DiCo: verso la fine discussione in Commissione Giustizia

Per il senatore D’Onofrio (Udc) occorre superare la pretesa di chi vorrebbe far passare per naturale l’omosessualità. Romano Prodi: il Parlamento porti avanti con sintesi questo capitolo.

ROMA – La discussione in Commissione Giustizia del Senato dei vari progetti di legge riguardanti il riconoscimento delle coppie di fatto sia etero che omosessuali si dovrebbe concludere la prossima settimana, nella riunione programmata per l’8 maggio. Il relatore e presidente della Commissione stessa Cesare Salvi annuncerà in quell’occasione come intende proseguire i lavori, ovvero se adottare come testo base uno di quelli già presentati, tra cui il ddl del governo sui DiCo, oppure se nominare un comitato ristretto per la stesura di un nuovo testo che contenga elementi delle varie proposte. Nell’ultima seduta sono intervenuti i senatori Franco Turigliatto e Francesco D’Onofrio. Quest’ultimo, in una nota, afferma che “per quel che concerne gli omosessuali è indispensabile superare sia la finzione di chi non vuol riconoscere le numerosissime discriminazioni in atto fondate appunto sulla omosessualità, sia la pretesa di chi vorrebbe far passare per naturale proprio l’omosessualità. È compito del legislatore quello di evitare le discriminazioni individuali, e quindi di riconoscere i diritti anche degli omosessuali purché non derivanti strettamente dalla famiglia naturale fondata sul matrimonio.”

Oggi, parlando a Roma in occasione del lancio dell’Anno Europeo delle Pari Opportunità, Romano Prodi ha detto che su questo tema «il Governo ha fatto con serenità la sua parte» e che ora è il Parlamento che «ha la responsabilità di portare avanti, in sintesi, questo capitolo.» Il presidente del consiglio, riferendosi ai DiCo, ha aggiunto che ad una «lettura attenta della proposta, questa è tale che non toglie a nessuno diritti e requisiti della famiglia.» Per la ministro dei Diritti e Pari opportunità Barbara Pollastrini ha «siamo un Paese dove una proposta, del tutto migliorabile, come è ovvio, ma comunque saggia come i DiCo, una proposta che nulla leva alla famiglia né equipara al matrimonio, può essere usata per suscitare scandalo e dividere», denunciando poi «il conservatorismo trasversale» ancora oggi presente in Italia, riguardante anche il ruolo delle donne.

Intanto l’Udeur, il partito guidato dal ministro Clemente Mastella, ha dato la propria adesione al Family Day, la mobilitazione anti-Dico fortemente appoggiata e sostenuta dal mondo ecclesiastico e che, come ha scritto Giacomo Galeazzi su La Stampa, dovrebbe “celebrare il funerale dei Dico”. In quell’articolo il quotidiano riporta un gran numero di commenti di esponenti del clero, che già raccontano di come “il Family Day segnerà il trionfo della famiglia sui suoi nemici” (si noti l’uso del vocabolo ‘nemici’ per alludere a chi appartiene alla minoranza glbt che lotta per i pari diritti civili). Per il cardinale Ersilio Tonini «dalla cattolica Italia riparte la rivincita del valore sacrale della famiglia a livello europeo. L’affossamento ‘de facto’ dei Dico è un esempio di tutela familiare per l’Unione Europea. L’Italia diventa il punto di riferimento di tutti i cristiani che ora non si sentiranno più soli in Europa a lottare per la famiglia».

E per gli omosessuali? Sacrifici trascurabili, si deduce dal tutto, pur di difendere “la sacralità della famiglia” tradizionale e rigorosamente eterosessuale. (Roberto Taddeucci)