Divino mistero (dei palinsesti)

Da Santoro i preti pedofili, da Vespa i misteri di Fatima: una Rai sempre più materna. Con una mano prende, con l’altra dà.

Andreotti era più legato alla Madonna di Lourdes che a quella di Fatima, adesso lo sappiamo. Grazie a Raiuno che, attraverso il suo giornalista più illustre e più incline alla commozione quando riceve telefonate dai papi, ha opportunamente addolcito le polemiche sul filmato della BBC con un’altra immagine della Casa di Dio: madonnari al lavoro in diretta (come antidoto a Vauro), giornalisti vaticanisti, eminenze varie e l’immancabile supertestimone della nostra storia repubblicana.

Così il primo canale della Tv di Stato ha offerto un’alternativa alle indagini di Annozero sulla pedofilia nella Chiesa, ricordando suor Lucia e l’ormai celebre terza profezia, probabilmente riferita all’attentato del 1981 a Wojtyla e rivelata al mondo nel 2000. Senza fretta.

La storia della carmelitana "tenace ed esuberante" e delle sue visioni della "madonnina di Fatima" (parole della familydaysta Paola Rivetta, che si è detta "completamente attraversata dal suo sguardo") viene alternata a puntuali riferimenti alla Congregazione per la dottrina della Fede e all’allora cardinale Ratzinger, a compensare le volte in cui questi sono stati nominati sull’altro canale.

Meravigliose coincidenze dei palinsesti, mistero divino che non lascia adito al sospetto che il Vaticano abbia fatto pressioni o che Vespa, di propria iniziativa, si sia sentito in dovere di risarcirlo per lo sgarro di Santoro.

Nel quale, in realtà, non si è consumato alcun genocidio: a parte una vignetta insuperabile su Rutelli (in calzoncini corti e berrettino per attirare l’attenzione di qualche ambiguo prelato), la lettera di Travaglio idealmente indirizzata a Indro Montanelli, la convinzione di un giovane cattolico che la Verità non potrà mai far danni alla Chiesa, le pretese dell’ateo Odifreddi che i reati che non riguardino la religione siano giudicati da tribunali comuni, la denuncia di un ragazzo violentato che attende da tre mesi di essere ricevuto dal vescovo di Palermo.

Ad ammutolire, semmai, sono stati i racconti di chi per anni è stata circuita e palpeggiata da un prete in Toscana, una (all’epoca) ragazzina costretta a rapporti orali completi perché, le veniva detto, era come prendere l’Eucaristia.

E poi l’insolita veste della Chiesa sul banco degli imputati e non sullo scranno del giudice, costretta pertanto a difendersi mescolando le carte nel miglior modo possibile. Male, come nel caso di un giornalista di Avvenire, che non ha saputo far altro che aggrapparsi a un passaggio (peraltro tagliato da Santoro) del documentario – in cui si poteva fraintendere che la paternità del documento del ’62 fosse dello stesso Ratzinger – deviando quindi da tutte le responsabilità attribuite all’attualmente santo Padre nel ventennio 1981-2001.

Un po’ meglio con il più insigne monsignor Fisichella, spedito in prima linea e autore di una strenua resistenza. Senza poter pontificare, come d’abitudine, su ciò che è bene e ciò che è male, ma costretto a commentare i fatti, ha accusato la BBC della mancanza di un contraddittorio, sentendosi rispondere da O’Gorman degli innumerevoli tentativi fatti senza ricevere risposta alcuna.

È stato poi abile a ricordare i meriti di molti preti buoni e ad attaccare i pochi cattivi: nella giusta misura, facendo sempre attenzione a non eccedere nel giustificazionismo. Non potendo permettersi i consueti anatemi contro gli oppositori, il sacerdote è ricorso all’antica virtù democristiana di confondere le acque.

Purtroppo per lui, di fronte non aveva un pavido giornalista nostrano ma un irlandese, oltretutto violentato da bambino e proprio da un prete. Gli anglosassoni, sosteneva proprio Montanelli, non si lasciano incantare, ma ribattono punto per punto. Hanno il dono di saper comunicare, ricorrendo a singoli aneddoti per trattare una tematica, senza per questo pretendere di averla esaurita. Ma quando qualcuno si attacca ai cavilli se ne accorgono. E lo costringono a tornare sui fatti.

L’importante non è che la Chiesa abbia vinto o perso, ma che il filmato, nonostante le pressioni (del centro Destra) fino all’ultimo, sia andato in onda. Pare sia costato 25mila euro per i diritti. Gianfranco Fini, politico che più di tutti pare ami sorprendere la gente, aveva giudicato l’acquisto del documentario da parte della Rai una spesa inutile a carico dei contribuenti. Molto più economici sicuramente sono stati i madonnari di Porta a Porta, cui, si sa, basta lanciare una moneta. E non meno emozionante di quelle storie torbide il momento in cui Vespa ha ricordato l’incontro tra Giovanni Paolo II e suor Lucia.

Prove tecniche di rimming.

di Flavio Mazzini