Discriminazione antigay: CGIL critica governo

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Cgil: il decreto che recepisce la direttiva europea va cambiato.

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ROMA – Un documento ufficiale della Cgil nazionale è stato inoltrato alle commissioni Lavoro e Affari comunitari di Camera e Senato da Morena Piccinini, segretaria confederale Cgil, e da Maria Gigliola Toniollo, responsabile del settore “Nuovi diritti” della Cgil nazionale. Lo schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva 2000/78/CE viene definito dal punto di vista tecnico “piuttosto mediocre” e “in ogni modo non soddisfacente”: si sfruttano in chiave restrittiva tutte le zone d’ombra della direttiva, che viene anche violata palesemente in alcune sue disposizioni.
La valutazione politica è poi decisamente negativa: è palese l’opposizione del governo rispetto all’introduzione di norme per combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale e l’intenzione di frapporre ostacoli e distinguo, sino a giungere a un pericoloso, improprio e incivile accostamento dell’omosessualità alla pedofilia. Peraltro anche in questo caso appare evidente il tentativo del governo di limitare, se non erodere, la protezione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, tentativo che va evidentemente a inserirsi in un progetto politico più ampio in contrasto con le finalità della direttiva. Siamo quindi in presenza di un recepimento “minimalista”: non soltanto non si è colta l’occasione, introducendo una protezione più ampia o istituendo un organismo per la promozione della parità di trattamento, come avvenuto in altri paesi (tra cui il Belgio o il Regno Unito) ma, al contrario, ogni possibile eccezione al principio della parità di trattamento consentito dalla direttiva è stato introdotto e, in taluni casi, si è andati ben oltre il consentito.
“Riteniamo che l’impostazione del decreto potrà funzionare – affermano Piccinini e Toniollo – solo se saranno apportate delle modifiche sostanziali, dato che in questa situazione si rischia che i princìpi restino lettera morta e di rendere inefficaci degli strumenti di tutela che, se opportunamente modificati, potrebbero invece offrire una protezione efficace a lavoratori e lavoratrici. Crediamo che occorra aprire quanto prima un dibattito sugli strumenti da introdurre per andare anche oltre la direttiva, allo scopo di garantire piena efficacia alla disciplina in materia di parità di trattamento”.

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