Diritti Umani: la Corte europea condanna la Polonia

La Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato le autorità polacche che nel 2005 avevano decretato la messa la bando del Gay Pride.

STRASBURGO – La Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato le autorità polacche per non avere autorizzato lo svolgimento della marcia del Gay Pride di Varsavia nel giugno 2005 e altre iniziative simili in altre città.

Una decisione a dir poco imbarazzante per l’attuale Presidente della Repubblica Lech Kaczynski che allora era il sindaco di Varsavia e che aveva respinto tutte le richieste degli organizzatori di poter effettuare non solo il Gay Pride ma anche altre manifestazioni di denuncia contro la discriminazione di minoranze e contro le donne. I divieti erano stati ufficialmente motivati con dei cavilli, del tipo non aver prodotto un piano di gestione del traffico, ma Kaczynski aveva anche affermato pubblicamente che «fare propaganda all’omosessualità non fa parte del diritto ad esercitare la libertà di riunione».

I giudici europei hanno invece deciso, all’unanimità, che siano state violate libertà fondamentali come quelle di assemblea e associazione, e chi vi sono state delle oggettive discriminazioni che sono in contrasto con i principi dell’Unione Europea, di cui la Polonia è diventata membro nel 2004. (Roberto Taddeucci)

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