Albertazzi ha pagato una vita il suo no ai comunisti

Se n’è andato un gigante. Un radicale intellettuale libero etichettato come fascista dal cattocomunismo di regime

E così se n’è andato anche l’ultimo gigante. Giorgio Albertazzi ci ha lasciato. Saranno i critici teatrali e il suo pubblico a ricordarne le opere e le capacità come attore. Noi siamo qui a ricordare l’uomo Albertazzi. O meglio, a riflettere in occasione della sua dipartita su cosa sia il nostro paese. Quando è morto, molti sui social sono stati lapidari: “è morto un fascista”.

Albertazzi non ha mai negato di essersi arruolato da giovane con l’esercito di Salò. Aveva come compagno d’armi un tale Dario Fo. Eppure il nostro paese è stato molto differente con loro due. Ad Albertazzi stati dati 18 mesi per collaborazionismo subito dopo la guerra, per poi essere dichiarato innocente in appello solo nel 1989: 45 anni per togliere un marchio di infamia a qualcuno che, a differenza di altri, non aveva aderito al partito comunista subito dopo la guerra. La sua storia personale è un esempio di come in Italia si ragioni in base alla fede e mai in base alla razionalità. Con lui a Salò c’era il poi comunista Dario Fo, il poi socialista Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello e pure il grande Marco Ferreri. Ma anche Mastroianni, Walter Chiari, Enrico Maria Salerno, Luciano Salce e Enrico Ameri.
Ma a nessuno di loro rimase attaccata quella macchia. Anzi, la loro carriera decollò proprio grazie al loro rinnegare il passato. In particolare per Dario Fo che ricevette persino il premio Nobel (certamente meritato). Non aver scelto un partito rimase la più grande colpa di Albertazzi, che rinnegò l’appartenenza al Msi di Almirante, ma non si schierò né con la DC né con il PSI né con il PCI. Ebbe simpatie pannelliane e votò apertamente radicale, partecipando alle campagne su aborto e divorzio e poi, molti anni dopo per Welby. Il post comunista Veltroni celebrò anche uno dei suoi matrimoni, ma l’etichetta di fascista gli rimase cucita addosso come un’infamia. Che poi lo fosse, lo ha sempre negato. Ma era il giudizio di quell’antifascismo militante a renderlo definitivo.
Qualcuno disse che era omofobo. Be’, per uno che ha fatto innamorare Visconti arrivando, per quei tempi, al bacio dichiarato ai giornali, si tratta quantomeno di un’accusa difficile da sostenere, soprattutto considerando che uno dei suoi cavalli di battaglia era “Memorie di Adriano” dal celeberrino romanzo di Marguerite Yourcenar, non esattamente un testo omofobo. Che cosa pensasse dei gay, non lo sappiamo. Certo, se si pensa all’omofobia di un gay dichiarato come Paolo Poli che fino all’anno scorso si scagliava contro il riconoscimento dell’amore gay creando più pietà che imbarazzo, o a quella di un Renato Zero (eterosessuale dichiarato!) che parla della sacralità della famiglia tradizionale… bah, ha veramente importanza interpretare i silenzi di Albertazzi a riguardo?
Per me se n’è andato un attore di prim’ordine e un protagonista della storia culturale italiana. Ed anche una persona che ha pagato in prima persona un’etichetta che gli altri gli hanno cucito addosso. E noi froci dovremmo ben sapere come si vive con lo stigma della società cucito addosso.
Giorgio Lazzarini

