Dieci “miti” antigay che non vorremmo portare nel nuovo anno

Essere gay è una scelta. I gay molestano i bambini. I gay vivono meno degli etero. Sono molti gli stereotipi sui gay che attraversano la nostra società. Eccone dieci da lasciare con l’anno vecchio

Tra le argomentazioni sostenute da coloro che, in Italia come all’estero, si propongono come protettori dei valori della tradizione e difensori della famiglia vi sono spesso dei veri e propri miti che vengono utilizzati per cercare di negare uguali diritti alle persone omosessuali, sia come singoli che come coppie. Ecco i 10 più comuni miti diffusi dalla propaganda anti-gay e quella che invece è la realtà dei fatti.

Mito n.1 – Gli omosessuali sono più propensi a molestare i bambini A parte l’ignoranza o la disonestà intellettuale di coloro che confondono l’omosessualità con la pedofilia gran parte delle argomentazioni di chi sostiene questa tesi sono derivazioni o rimasticamenti del pensiero di Paul Cameron, psicologo americano fondatore del Family Research Institute, associazione tra le più attive nel contrastare l’accesso al matrimonio per le coppie gay. Cameron (ridicolizzato da Sacha Baron Cohen nel suo film “Brüno”) nel 1983 fu espulso dall’American Psychological Association e la posizione ufficiale dell’A.P.A. su questo è che “gli omosessuali non sono più propensi a molestare bambini di quanto lo siano gli eterosessuali”. Un’altra tattica piuttosto comune degli attivisti anti-gay consiste nel cercare di bollare come omosessuali quegli uomini che molestano bambini di sesso maschile, mentre chi si occupa seriamente del problema è ben consapevole del fatto che i criteri di definizione dei pedofili vanno inquadrati nell’ambito della psicopatologia sessuale e non hanno niente a che vedere con l’orientamento sessuale (etero o omosessuale).

Mito n.2 – Avere genitori dello stesso sesso è dannoso per i bambini Che il nucleo familiare tradizionale composto da papà e mamma sia il solo ed unico contesto nel quale poter far crescere bene i bambini è uno degli argomenti mantra di coloro che contrastano l’uguaglianza di diritti per le coppie dello stesso sesso. Tutto ciò che è al di fuori di questo schematico e intoccabile totem è automaticamente bollato come dannoso e malsano. In realtà, come sottolineato dall’American Academy of Pediatrics nel 2002 e nel 2009, “un crescente numero di studi scientifici dimostra che i bambini che sono stati allevati da uno o due genitori gay o lesbiche sono emotivamente, cognitivamente, socialmente e sessualmente equivalenti a coloro che sono cresciuti con genitori eterosessuali”. Studi dell’American Psychological Association hanno peraltro riscontrato che “le coppie dello stesso sesso sono estremamente simili alle coppie eterosessuali e che l’efficacia genitoriale e lo sviluppo, adattamento e benessere psicologico dei bambini non è correlato all’orientamento sessuale dei genitori”. Per la Child Welfare League of America “genitori che sono lesbiche, gay o bisessuali sono altrettanto adatti al crescere i bambini delle loro controparti eterosessuali.”

Mito n.3 – Si diventa omosessuali a causa di abusi sessuali subiti da piccoli o per un carente modello genitoriale C’è chi sostiene che un bambino sottoposto ad abusi sessuali da parte di un pedofilo diventi omosessuale. Joseph Nicolosi, il gran santone delle cosiddette “terapie riparative” (di cui si parla più avanti al mito n. 10), ha detto lo scorso anno che “se si traumatizza un bambino in un certo modo si creerà una condizione omosessuale”. In mancanza di un abuso pedofilo vi è comunque un genitore da incolpare per l’omosessualità dei figli. “L’omosessualità – afferma sempre Nicolosi – è sintomo di un problema emotivo e rappresenta bisogni emotivi insoddisfatti dall’infanzia, specialmente nella relazione con il genitore dello stesso sesso.” In realtà nel 2000 l’American Psychiatric Association ha chiarito invece che “nessuna specifica dinamica psicosociale o familiare è stata identificata come causa dell’omosessualità, storie di abusi sessuali infantili compresi.”

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Mito n.4 – Gli omosessuali vivono meno a lungo degli eterosessuali Questa vera e propria leggenda metropolitana è stata messa in giro dal già citato Paul Cameron, sempre lui, che verso la metà degli anni ’90 pubblicò un articolo nel quale affermava che i suoi studi avrebbero dimostrato che l’età media di morte di uomini gay americani era a 43 anni mentre i loro compatrioti etero campavano in media sino a 73. Inoltre secondo Cameron le donne lesbiche erano ben 487 volte più a rischio di morire assassinate, suicide o in incidenti delle donne etero. Queste statistiche fasulle furono persino utilizzate in tv da uno dei responsabili dell’amministrazione Reagan in materia di educazione. Ma questi dati Cameron e i suoi collaboratori li avevano ottenuti dagli annunci mortuari apparsi sulle riviste gay e non erano minimamente rappresentativi della popolazione gay nel suo complesso. Un esperto demografico del conservatore American Enterprise Insitute ha definito la metodologia usata da Cameron “semplicemente ridicola”.

