di Ashcroft è arrivata dai dipendenti gay del dipartimento che hanno rincuorato i "preoccupati cristiani", sottolineando che nel suo discorso di saluto Thompson non ha fatto alcun riferimento ai diritti e alle discriminazioni dei gay. "Avrebbe potuto fare lo stesso discorso ad un gruppo di turisti" ha commentato Mark Hegedus, del comitato dei dipendenti gay del dipartimento che aveva ripiegato su vice segretario dopo il "no" di Ashcroft a partecipare all’evento.

Non è la prima volta che la politica verso i gay crea tensioni fra la destra religiosa e l’amministrazione di George Bush che, vale la pena ricordare, è stato il primo candidato presidente repubblicano ad invitare il gruppo dei repubblicani gay ad intervenire alla convention della sua incoronazione. Ed, arrivato alla Casa Bianca, ha nominato un gay dichiarato ambasciatore in Romania.

Solo timide aperture, certamente, in confronto agli otto anni di Clinton che esordì cercando, senza riuscirvi, di aprire le porte dell’esercito ai gay dichiarati e poi portò la celebrazione del gay pride in tutti i palazzi di Washington compresa la Cia. Ma sufficienti a far infuriare i conservatori che accusano Bush di tradire le promesse elettorali sulla difesa della famiglia. "In campagna elettorale Bush ha promesso di rilanciare la lotta alla pornografia – dicono – per questo ci siamo mobilitati per Ashcroft. Ma in un anno e mezzo non si è vista neanche un’azione contro i pornografi".