6 commenti su “Albertazzi ha pagato una vita il suo no ai comunisti

  1. Sono molto “arrabbiato” per non usare un altro termine più efficace nel leggere questo articolo di Lazzarini. Come si permette di definire Paolo Poli un omofobo che si scagliava (addirittura) contro il riconoscimento dell’amore gay? In varie occasione Poli aveva detto che era contrario in generale a tutti i legami indipendentemente dalla sessualità. E’ ben diverso. Come si fa a criticare una persona che è stato uno dei primi omosessuali dichiarati nella storia d’Italia? In quasi tutti i suoi momenti pubblici non perdeva occasione di parlare della sua omosessualità; e lo ha sempre fatto in maniera oltre che positiva anche ironica. Se poi quando gli è stato chiesto cosa pensasse dei matrimoni gay ha dato risposte che qualcuno si aspettava diverse questo non vuol dire che debba essere tacciato di essere addirittura omofo. Ma stiamo scherzando? Forse basterebbe un pò più di intelligenza per capire l’enorme ironia che ha sempre contraddistinto questo grande attore e questo grande uomo. In una recente intervista disse che era contrario ai matrimoni gay perchè contrario al matrimonio in generale ma molto favorevole alle adozioni per le coppie omosessuali perchè due uomini avrebbero sicuramente cresciuto ed educato i figli meglio di tanti etero di sua conoscenza. Basterebbe questo per capire che tipo di persona è stato. Lui che ha fatto della sua omosessualità una bandiera di liberazione anche in tempi nei quali era ben difficile dichiararsi. Per noi adesso è tutto molto più semplice ma negli anni 50 era quasi impossibile trovare persone che dicessero chiaramente quello che erano. E lui l’ha sempre fatto.
    Di recente proprio voi di gay.it avete pubblicato un’intervista nella quale a domanda diretta se non fosse d’accordo con le persone che combattevano per il riconoscimento delle coppie omosessuali lui rispose “certo che no”. Basta questo per smentire la diffamazione di Lazzarini che peraltro si scaglia ingiustamente e in maniera ingiustificata contro una persona che non c’è più. Un grande attore ma soprattutto un grande uomo. Paolo Poli.
    Claudio.

  2. Non so chi abbia scritto l’articolo ma è una persona che si è permessa di gettare fango su una gran persona. Paolo Poli. Evidentemente non Sapendo proprio le cose come stanno. Come si fa a definire Poli omofobo? Ma stiamo scherzando. Uno dei primi gay famosi italiani a vivere apertamente la sua omosessualità dichiarandola in pratica in ogni occasione pubblica. Sull’argomento ha detto che era contrario a qualsiasi tipo di matrimonio. E comunque si esprimeva in maniera ironica anche su questo tema. In una delle sue ultime interviste da voi pubblicata disse chiaramente quando gli fu chiesto che non era assolutamente contrario a chi manifestava per il riconoscimento delle coppie omosessuali.
    Quindi mi viene da pensare che l’autore dell’articolo sia solo un detrattore di Paolo. Uno a cui piace infangare a priori un grande attore una gran persona. Un omosessuale che non ha mai nascosto la propria natura.
    Dichiarare che si scagliava contro i matrimoni omosessuali è una porcata bella e buona perché non corrisponde a verità.
    Vergogna
    Claudio Contaldi

  3. Paolo Poli ha fatto varie dichiarazioni in merito ai matrimoni tra gay. Alcune mi hanno veramente lasciato perplesso e direi anche sconcertato, dato che il non vedere di buon occhio la vita coniugale non è un buon motivo per esprimersi contro una battaglia di civiltà, rispetto e dignità quale è appunto quella della fine dell’esclusione dei gay dal matrimonio. Comunque la si pensi sulle nozze, dal momento che ci sono esse non devono essere vietate ai gay. Avere una posizione contraria su questo significa essere per la discriminazione antigay quindi dalla parte dell’omofobia; anche se non ce ne si rende conto. Ad ogni modo mi ricordo che a un certo punto in un’occasione, forse contraddicendosi rispetto a sue passate affermazioni, ha detto che anche se il matrimonio non gli piaceva non intendeva andare contro la libertà dei gay di sposarsi. Boh. Mi trovo piuttosto a disagio a parlare di persone defunte, e che in ogni caso hanno dato tanto all’umanità da vari punti di vista, comunque non trovo giusto criticare molto l’articolo su questo punto: Paolo Poli ha fatto svariate dichiarazioni interpretabili in quella maniera. Ripeto, la vita coniugale a uno può piacere o non piacere, per carità, ma se è dalla parte dei diritti e della dignità dei gay non può esprimersi contro la fine dell’esclusione delle coppie dello stesso sesso dal matrimonio. Non vedere di buon occhio la vita coniugale non è una ragione per stare dalla parte della discriminazione.

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