DIRITTI DI COPPIA? SOLO AGLI ETERO

Per la portavoce del Family Day Eugenia Roccella le altre coppie non interessano alla società perché ‘il modello’ famiglia è legato alla procreazione. E i gay? Sbagliano a cercare riconoscimenti.

ROMA – Eugenia Roccella (nella foto), giornalista e scrittrice, è la portavoce con Savino Pezzotta del prossimo Family Day. Il padre, Franco, è stato uno dei fondatori del Partito Radicale e lei è stata in passato attivamente impegnata nel movimento femminista. Dagli anni ’80 ha lasciato i Radicali e oggi, approdata a ben altre sponde, si dedica alla scrittura di libri come Dopo il femminismo (2001), Contro il cristianesimo. L’ONU e l’Unione Europea come nuova ideologia (2005) e La favola dell’aborto facile (2006) ed è collaboratrice dei quotidiani Il Foglio e Avvenire.

Signora Roccella, come ci si sente a fare da portavoce della più grande manifestazione contro i diritti degli omosessuali che sia mai stata organizzata in Italia? Non ritengo lo sia, altrimenti non l’avrei mai fatta. È una manifestazione per una maggioranza che, da molto tempo, è trattata come una minoranza. La natalità sta crollando e c’è in Italia un problema di sostegno alle donne e alla maternità. 

In che modo il dare riconoscimento alle coppie gay influisce su questo? In Francia, dove ci sono i PaCS, c’è la più alta natalità d’Europa. In Francia la natalità è quasi tutta degli immigrati e comunque anche in tutta l’Europa del Nord, dove la maternità è più alta, c’è il grande fenomeno delle mamme single, mentre la responsabilità genitoriali e i ruoli, l’educazione, dovrebbero essere suddivisi tra i genitori. Quello delle mamme single è un problema pesante mentre in Italia, dove c’è un problema di denatalità, la famiglia resiste e io penso che sia un bene.

Da noi però si dice che la famiglia è ‘minacciata’ e ‘sotto attacco’ e il messaggio che passa è quello che la minaccia è proprio il riconoscimento di certi diritti alle coppie gay e lesbiche. Non si possono tutelare entrambe le realtà? Secondo me non c’è contrapposizione. Il problema nasce dal fatto che il movimento omosessuale ha cambiato la sua politica. Io ritengo che il matrimonio sia un fatto unico, l’unione tra un uomo e una donna. La famiglia l’abbiamo vissuta tutti, tutti abbiamo detto "papà" e "mamma". Tutto il resto è vita di coppia, ma le coppie non interessano la società. Perché la società dovrebbe dare delle facilitazioni a due che si vogliono bene? La libertà personale a stare in coppia con chi vogliamo, la vita sessuale, sono fatti privati. Io non sono una statalista. Sono una liberale e ritengo sia importante non istituzionalizzare ogni cosa. La famiglia è invece un’istituzione perché al centro della famiglia c’è la continuità della specie umana. Ma non è che ogni desiderio del cuore deve diventare un diritto e non credo che la legittimazione culturale della diversità passi dall’istituzionalizzazione. 

I diritti e doveri che il matrimonio implica non sono affatto subordinati alla procreazione, per cui non si capisce per cui anche due persone dello stesso sesso non possano essere considerate, semplicemente, al pari di una coppia sposata di ultracinquantenni senza figli. Io credo che meno lo Stato entra nelle cose private e meglio è. La famiglia è un modello, se poi i figli non si fanno non tocca a me entrare nella testa e nel letto delle persone. Ma il modello è per forza di cose eterosessuale, è unico. Il movimento omosessuale oggi crede che ci si faccia accettare di più entrando nella norma. E comunque se vai a vedere anche nei paesi dove è consentito i matrimoni omosessuali sono pochissimi…

Teniamo presente che stiamo parlando in una minoranza della popolazione, e poi mica è un obbligo: come tra le coppie eterosessuali ci sono coppie gay e lesbiche che decidono di non farlo. Ma la comunità umana si crea a partire dalla generazione…

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Teniamo presente che stiamo parlando in una minoranza della popolazione, e poi mica è un obbligo: come tra le coppie eterosessuali ci sono coppie gay e lesbiche che decidono di non farlo. Ma la comunità umana si crea a partire dalla generazione e il modello base su cui si fonda la famiglia è solo uno. Non è una questione discriminatoria riguardante la dignità delle persone, ma il valore per la società è solo quello della famiglia.

Non è un valore per la società il fatto che due persone si assumano diritti e doveri reciproci? Lo si può fare a livello privato. Le coppie possono darsi garanzie a livello privato e, se vogliono, fare anche una bella festa per celebrare. 

