Direttore Censis: “No a codifica delle famiglie gay”

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Intervistato da Klaus Davi, Giuseppe de Rita si dice contrario ad una codifica delle nuove famiglie, incluse quelle gay: ne andrebbe provata la stabilità. Arcigay: "Ignora le sentenze...

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Un no al riconoscimento dei matrimoni gay arriva da Giuseppe de Rita, presidente del Censis, secondo cui andrebbe "verificato se è un tipo di realtà sociologicamente solida". Il numero uno del Censis, intervistato da Klaus Davi nella sua KlausCondicio spiega: "Io non codifico una cosa che tra 20 anni è del tutto cambiata. E’ come se oggi avessi fra le mani una codificazione della famiglia nucleare, così come negli anni ’60 e ’70 era una famiglia in crescita". Secondo De Rita le nuove famiglie sono in evoluzione e meritano attenzione, ma non codificazione: "Io ricordo, dieci anni fa, c’è stata una ricerca americana che aveva fatto il censimento della tipologia delle famiglie in America  – spiega – erano 62 tipologie a quel punto. La parola famiglia vuol dire poco. C’è la famiglia antica, la mia, con mia moglie e otto figli, e c’è la famiglia gay, composta da due persone delle stesso sesso; c’è la famiglia della pensionata sessantenne che vive con la mamma malata di Alzheimer. Non saranno 62, ma anche in Italia non andiamo lontano".

Secondo De Rita, si tratterebbe di capire "se è un tipo di realtà sociologicamente solida, che possa durare nel tempo: la fine del patriarcato, la famiglia nucleare urbana, urbano-industriale, negli anni ’60 è stata questa: avessimo codificato la famiglia in quel modo, oggi saremmo senza strumenti, neppure di conoscenza. Quindi certe cose vanno tenute in attenzione, specialmente per chi come me fa ricerca, senza però stringere su meccanismi decisionali. Allora siccome ci sono 62 tipi di famiglia, ci sono 62 diritti di famiglia; aspettiamo di vedere e vediamo…". Un’analisi condivisibile a tratti, ma snagliata e fuorviante nella percezione dei tempi, secondo Arcigay, quella proposta dal direttore del Censis.

"Le nuove famiglie e le convivenze sono già una realtà profondamente radicata nel tessuto sociale italiano – si legge in una nota di Arcigay -. E, dati alla mano, il Paese è ormai composto da famiglie tradizionali e da innumerevoli famiglie di conviventi, eterosessuali o omosessuali, con  o senza figli e altrettanti nuclei familiari monogenitoriali". "Vogliamo finalmente prendere serenamente atto che questa realtà necessita oggi, e non tra anni, di nuovi strumenti normativi? – aggiunge il presidente dell’associazione Paolo Patané – A de Rita probabilmente sfuggono le numerose sentenze italiane favorevoli a una regolamentazione dei diritti doveri delle coppie di conviventi e delle famiglie omosessuali, come quella della corte Costituzionale, la 138 del 2010, che  definisce le coppie di omosessuali e lesbiche portatrici degli stessi diritti delle coppie eterosessuali coniugate". "Le parole di De Rita – conclude Patané – confermano che uno dei grandi problemi dell’Italia è l’incapacità di coniugare le analisi al tempo presente".

Sulla questione interviene anche Franco Grillini, responsabile diritti civili e associazionismo dell’Italia dei Valori: "De Rita usa il termine famiglia anche per le coppie gay e questo va bene, perché anche i gay sono famiglia. Tuttavia dice che non si deve ‘codificare’, perché (le coppie conviventi, ndr) sarebbero in continua ‘evoluzione’ e quindi, par di capire, non stabili. Non so da dove De Rita ricavi questa impressione che per lo più fa parte del pregiudizio che è tutto tranne che scientifico". "Se De Rita avesse la pazienza di leggersi il bel libro di Colombo e Barbagli, ‘Omosessuali moderni’ – aggiunge Grillini -, dove ci sono dati reali, una ricerca scientifica durata un decennio su migliaia di questionari e interviste in profondita’, scoprirebbe che le coppie gay conviventi sono addirittura più stabili delle coppie etero. Allora – conclude Grillini – caro De Rita, facciamo inchieste e studi seri come fa l’Istat che per la prima volta ha censito le coppie gay e quelle conviventi e parliamo di diritti umani come quello del convivente che può essere sbattuto fuori di casa se il partner muore improvvisamente".

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