Dilagano scritte gay a Pavia. Arcigay: “Il comune cancelli”

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Nomi, insulti, allusioni alle abitudini sessuali: suimuri di Pavia se ne leggono di tutti i colori. Gli attivisti di Arcigay chiedono all'amministrazione di cancellarle, ma i fondi sono...

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Il numero delle scritte omofobe sui muri di Pavia sta diventando talmente elevato che due soci di Arcigay, tra cui uno dei fondatori del circolo Giuseppe Polizzi, hanno chiesto l’intervento dell’amministrazione comunale. Se ne leggono di tutti i colori, spesso con tanto di nomi e cognomi delle persone a cui si riferiscono.

Da "La Luna è d’argento e chi legge è gay al 100%" a "Foscolo checche", riferito alla vicenda del liceo e dei due ragazzi che hanno denunciato gli insulti ricevuti tra i banchi di scuola.

«È assai frequente imbattersi in una o più scritte percorrendo anche distrattamente alcune strade del centro – scrivono i due esponenti di Arcigay in un comunicato -. Succede nelle vie della Rocchetta, Rusconi, Capsoni, Defendente Sacchi e Mentana. Ma non mancano scritte ingiuriose attorno alla struttura universitaria di San Tommaso, come alla scuola media “Casorati”».

«È facile leggere sui muri offese come “ricchione” e “checca” – si legge ancora nella nota – variamente accompagnate da formule che si riferiscono con scherno a precise abitudini sessuali». Quelle scritte vanno tolte e a farlo deve essere il comune. Per questo i due si sono rivolti direttamente a Palazzo Mezzabarba chiedendo «una campagna di rimozione dei murales, per combattere l’odio omofobo che dilaga nelle forme più disparate e impoverisce una comunità attenta nel proteggere minoranze e diversità».

Peccato, però, che dal comune facciano sapere che i fondi stanziati per il 2011 per ripulire i muri dai graffiti, che ammontano a centomila euro, non siano ancora disponibili, per questioni legate al famoso Patto di Stabilità. La cosa, naturalmente, aumenta la preoccupazione di Arcigay. «Alcune scritte sono esplicitamente omofobe e dunque da condannare – spiega Polizzi alla stampa locale –. Mentre nel sentire comune è visto come un semplice scherzo di fronte al quale ridere senza la minima considerazione di ciò che si è appena fatto. Chiediamo che il Comune si impegni anche quest’anno in una campagna di pulizia e rimozione dei murales, partendo dai più offensivi».

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