DIRITTI SÌ, MA NON DI COPPIA

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Daniela Santanchè, coordinatrice nazionale del dipartimento Pari Libertà di Alleanza Nazionale: no alle discriminazioni, ma perché mai due gay dovrebbero voler contrattualizzare la loro unione?

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ROMA – Campagna elettorale infuocata. Il 9 Aprile si avvicina e Gay.it continua a proporvi interviste a candidati ed esponenti dei partiti di entrambi gli schieramenti, per offrire alla comunità LGBT italiana il punto di vista di coloro che si candidano a prendere decisioni e varare leggi che avranno effetti diretti sulla nostra vita. Dopo Alfonso Pecoraro Scanio dei Verdi è ora la volta di un rappresentante della Casa delle Libertà, Daniela Santanchè, deputata di Alleanza Nazionale. In passato esponenti illustri di questo partito si sono lanciati in affermazioni che hanno lasciato il segno nella memoria di molte persone. L’oggi Vice Presidente del Consiglio Gianfranco Fini durante la puntata del Maurizio Costanzo Show dell’8 aprile del 1998 disse: «Faccio un esempio: se lei mi chiede se un maestro omosessuale può fare il maestro, la mia risposta è “no”». In tempi assai più recenti (ottobre 2004) il ministro Mirko Tremaglia, volto storico prima dell’MSI poi di AN e oggi Ministro nel governo Berlusconi, su carta intestata dello Stato si è così elegantemente espresso: “Purtroppo Buttiglione ha perso. Povera Europa: i culattoni sono in maggioranza”.
Onorevole Santanchè, siamo alla vigilia di nuove elezioni. Come pensa che il suo partito possa venir percepito oggi dall’elettorato non eterosessuale italiano e con idee politiche di destra? In altre parole, perché un gay, una lesbica o un transessuale italiano dovrebbe dimenticare certe “sortite” a dir poco infelici e votare per il vostro partito?

Intanto guardi, quel tipo di linguaggio non lo userei mai né nei confronti dei gay né delle lesbiche. È un linguaggio che non mi appartiene. Le persone omosessuali dovrebbero votare AN perché noi stiamo portando avanti una politica nei confronti delle persone e dei diritti soggettivi, che vogliamo garantire a tutti, senza discriminazioni. Però con trasparenza. Io sono contraria ai Pacs o all’unione di fatto, ma non soltanto per le coppie omosessuali o lesbiche ma anche per quelle eterosessuali. Perché il problema non è tanto quello del riconoscimento dei diritti soggettivi, sui quali io potrei essere assolutamente d’accordo; mi oppongo però assolutamente all’adozione dei bambini da parte di omosessuali, perché i bambini hanno bisogno di un padre e di una madre, di ruoli che siano assolutamente certi. Bisogna avere grande rispetto e non ci devono essere discriminazioni, ma certo non si può neanche immaginare un mondo che cammina alla rovescia.
Faccio notare che nella proposta di legge dei Pacs, la più avanzata in Italia, non c’è nessuna equiparazione col matrimonio, né tanto meno si prevede la possibilità di adozione.
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Faccio notare che nella proposta di legge dei Pacs, la più avanzata in Italia, non c’è nessuna equiparazione col matrimonio, né tanto meno si prevede la possibilità di adozione.
Ripeto che se parliamo di diritti soggettivi che non leghiamo all’unione io sono favorevole, ma non devono essere legati al fatto di stare insieme. Dobbiamo parlare di diritti soggettivi, di ogni persona.
Secondo lei l’introduzione di una legislazione volta a regolamentare le unioni di fatto minerebbe, come dice qualcuno, o comunque “indebolirebbe” alla base l’istituto del matrimonio?
Io non seguo questo approccio. Io penso che in Italia ci sono già diverse opzioni. Chi è cattolico si sposa in chiesa e chi è laico si sposa in comune. Io sono in una coppia di fatto, non sono sposata, ho un figlio e vivo col papà di mio figlio da 12 anni. Sono quindi in una coppia assolutamente stabile ma che non vorrei essere riconosciuta come coppia di fatto, non vorrei un registro o una “schedatura” delle coppie di fatto. Se volessi mi sposerei. Chi si mette insieme e non vuole sposarsi lo fa su basi che non sono contrattualistiche. Per cui io non sono d’accordo e questo in generale, sia per gli omosessuali che per gli eterosessuali.