Mito n.5 – Il partito Nazista era pieno di gay, che orchestrarono l’Olocausto. In un libro dal sublime titolo kitch  “La svastica rosa” il duo S. Lively & K. Abrams mirava a puntare il dito contro i gay, affermando che erano alquanto ricercati da Hitler in persona per via della loro “insolita brutalità“, caratteristica fondamentale per tenere il controllo del partito nazista e programmare l’Olocausto. Nella prefazione i due autori affermano che “gli omosessuali sono i veri ideatori del Nazismo e forza motrice dietro a molte atrocità naziste”. Il contenuto di questo libro è stato utilizzato da molte associazioni e gruppi anti-gay, come ad esempio la American Family Association, e recentemente da leader religiosi ultraconservatori nell’Europa dell’Est. La bassa propaganda pseudostorica elargita a piene mani da questo libro è stata facilmente smontata dagli storici e dal mondo accademico, dal momento che i due autori non hanno in realtà condotto alcuna ricerca indipendente ma hanno semplicemente utilizzato frasi e concetti decontestualizzandoli completamente e ignorando quelle informazioni delle loro stesse fonti che contrastavano con la tesi anti-gay che a loro interessava diffondere. È certamente possibile che alcuni esponenti nazisti fossero omosessuali, e c’è chi ritiene che persino lo stesso Hitler fosse un omosessuale represso e frustrato, tuttavia la realtà della storia racconta che il Nazismo fece dell’omosessualità una di quelle “degenerazioni” che bisognava sradicare dal mondo. Nella Germania nazista del 1942 l’omosessualità era punita con la pena capitale e gli storici stimano che tra i cinquanta e i centomila omosessuali furono arrestati e inviati a morire nei campi di concentramento.

Mito n.6 – Introdurre leggi contro l’istigazione all’odio porterebbe all’arresto di religiosi che criticano l’omosessualità e sarebbe un passo per legalizzare successivamente pratiche quali la bestialità e la necrofilia. Le “hate crime legislation” adottate da diversi Paesi sono quelle leggi che introducono sanzioni contro coloro che istigano odio contro le persone omosessuali e transgender, creando le premesse per atti violenti nei loro confronti. Negli Stati Uniti durante il dibattito che ha poi portato nel 2009 alla firma da parte del presidente Obama del Matthew Shepard Hate Crimes Prevention Act esponenti religiosi e opinionisti dell’ultra destra conservatrice affermavano che una normativa del genere avrebbe fatto finire in prigione esponenti religiosi in quanto “criminalizza i discorsi contro i piani dei gay”. Visto che negli stessi sermoni si condannano anche pratiche sessuali quali la bestialità e la necrofilia non ci vuole molto a collegare le due cose: leggi come queste nasconderebbero l’intento di legalizzare tutte le peggiori parafilie esistenti, come pedofilia, bestialità, necrofilia e quant’altro. L’intento allarmistico di questo ragionamento si basa sulla confusione tra l’orientamento sessuale e le svariate parafilie, comunemente dette perversioni. La differenza fondamentale tra le due categorie è evidente: il primo (etero o omosessuale che sia) si riferisce ad attrazione sessuale tra adulti consenzienti mentre nel secondo caso ci si riferisce ad atti sessuali che coinvolgono oggetti, animali o minori evidentemente non consenzienti. Per quanto riguarda il diritto ad esprimere commenti, anche negativi, sugli stili di vita altrui il tutto rientra nelle libertà d’opinione sancite e protette da tutte le democrazie e che nessuno evidentemente vuole intaccare.

Mito. N.7 – La presenza di soldati dichiaratamente omosessuali danneggia le forze armate. Coloro che si oppongono alla presenza di persone LGBT nelle forze armate sostengono che la loro presenza sarebbe fonte di distrazione per gli altri e ciò potrebbe compromettere la prontezza al combattimento necessaria in certe circostanze. In sottofondo giocano un ruolo anche altri stereotipi, ad esempio che i gay sarebbero tutti delle mammolette paurose, dunque inadatti a missioni militari pericolose, oppure passerebbero il tempo a correre dietro ai loro commilitoni sotto le docce mettendone evidentemente a repentaglio…l’integrità fisica (e morale). Nella realtà vi sono almeno 25 nazioni che consentono ai gay dichiarati di far parte delle forze armate (tra questi il Regno Unito, Canada, Israele, Australia) e non risulta che abbiano avuto problemi particolari. Il dibattito è stato negli ultimi anni infuocato soprattutto negli Stati Uniti e si è risolto solo alcuni giorni fa, quando il Presidente Obama ha firmato la legge che abroga defintivamente l’ipcocrita norma del “Don’t Ask Don’t Tell”.