Stando ai dati dell’Eurobarometro l’Italia è il paese di paese dov’è più alta la discriminazione basata sull’orientamento sessuale. Il manifesto del Familyday, Più Famiglia, è un vero e proprio inno all’eterosessualità procreativa. Sembra che chi non abbia avuto la ‘grazia divina’ di nascere eterosessuale non meriti da parte delle istituzioni assolutamente nessuna attenzione. No, c’è un accenno anche a chi vive altre condizioni. Sul modo in cui gli omosessuali sono considerati nella nostra società bisogna fare del lavoro, ma credo possa fare molto più un libro o un film. Bisogna dare pari dignità tutte le forme di diversità personale, sia quelle personali, fisiche, psicologiche, caratteriali. Vedo che anche a scuola non vengono accettate tutte le diversità, credo sia importante non categorizzare da questo punto di vista.

E cosa pensiamo di coloro che promuovono corsi di ‘riorientamento’ sessuale per gay, lesbiche e bisessuali? Se uno vuole passare da omosessuale a eterosessuale o viceversa vuol dire che ha dei disagi personali suoi, lasciamo ognuno libero di fare quello che vuole. Perché dobbiamo dei giudizi su fatti privati?

Questi ‘disagi’ di cui parla secondo lei sono causati dal proprio orientamento sessuale oppure dal fatto di come ancora oggi parte della società tratta chi non è eterosessuale, creando dei disagi? Su questo bisogna intervenire su un piano culturale, di battaglia ideologica. Comunque sono tutte cose che riguardano la sfera personale ed è anche difficile capirne le componenti: genetica, scelta, società, lasciamo che ognuno abbia la sua sfera di libertà personali in cui agire come meglio crede.

Family Day: ci sarà un 5% di famiglie in piazza nelle quali uno dei componenti, magari un figlio o una figlia, sono omosessuali. Che tipo di messaggio pensate di dare a queste famiglie e ai loro figli soprattutto? Di assoluto rispetto e accoglienza. 

Dicendo loro che lo Stato non ha nessuno interesse verso di loro, verso la loro vita anche affettiva e di relazione, pensate davvero che questo sia un messaggio di accoglienza? Ma io non voglio essere riconosciuta dallo Stato in tutto quello che faccio. Non è sano avere continuamente lo Stato tra i piedi, che ti dice quello che è giusto, quello che non lo è, quello che è ‘bene’, quello non lo è…

Ma è infatti quello che state promuovendo: se sei nel ‘giusto’, se la tua sessualità è quella ‘naturale’ eterosessuale allora riconosciamo i tuoi diritti di singolo e di coppia; se invece non rientri in questa categoria ‘eletta’ allora ecco che lo Stato ti dice che non va più bene, e pertanto niente riconoscimento, niente né diritti né doveri. Questo è un altro discorso. Il punto è l’unicità della generazione. Lo Stato riconosce le coppie sposate solo perché le famiglie si curano della continuità delle generazioni. 

Estendere anche alle coppie dello stesso sesso (successione, assistenza ospedaliera, eccetera) non toglierebbe niente alle coppie sposate. Le coppie dello stesso sesso possono tutelarsi, attraverso il diritto privato si può fare tutto.

Non è vero. Ad esempio le coppie gay e lesbiche, se non riconosciute dalle autorità del proprio stato, non possono emigrare e spostarsi insieme da un paese all’altro. La libertà di movimento e circolazione (articolo 13 della Dichiarazione Universale dei diritti umani dell’ONU), in Italia, è esclusivo privilegio delle coppie eterosessuali. Sono cose che andrebbero risolte a livello amministrativo, di diritto privato o anche di piccole modifiche legislative, per carità, ma senza ricorrere all’istituzionalizzazione, che in verità è voluta perché c’è l’idea che sia una forte legittimazione. Bisogna invece difendere la diversità non la normalizzazione. Qualunque diversità va rispettata. 

Siamo perfettamente d’accordo. A questo ovviamente vanno collegati pari diritti altrimenti si tratta di un’uguaglianza nominale ma non sostanziale… Ma no, è esattamente l’inverso, e comunque quello che voglio ribadire è che la mia posizione non ha nulla a che vedere con posizioni contro gli omosessuali. La mia idea, anche in relazione ai tanti recenti casi di bullismo, è che si costruisce una società dell’accoglienza quando si insegna che ogni persona va rispettata per quello che è, e che anche certe scelte rientrano in libertà personali, senza il bisogno di istituzionalizzare.