C’è una differenza di base: lei e il suo compagno avete liberamente scelto di non formalizzare la vostra unione ma se voleste potreste farlo, sposandovi. Ai gay e alle lesbiche non è concessa alcuna scelta, perché non solo non è consentito di contrarre matrimonio ma non è neanche previsto un istituto giuridico alternativo che potrebbe permettere loro di formalizzare la loro relazione così come avviene nella quasi totalità degli altri paesi europei.
Ma che ve ne importa? Ma perché dobbiamo far sì che esista una relazione? Occupiamoci dei diritti soggettivi. Mi chiedo come mai persone coraggiose come gli omosessuali e le lesbiche, liberi di fare scelte, poi debbano cercare l’ingerenza di uno Stato che debba certificare la loro unione. Per questo sono contraria, culturalmente, laicamente. Io non voglio l’ingerenza dello Stato e mi stupisco che voi la chiediate a tutti costi. Io ho tantissimi amici omosessuali e nessuno di loro sarebbe d’accordo sul matrimonio o sui Pacs. Si sono sempre considerati uomini liberi, venuti meno alle regole, e oggi francamente mi stupisce che chiediate delle regole. Concentriamoci sui diritti soggettivi, come si possono fare i contratti d’affitto, studiare l’eredità o il fatto delle assicurazioni… Ripeto, mi stupisco che persone come voi vogliano essere contrattualizzate a tutti i costi.
Rispetto le idee dei suoi amici che non sono interessati ai Pacs o alle Unioni Civili, ma non tutti i gay e le lesbiche italiane la pensano come loro. Libertà significa anche poter scegliere, non crede?
Ma potete scegliere, che problema c’è sull’affitto? Basta che vi mettiate d’accordo e facciate un contratto che sia intestato ad entrambe le persone. Sull’eredità in Italia c’è la legge sulla disponibile e ognuno lascia a chi più gli aggrada. Le possibilità ci sono già, bisogna solo migliorare i diritti soggettivi. Lo dico per voi, mi sembrate molto formalizzati e imborghesiti. A me questa “monetizzazione” dell’amore non piace ed è anche il motivo per il quale io non mi sono sposata.
In Italia se un gay o una lesbica hanno il proprio compagno/a ricoverato grave in ospedale non hanno alcuna garanzia riguardo al fatto di poterlo assistere e in caso di incapacità del degente di prendere decisioni riguardanti la sua salute queste spettano alla famiglia diciamo “d’origine” del paziente. Ritiene che questo sia giusto? Come pensa si potrebbero evitare tutte quelle situazioni che si manifestano con l’impossibilità per un omosessuale di poter fare cose che invece ai cittadini eterosessuali sono largamente garantite dalla legge?
Ma questo non c’entra con l’unione, il fidanzamento o il matrimonio, si tratta di diritti soggettivi. Basta mettere a posto la legislazione. Lavoriamo insieme su questo, si possono tutelare le persone in questo senso. Io sono d’accordo. Nel caso del malato ad esempio si potrebbe lasciare decidere a lui stesso, in base a un’autocertificazione su chi si deve prendere cura di lui.
Il 17 gennaio di quest’anno il Parlamento Europeo ha approvato a larga maggioranza una Risoluzione contro l’omofobia. Pensa che anche nel nostro paese ci dovrebbe essere una normativa specifica per contrastare questo tipo di atteggiamenti negativi verso quella certa minoranza della popolazione con diverso orientamento sessuale?
In quanto donna conosco bene la storia delle discriminazioni femminili che ancora oggi ci sono in molti paesi. Le discriminazioni non ci devono essere per nessuno, per cui sono assolutamente favorevole affinché si faccia una battaglia per la lotta alle discriminazioni, anche quelle basate sulle scelte sessuali.
