Diritti: in Toscana (e non solo) certi Pacs esistono già

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Per il Presidente del consiglio regionale Nencini forme di Pacs esistono già sia per la realtà toscana sia per quanto riguarda i componenti di Camera e Senato. A...

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FIRENZE – Durante la consueta conferenza stampa di fine anno i vertici istituzionali della Regione Toscana hanno avuto modo di trarre un bilancio dell’attività svolta dal Consiglio e dalla Giunta regionale nel 2006 e di affrontare anche altri argomenti di attualità. Erano presenti il presidente della Giunta regionale Claudio Martini (Ds), quello del Consiglio regionale Riccardo Nencini (SDI-Ulivo) e il vicepresidente Paolo Bartolozzi (Forza Italia). Il tema del riconoscimento delle Unioni di Fatto è emerso in riferimento alla recente predica natalizia del cardinale Ennio Antonelli, che ha naturalmente ripetuto l’opposizione della Chiesa all’equiparazione tra matrimonio e altre forme di convivenza che sono invece riconosciute nell’articolo 4 dello Statuto regionale della Toscana.
«Monsignor Antonelli rimane della sua opinione, io rimango della mia» ha detto Nencini (nella foto), spiegando semplicemente che «le unioni di fatto crescono per stato di necessità. Sono stati 21 mila i figli di queste coppie nati nel 2005. Abbiamo fatto in questo senso ancora poco.» Il Presidente del Consiglio regionale ha poi aggiunto che «forse non vi siete accorti che i Pacs in Toscana esistono già. I consiglieri regionali possono infatti decidere a chi destinare, in caso di morte, il loro vitalizio. Mi risulta che una norma del genere ci sia anche per il Parlamento italiano. Se si fanno battaglie di principio, allora si facciano fino in fondo e si chieda a presidenti di Camera e Senato di revocare quel provvedimento».
Su questo punto il vicepresidente Bartolozzi ha poi precisato, in una nota, che a suo avviso equiparare al matrimonio altre forme di convivenza sarebbe sbagliato sul piano umano, sociale e culturale: «Nessuna ipotesi di “società aperta” e tollerante – sostiene Bartolozzi – può confliggere con il matrimonio tra un uomo e una donna che sono chiamati naturalmente alla procreazione dei figli e alla loro educazione. Altre forme giuridiche che regolino la convivenza tra persone che scelgono liberamente di trascorrere la loro vita insieme possono essere accettabili solo se non mettono in discussione il ruolo centrale della famiglia così com’è configurata dalla nostra Carta Costituzionale.»
Ruolo che, per la verità, nessuno si sogna di mettere in discussione. Tant’è che, come già avvenuto in tante altre nazioni, un’eventuale riconoscimento giuridico di altre forme di unione, tra cui quelle omosessuali, non modificherebbe in nessun modo e a nessun livello ne’ i diritti ne’ lo status delle famiglie tradizionali. (Roberto Taddeucci)

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