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Mito n.8 – Gli omosessuali sono più esposti a malattie mentali e più inclini a diventare drogati o alcolizzati Il punto di partenza è ovviamente che in passato l’omosessualità era considerata una malattia mentale. Oggigiorno tutte le principali associazioni mondiali di psichiatri e psicologi sono concordi nel sostenere che l’omosessualità non è né una malattia né un disordine mentale ma, tanto per citare l’Organizzazione Mondiale della Sanità, “una variante naturale del comportamento umano”. Il mito in questo caso non riguarda tanto l’esistenza di queste problematiche, che sono reali, quanto alla loro causa. Se c’è una maggiore incidenza di ansie e depressione nella popolazione LGBT, e un maggiore ricorso a droghe o alcol, ciò non è dovuto all’orientamento sessuale dei soggetti ma allo stress derivante dal vivere in un ambiente spesso ostile, diffidente e discriminatorio nei confronti della minoranza LGBT.  

Mito n.9 – Omosessuali non si nasce, si diventa Chi si oppone alla piena uguaglianza delle persone omosessuali lo fa sostenendo che le “scelte” individuali sono comportamenti che possono anche essere rispettati ma che certamente non possono essere fonte di diritti civili, dunque non si dovrebbero fare paralleli con il movimento per i pari diritti delle persone di colore e di altre minoranze. La verità è che l’orientamento sessuale (sia etero che omosessuale) non si sceglie – esattamente come il colore della pelle o l’essere destri o mancini – e che l’omosessualità non è una semplice “pratica sessuale” ma un aspetto fondamentale dell’identita di molte persone. Sebbene a tuttoggi non vi siano certezze sulle cause dell’omosessualità un numero crescente di studiosi è concorde nel ritenere che essa sia il risultato di una combinazione di fattori genetici e ambientali, dove per ambiente si intende anche il ventre materno nel quale si sviluppa il bambino. Sebbene appaia ormai quasi certo che non esiste il singolo “gene gay” come causa dell’omosessualità secondo uno dei più recenti studi su gemelli condotto in Svezia nel 2008 “il comportamento omosessuale è per la maggior parte basato su molteplici fattori genetici e ambientali”.

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Mito n.10 – Gli omosessuali possono decidere di smettere di esserlo Il concetto di omosessualità come “scelta” implica che si possa uscirne e tornare sulla retta via della sana e naturale eterosessualità. Alcuni movimenti immancabilmente con qualche aggancio confessionale o riferimento religioso espongono un certo numero di persone che dichiarano di essere usciti dal buio “tunnel” dell’omosessualità. Sono i cosiddetti ‘ex-gay’, che tra sforzi di purificazione morale e preghiere varie hanno finalmente raggiunto la dorata e santificata terra promessa dell’eterosessualità. Queste associazioni hanno da qualche tempo messo piede anche in Italia ma sono nate negli Stati Uniti, sebbene il loro approccio “curativo” (dunque patologizzante) dell’omosessualità sia stato più volte liquidato come anti-scientifico da tutte le principali associazioni professionali statunitensi di medici, psicologi, psichiatri e counsellor. Nel 2009 l’American Psychological Association dopo aver esaminato la tematica ha adottato una risoluzione (corredata da un approfondito rapporto di 138 pagine) nella quale ripudia le cosiddette “terapie riparative”. In Italia sia l’Ordine degli Psicologi Italiani sia vari ordini regionali hanno preso le distanze da tali pratiche. Secondo l’Ordine degli Psicologi della Lombardia ad esempio tali ‘terapie’, le teorie su cui si si basano, “e ogni teoria filosofica o religiosa che pretenda di definire l’omosessualità come intrinsecamente disordinata o patologica, non solo incentivano il pregiudizio antiomosessuale, ma screditano la professione dello psicologo e dello psicoterapeuta e delegittimano l’impegno per l’affermazione di una visione scientifica dell’omosessualità.”

 

Nota. La lista appena esposta è basata su documentazione fornita in parte dal Southern Poverty Law Center , organizzazione per i diritti civili fondata nel 1971 per gestire dal punto di vista legale casi di discriminazione negli Stati Uniti e che ha ottenuto importanti vittorie legali contro i gruppi sulla supremazia bianca e altre organizzazioni estremiste dedite alla diffusione di odio contro intere porzioni della popolazione per via delle loro caratteristiche.