Parla di scelte sessuali. Lei pensa che l’essere omosessuale sia una scelta?
Secondo me è una scelta, una scelta di ognuno…
Mi permetto di chiederle se lei ha “scelto” di essere eterosessuale.
No, non una scelta in questo senso, io non ho scelto di essere eterosessuale… non credo si possa parlare di decisione autonoma. Ognuno di noi nasce in un certo modo, di “scelta” sessuale, non di scelta volontaria. Voglio dire che, da donna, sono contro ogni discriminazione. La storia insegna e ancora oggi basta vedere le discriminazioni verso le donne esistenti nel mondo islamico. Non ci devono essere discriminazioni sessuali e mi auguro che, nel mio paese, nessuno venga discriminato.
In che modo ritiene che la politica e lo Stato possano aiutare quel 5% circa di famiglie italiane all’interno delle quali ci sono delle persone omosessuali?
Parlando da madre penso che per queste famiglie sia un percorso molto difficile e anche drammatico. Non bisogna avere delle proiezioni di se stessi sui figli e non bisogna neanche avere delle aspettative che siano uguali a noi. L’aiuto per queste famiglie potrebbe venire dal far loro capire che i figli non sono discriminati, il che mi sembrerebbe una cosa già molto importante. La discriminazione verso gli omosessuali e verso le lesbiche non deve esistere. Detto questo credo che la famiglia si debba necessariamente basare, come recita la nostra Costituzione, nell’unione di un uomo e una donna, perché questa è la famiglia. La famiglia è fatta anche per fare dei bambini, cosa che due uomini insieme o due donne insieme non hanno la possibilità di fare, per cui non possono essere una famiglia, neanche da un punto di vista “naturale”. Non posso pensare a due omosessuali che stanno insieme come ad una famiglia, posso pensare che siano due compagni di vita. La vostra battaglia sulla libertà e sui diritti è giusta, però non passate dalla ragione al torto volendo essere quello che non potrete mai essere. Questo non è possibile e mi stupisco davvero quando due gay vogliono essere considerati una famiglia. Non lo sono, sono una coppia.
In molte nazioni ormai alle coppie composte da persone dello stesso sesso è riservato un trattamento (nel campo di diritti, assistenza, previdenza, immigrazione, ecc.) paritario rispetto a quello delle famiglie tradizionali. Perché questo non può avvenire in Italia?
Ma poi perché vi interessa tanto voler essere considerati famiglia? Avete lottato sempre per non essere discriminati, per essere delle persone libere, trasgressive, non avendo paura delle vostre scelte e poi addirittura volete essere classificati come famiglia…la trovo una contraddizione in termini. E poi ci sono anche tante altre discriminazioni. Parliamo di quelli che sono ancora più deboli e che quindi hanno ancora più bisogno del nostro aiuto. Tra un bambino e un omosessuale io prima cercherei di togliere quelle sui bambini. Per cinque anni ho fatto una battaglia in Parlamento per l’equiparazione tra figli legittimi e figli naturali e non ho cavato un ragno dal buco.
In chiusura si sente di voler dire qualcosa in particolare ai nostri lettori?
Combattete per i vostri diritti soggettivi e abbandonate l’idea di famiglia e di unione. Lavoriamo per i diritti soggettivi, buttiamoci alle spalle matrimoni e unione e io sono in prima fila da questo momento perché non ci siano più discriminazioni nei vostri confronti. Ma non omologatevi, avete fatto grandi battaglie di libertà e adesso volete diventare come le coppie eterosessuali. È il più grande errore che potete commettere.
Il sito di Daniela Santanchè:
http://www.danielasantanche.com/politica.php

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