Diritti in Cammino, il documento LGBT a sostegno della candidatura di Matteo Renzi a Segretario Nazionale PD

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Adozioni, legge contro l'omofobia, stepchild, superamento dell'UNAR e diritti transgender. Il documento dei renziani per il mondo LGBT.

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Oggi 12, marzo, al Lingotto di Torino andrà in scena la terza ed ultima giornata della convention che ha aperto la campagna congressuale di Matteo Renzi. Una scalata al partito e alla sua segreteria nazionale che ha visto ieri andare in scena il mondo LGBT interno al PD, con tanto di documento su “diritti civili e libertà” presentato alla platea.

Siamo cittadine e cittadini, donne e uomini, lesbiche, gay, bisessuali, transessuali o semplicemente attente ed attenti alle tematiche dei diritti civili, che si riconoscono nella candidatura di Matteo Renzi a Segretario Nazionale del Partito Democratico per le Primarie 2017″.

Così esordiscono gli oltre 50 firmatari, tra i quali spiccano Anna Paola Concia, Alessio De Giorgi, Alessandro Zan e Ivan Scalfarotto, in prima linea nel sottolineare l’importanza dei diritti civili all’interno del dibattito politico nazionale.

Riteniamo che il Partito Democratico debba mantenere vivo al centro dell’agenda politica nazionale il tema dei Diritti, a partire dagli articoli 2 e 3 della Costituzione Italiana che affidano alla Repubblica il compito di “riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità” (art. 2) e di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” (art. 3). Riteniamo, inoltre, che tale impegno debba essere fondamento e guida del nostro impegno politico.
Occuparsi di Diritti Civili significa porsi un obiettivo di crescita per il nostro Paese in quanto implica spogliarsi di quei pregiudizi e stereotipi che etichettano ogni diversità culturale, religiosa, di genere, razza o di orientamento sessuale. Occuparsi di Diritti Civili, inoltre, lo ribadiamo con forza, è parte del processo di modernizzazione del Paese e cartina di tornasole della capacità di superare una politica che su questi temi a sinistra è spesso stata inconcludente, più tesa a battaglie di principio che ad ottenere risultati concreti nella vita delle persone‘.

Impossibile non ricordare le unioni civili, ottenute dopo mesi di trattative e con la rimozione della stepchild adoption, da recuperare il prima possibile.

La stagione dei Diritti si è aperta ufficialmente col Governo Renzi che in 1000 giorni ha prodotto prima fra tutti per importanza e per tempo di attesa la Legge n. 76/2016 sulle Unioni Civili: un traguardo storico dopo tante promesse a vuoto anche e soprattutto a sinistra, che colma una lacuna discriminatoria durata anni ed è un passo fondamentale per arrivare, come orizzonte condiviso in tutte le democrazie occidentali evolute, al Matrimonio egualitario. L’approccio utilizzato per concretizzare questo risultato va, crediamo, riproposto sulle battaglie che ci attendono: l’unico faro deve essere infatti il desiderio di rispondere con pragmatismo ai bisogni concreti delle persone, evitando però ogni ideologizzazione del tema che irrigidisce le posizioni e rende lontana o inefficace la soluzione dei problemi. Di battaglie di bandiera la storia della sinistra è piena ed occorre anche in questo settore saper andare oltre, come è stato per le unioni civili“.

E tante battaglie bisognerà ancora combattere. Punto per punto, partendo da una necessaria legge contro l’omofobia e dal superamento dell’Unar, nelle ultime settimane finito nella bufera dopo le polemiche innescate da Le Iene.

Primo obiettivo è, tuttavia, consolidare il risultato raggiunto attraverso efficaci politiche attive di contrasto ad ogni forma di discriminazione: proponiamo quindi, come raccomandato dalla UE, il superamento dell’Unar a favore di una Agenzia indipendente per i diritti e le libertà civili che possa monitorare, coordinare sui territori e dare impulso normativo alle riforme a sostegno delle pari opportunità, in alcuni casi, ancora da realizzare, secondo una prospettiva europea, innovativa e trasversale alle competenze di ministeri ed enti territoriali. E’ infatti necessario implementare attività di contrasto alle discriminazioni, specie nei confronti delle persone LGBT più giovani, ed anche sui luoghi di lavoro importando in Italia la cultura del “diversity management”, con politiche attive che vanno riformate grazie al coordinamento dell’Agenzia.
La normativa italiana contro l’odio va totalmente ripensata adeguandola alle sfide della contemporaneità. Da un lato va estesa a tutti gli ambiti di discriminazione e violenza potenziale, includendo quindi l’omofobia e la transfobia. Dall’altro va estesa alle nuove forme di odio che si sviluppano su internet. La libertà di essere se stessi e di vivere liberamente la propria identità sessuale e di genere è un principio fondante del Partito Democratico e della nostra Repubblica: non a caso, in Europa sono più di venti gli Stati che si sono dotati degli strumenti (vere e proprie leggi o tutele antidiscriminatorie) per punire la discriminazione dell’individuo su base sessuale”.

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